Burnesha: donne che scelgono di vivere come uomini | burnesha, vergini giurate, voto di castità, Kanun, Jill Peters, Antonia Young, WALLS-separate worlds, Kanuni i Lekë Dukagjinit, Övgü Pınar
Burnesha: donne che scelgono di vivere come uomini Stampa
Övgü Pınar   

Burnesha: donne che scelgono di vivere come uomini | burnesha, vergini giurate, voto di castità, Kanun, Jill Peters, Antonia Young, WALLS-separate worlds, Kanuni i Lekë Dukagjinit, Övgü Pınar

Nelle aree rurali del nord dell’Albania alcune donne fanno voto di diventare uomini. Dopo aver giurato castità, vestono abiti maschili, cambiano il loro nome, lavorano in settori maschili e così ottengono il rispetto e il potere riservato agli uomini.

La tradizione delle “burnesha” ( “vergini giurate” ) affonda le sue radici nel “Kanuni i Lekë Dukagjinit” (Il codice di Lekë Dukagjini), conosciuto semplicemente come il “Kanun”. Usato soprattutto nel nord dell’Albania tra il 15esimo e il 16esimo secolo, questo codice afferma che la ricchezza familiare deve essere ereditata per via patrilineare e che una donna debba trasferirsi nella casa della famiglia del marito. Inoltre, secondo il Kanun, le donne vengono private della maggior parte dei diritti considerati patrimonio esclusivo degli uomini, come fumare, votare, acquistare terreni e svolgere alcune professioni. Le donne sono in pratica ridotte a “proprietà di famiglia”. Tuttavia, “diventando uomini”, riescono a ottenere il rispetto della comunità, acquisiscono diritti sulle proprietà di famiglia e combattono nelle faide di sangue.

Burnesha: donne che scelgono di vivere come uomini | burnesha, vergini giurate, voto di castità, Kanun, Jill Peters, Antonia Young, WALLS-separate worlds, Kanuni i Lekë Dukagjinit, Övgü Pınar

Per diventare una vergine giurata, una donna deve prender voto davanti a dodici anziani della comunità. Benché la rottura del voto una volta implicasse una sentenza di morte, si pensa che questa punizione non sia più in uso. Tuttavia ancora oggi le burnesha temono il rifiuto da parte della loro comunità in caso decidano di tornare sui propri passi.

La loro esistenza fu per la prima volta segnalata nel 19esimo secolo da missionari, geografi e antropologi. La pratica si credeva scomparsa dopo più di 50 anni di comunismo nel Paese, ma alcuni ricercatori sostengono che dopo il crollo del regime si sia verificato un incremento delle faide, che potrebbe aver fatto rifiorire la tradizione. Tuttavia, oggi è molto meno diffusa rispetto al passato: si pensa che ci siano ancora tra le 50 e le 400 donne che scelgono di vivere come un uomo per essere trattate come un essere umano rispettabile.

Ci sono diversi motivi che tengono ancora in vita questa tradizione. Molte donne dicono di essersi sempre sentite degli uomini, altre lo sono diventate per evitare un matrimonio non voluto o per non essere separate dalle loro famiglie, per evitare le faide o ereditare il patrimonio. Ma per molte donne diventare vergini giurate significa semplicemente ottenere la libertà.

Burnesha: donne che scelgono di vivere come uomini | burnesha, vergini giurate, voto di castità, Kanun, Jill Peters, Antonia Young, WALLS-separate worlds, Kanuni i Lekë Dukagjinit, Övgü PınarIl fotografo Jill Peters, dopo aver visitato i villaggi del nord dell’Albania, ha scritto: “La libertà di votare, guidare, gestire un’impresa, guadagnare soldi, bere, fumare, giurare, possedere una pistola o indossare i pantaloni erano tradizionalmente appannaggio esclusivo degli uomini. Le ragazze venivano frequentemente costrette a matrimoni combinati, spesso con uomini molto più anziani in villaggi lontani. In alternativa, diventando una burnesha, la donna si “elevava” allo status di uomo e le erano concessi tutti i diritti e i privilegi della popolazione maschile. Per manifestare il cambiamento queste donne tagliavano i capelli, indossavano abiti da uomo e talvolta cambiavano anche il loro nome. Gesti maschili e andatura spavalda erano praticati finché non diventavano naturali. La cosa più importante di tutto era prendere il voto di celibato e rimanere caste per la vita. Lei diventava un “lui”. Questa pratica arcaica [...] continua ancora oggi ma è sempre più considerata obsoleta. Rimangono solo poche anziane burnesha, ormai”.

Il libro dell’antropologa Antonia Young “Women who become men: Albanian Sworn Virgins” (“Le donne che diventano uomini: le vergini giurate albanesi” (2001) sottolinea che “[…] in questa regione dei Balcani, semplicemente vestirsi e comportarsi come un uomo permette a queste donne di acquisire lo stesso rispetto accordato agli uomini. Questo non significa avere dei vantaggi in una zona nota per la disuguaglianza di genere e dove tanti uomini hanno sofferto e sono morti prematuramente, aumentando così la necessità che ci fossero più capifamiglia. Secondo la tradizione, come padroni di casa gli uomini sono riveriti e le donne hanno nei loro confronti un atteggiamento assolutamente sottomesso. Ma a differenza delle donne ‘normali’ le vergini giurate possono ereditare e gestire le proprietà e, in effetti, possono anche essere incaricate ad assumere un ruolo maschile dai genitori che non hanno altri eredi.

La burnesha di 87 anni Qamile Stema ne è un esempio: nata in una famiglia senza figli maschi, si è dovuta trasformare nel “figlio mancante”. Una volta ha raccontato la sua storia dicendo: “Ero una ragazza molto normale. Sono diventata un uomo solo per compiacere mio padre. Lui aspettava un figlio, ma nacqui io, nona figlia dopo otto bambine. Non avevo altra scelta”.

 


 

Övgü Pınar

Traduzione dall’inglese di Federica Araco

12/03/2014