“Bisogna restituire la dignità ai marocchini” | Hajar Chafai, Abou Ammar Tafnout
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Hajar Chafai, Abou Ammar Tafnout   
Parole e numeri...
Legale o illegale, l’emigrazione è un fenomeno importante in Marocco. I marocchini che vivono all’estero sono tre milioni. Sono i paesi dell’Unione europea ad accogliere la maggior parte dei cittadini d’origine marocchina. Il 5% dei marocchini residenti all’estero (MRE) ha optato per il nuovo mondo, gli Stati Uniti e il Canada. Per ovvie ragioni storiche, la Francia è in testa ai paesi ospiti, con oltre un milione di marocchini, inclusi, ovviamente, quelli naturalizzati francesi. La Spagna è al secondo posto. Forte di una popolazione di oltre 420mila persone, i marocchini sono la seconda comunità straniera in territorio iberico, secondi solo alla comunità ecuadoriana.
In Olanda, i marocchini, provenienti essenzialmente dal nord del paese (il Rif), sono 300mila. Quanto i turchi. In Italia, sono poco più di 250mila. Più o meno come in Belgio (220mila).
Quello che le statistiche dimenticano di menzionare, tuttavia, è che un altro milione di nostri concittadini sono residenti all’estero e sono di confessione ebraica. Vivono per la maggior parte in Israele. Ma anche in Francia, Canada e negli Stati Uniti.


“Bisogna restituire la dignità ai marocchini” | Hajar Chafai, Abou Ammar Tafnout
Fathiya Yaâcoubi
Fathiya Yaâcoubi, presidentessa della sezione locale dell’Associazione marocchina per i diritti umani di Larache, ha accettato di analizzare per noi alcuni aspetti del fenomeno dell’emigrazione in Marocco.

Perché Larache è diventata una stazione di partenza per i candidati all’emigrazione clandestina?

Il fenomeno dell’emigrazione clandestina riguarda, in realtà, tutte le città e le regioni del Marocco. Se le motivazioni che spingono i nostri giovani a partire possono essere diverse, la più ricorrente è la ricerca di un futuro migliore. Le ragioni sono essenzialmente materiali ed economiche. Ma c’è anche l’assenza di prospettive tra i giovani, come tra gli altri componenti della società marocchina, in un paese in cui lo Stato non protegge i suoi cittadini. Da qui deriva l’attrazione per i paesi stranieri dove c’è maggiore libertà e possibilità di emancipazione e dove la cultura dei diritti umani è più radicata.

Cosa fa l’Associazione marocchina per i diritti umani per far fronte a questa tendenza?

Le nostre attività a livello nazionale mirano a far nascere la cultura dei diritti umani tra i giovani nelle scuole, a far sapere che il diritto alla vita è il più importante di tutti. E che l’emigrazione dovrebbe esistere senza rischiare la vita. Cerchiamo anche di diffondere la consapevolezza che la realtà non è così rosea sull’altra riva. Lavoriamo anche sulla questione dell’emigrazione minorile aiutando le famiglie nelle ricerche dei ragazzi dispersi.

Cosa dovrebbe fare lo Stato per tenere i suoi giovani?
Il problema dell’emigrazione clandestina non è isolato dagli altri problemi del paese, politici ed economici. Si dovrebbe cominciare con una riforma della costituzione per rendere il paese più democratico. Bisogna restituire ai marocchini la loro dignità con una ripartizione più equa della ricchezza perché viviamo in un paese dove lo scarto tra la ricchezza e la povertà è grandissimo. Una vera riforma dovrebbe toccare i settori dell’educazione, della salute e della giustizia. Sono degli ambiti critici dove costatiamo un disinvestimento da parte dello Stato a favore dei privati mentre i cittadini sono già in una precarietà allarmante.

Cosa pensate dei contratti a tempo determinato proposti ai lavoratori marocchini?

È vergognoso reclutare le donne in base al criterio che abbiano figli molto piccoli così che i nostri vicini del nord siano sicuri che poi vogliano tornare in Marocco. Queste donne devono essere comunque in buona salute, di corporatura equilibrata… Nei paesi del nord, le braccianti agricole lavorano in condizioni molto dure. Ma anche vivendo in quel contesto, queste migliaia di donne che lavorano sei mesi nei campi di fragole di Huelva e Murcia non hanno intenzione, nella maggior parte dei casi, di tornare. Questo prova il fallimento di questo approccio. Per la nostra associazione, la libera circolazione delle persone è un principio sacro.


Hajar Chafai et Abou Ammar Tafnout
Traduzione dal francese di Federica Araco
Ottobre 2010