In Marocco sì alla Costituzione riformata, ma il potere non cambia | Claudio Tocchi
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Claudio Tocchi   
Nei giorni precedenti il voto sulla nuova costituzione la rete marocchina era entrata in fibrillazione: il movimento del 20 Febbraio, che prende il nome dal giorno dell'inizio delle manifestazioni contro il regime di Re Mohammed VI, si era speso fortemente per un boicottaggio della consultazione referendaria. Godendo della (relativa) libertà della rete marocchina, il movimento si è innestato nella blogosfera e su Facebook e ha lanciato la sua sfida. Formato soprattutto da giovani, sia emigrati che abitanti del Regno, da studenti ed intellettuali, ma anche da docenti o lavoratori delle classi medio-alte, l'eterogeneo movimento è riuscito ad attirare decine di migliaia di persone nelle strade per protestare contro il governo e chiedere un cambio di passo della vita politica. Un battaglia combattuta soprattutto grazie alla rete, e che segna uno spartiacque nel confronto fra nuovo e vecchio, sia in politica che nelle comunicazioni. “Durante la campagna [di preparazione alla protesta del 20 febbraio], il movimento dei giovani non ha beneficiato del supporto delle televisioni”, spiega lbadikho, blogger di talkmorocco, uno dei forum di discussione in inglese più gettonati; “dopo la protesta, invece, il regime ha capito che i media mainstream dovevano seguire le proteste per evitare di perdere una gran quantità di utenti a favore di social media, più difficili da controllare”. “Benedetta” dai media tradizionali, la protesta ha guadagnato importanza, obbligando il regime a rispondere e il Re a concedere una riforma della costituzione che aumenta il potere del Primo Ministro e del Parlamento.
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Per i ragazzi e le ragazze del “20 Febbraio”, però, non è ancora abbastanza. “I cambiamenti potrebbero essere accettabili solo come un passo preliminare verso riforme significative del ruolo della monarchia nel sistema politico. Stando così le cose, invece, saranno soltanto provvedimenti cosmetici”, scrive Maghrebi, autore del blog di analisi politiche Maghreb blog. La riforma costituzionale, infatti, non prevede spostamenti significativi di potere dal monarca agli organi eletti, né alcun tipo di controllo verticale: il Re, non più divino ma comunque “inviolabile”, resta capo religioso, militare e politico del paese. Issandr El Amrani, giornalista freelance marocchino e co-autore di Arabist.net, commenta: “La cosa interessante della nuova costituzione è che, mentre crea molte nuove istituzioni per migliorare gli aspetti tecnici e manageriali dello stato, non tocca minimamente il modo in cui il potere viene veramente gestito all'interno dal paese.” Gli organi informali (come i consiglieri personali del Re o gli odiatissimi Makhzen, l'élite “politico-economico-militare” che governa il paese) restano al di fuori della costituzione, e quindi senza alcun tipo di controllo popolare.

In Marocco sì alla Costituzione riformata, ma il potere non cambia | Claudio TocchiSui blog e siti di riferimento del movimento, nei giorni antecedenti il voto, era stato un fiorire di post, commenti, video e link richiamanti il boicottaggio del voto, per ottenere dal Re riforme ben più radicali di quelle proposte. Alla luce dei risultati, però, l'establishment governativo ha segnato un indiscusso punto a suo favore. Il 72,5% degli aventi diritto si è recato ai seggi, il 98% ha votato sì. I dati, diffusi del Ministro dell'Interno Taib Cherkaoui, raccontano molto della situazione politica in Marocco. Sono dati in linea con quelli di altre consultazioni referendarie (alle votazioni del 1995 votò il 70% della popolazione, 99% i sì), le occasioni in cui il potere ha bisogno di sentirsi legittimato, o di mostrarsi come tale (altro il discorso per le consultazioni amministrative, in cui un'alta percentuale di voto non è richiesta, anzi può essere difficile da gestire, e infatti in quei casi le percentuali dei votanti si fermano di norma molti punti più in basso). Sono dati che dimostrano, soprattutto, la capacità di mobilitazione del sistema politico. Aldilà di possibili brogli e probabili forzature (come quelle dei moqqadem, sorta di controllori di quartiere per il Ministero degli Interni, che invitavano i vicini a votare in massa in modo da evitare futuri problemi con l'autorità), l'indice di gradimento del sovrano resta altissimo. Il che rende il futuro dei movimenti di opposizione molti incerto.

La questione principale, adesso, è come si muoverà il gruppo: dopo il voto, il suo spazio di manovra si è ristretto di molto. Mentre i principali siti di riferimento del movimento tacciono da giorni (sia su morrocan for change che su talkmorocco non vengono postati nuovi contenuti né commenti dal 30 giugno), una serie di manifestazioni è stata indetta per la serata di domenica 3 luglio in varie città del paese. Fonti giornalistiche parlano di alcune migliaia di dimostranti a Casablanca e diverse centinaia in altre città del paese – ad affrontarli, alcuni gruppetti di sostenitori del monarca oltre alla polizia, che ha cercato di disturbare la manifestazione installando altoparlanti con musica a tutto volume durante il percorso, ma che sembra non sia intervenuta direttamente. La manifestazione, comunque, non pare aver raggiunto il livello di coinvolgimento popolare delle iniziative precedenti, e assomiglia più ad uno sfogo di frustrazione che ad un'azione con una strategia politica. Il movimento, adesso, dovrà ripensare completamente il modo in cui ha intenzione di continuare la sua lotta.
In Marocco sì alla Costituzione riformata, ma il potere non cambia | Claudio TocchiC'è chi però intravede una possibilità importante per il gruppo, spingendosi a creare un paragone con il movimento egiziano “Kifaya” (basta!), attivo contro Moubarak nel 2005: “Nessuno avrebbe predetto che avrebbe portato alla rivoluzione del 2011”, commenta El Amrani. “Certo, il regime marocchino è molto più furbo, dinamico, pieno di risorse e legittimato di quanto non fosse quello di Moubarak al suo crepuscolo, e io non sto predicendo la sua fine. Però posso predire che il movimento del 20 Febbraio riuscirà a metastatizzarsi in qualcosa di più importante che risuonerà sempre di più. Questo è solo l'inizio”. Inizio o fine, in ogni caso, la questione è ora più che mai in mano ai giovani marocchini.

Claudio Tocchi
(05/07/2011)

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