Ha vinto la “pasionaria” del popolo saharawi | Cristina Artoni
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Cristina Artoni   
Ha vinto la “pasionaria” del popolo saharawi | Cristina ArtoniLa vittoria di Aminatu Haidar costa cara tra le strade di El Ayun, principale città del Sahara Occidentale, regione sotto occupazione di Rabat. La polizia marocchina ha ordini precisi: soffocare le manifestazioni organizzate per festeggiare la lunga battaglia di quella che ormai viene riconosciuta in tutto il mondo come la “pasionaria” del popolo saharawi.
Il rimpatrio di Aminatu, dopo 32 giorni di sciopero della fame all’aeroporto di Lanzarote, ha segnato un successo nella lotta per l’autodeterminazione dei saharawi. E’ stato rotto il silenzio che era calato ormai da troppo tempo sulla condizione di un intero popolo. Ma per chi in Sahara Occidentale ci vive, i tempi restano duri. A El Ayun tutte le manifestazioni organizzate in piazza a favore di Aminatu sono state disperse con cariche della polizia marocchina. Si contano oltre una ventina di feriti, soprattutto donne e adolescenti. Ma la maggior parte dei feriti non si è recato in ospedale per timore di venir arrestato.
La leader saharawi è costretta nella sua casa di El Ayun, presidiata da agenti che impediscono ogni accesso. Aminatu, ancora molto debilitata da giorni di resistenza, è uscita per la strada per incontrare i giornalisti stranieri arrivati in città: “Chiedo al governo – ha dichiarato la Haidar – di condurmi in carcere e che smettano la loro stupida strategia nel tentativo di isolarmi”.
Aminatu, 42 anni, divorziata e madre di due figli, ha già un lungo percorso di lotta pacifica nel nome dell’autodeterminazione del suo popolo. E’ stata più volte arrestata dalla polizia marocchina e l’utima volta, nel 2005 è stata detenuta per sette mesi nella “prigione nera” di El Ayun, dove ha subito torture nel corso degli interrogatori.
Caduta in una trappola, l’attivista saharawi è riuscita a mettere in crisi le relazioni tra il governo Zapatero e la monarchia marocchina. Deportata a Lanzarote il 14 novembre, la Haidar il giorno prima era atterrata a El Ayun. Rientrava dagli Stati Uniti, dove a New York aveva ritirato il premio Civil Courage, uno dei tanti premi internazionali in onore della sua battaglia pacifica per il riconoscimento dei diritti del popolo saharawi.

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Aminatu Haidar
Una volta sbarcata, Aminatu è stata trattenuta per 24 ore al terminal dell’aeroporto prima di essere espulsa dal paese e caricata su un volo diretto a Lanzarote. Le autorità marocchine le hanno ritirato il passaporto e annunciato attraverso l’agenzia governativa della sua rinuncia alla nazionalità nel regno di Mohammed VI. Sull’aereo, Aminatu si è rivolta al comandante per spiegare che senza passaporto non avrebbe potuto entrare in Spagna. Dopo qualche minuto di dubbio, una telefonata ha convinto il pilota a decollare. Obbligata dalla polizia spagnola a sbarcare dall’aereo, Aminatu Haidar si è ritrovata a Lanzarote senza possibilità di circolare liberamente perchè senza documenti.
Per nulla spaventata, la leader saharawi ha quindi annunciato l’inizio “ di uno sciopero della fame che continuerò fino al ritorno a El Ayun o fino alla morte”. Sostenuta da centinaia di persone ha costretto il governo Zapatero a mobilitarsi per risolvere il caso. Il braccio di ferro con Rabat è durato oltre un mese. Rabat pretendeva formali “scuse” al Re Mohammed VI per “l’offesa” compiuta da Aminatu Haidar che nel formulario all’aereoporto marocchino aveva compilato alla voce “paese” con “Sahara Occidentale”. Un affronto per il Marocco, punito quindi con l’espulsione. A sbloccare la crisi con Madrid sarebbe stato l’intervento della Francia di Sarkozy, da sempre principale sponsor della monarchia marocchina nell’Unione Europea.
Le frizioni invece con Madrid sono antiche. Risalgono a 34 anni fa da quando la Spagna ha lasciato la colonia del Sahara Occidentale, contesa da Marocco e il movimento indipendentista, Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria e che risulta per la comunità internazionale un territorio “non indipendente”.
Aminatu ha condotto la sua battaglia con un filo di voce, per la debolezza provocata da giorni di acqua e zucchero, ma quanto basta per farsi sentire in tutto il mondo. Ora è determinata a continuare. A sostenerla vi sono ormai migliaia di persone, tra cui lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano che le aveva fatto arrivare un messaggio: “Persone come te ci aiutano a vivere in armonia con quello che ci dice la nostra coscienza e a non obbedire alle convenienze”.




Cristina Artoni
(22/12/2009)



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