Migrazioni e Albania: non bastano appelli e controlli | Fondazione Friedrich Ebert, Eurostat, Kosovo, Schengen, migrazione, Rando Devole, Osservatorio Balcani e Caucaso.
Migrazioni e Albania: non bastano appelli e controlli Stampa
Rando Devole   

//Foto di Piermario/flickr.Foto di Piermario/flickr.

Secondo le statistiche pubblicate da Eurostat nel marzo di quest’anno, durante il 2014 i richiedenti asilo nell'UE sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente. Al primo posto come paese di destinazione risulta la Germania.

I paesi di provenienza dei richiedenti asilo sono tanti, a cominciare dalla Siria, ma ci sono anche paesi quali l’Albania e il Kosovo. Solo durante il 2014 hanno chiesto asilo politico nell'Ue 16.805 cittadini albanesi e 37.900 kosovari. Negli ultimi due anni, le richieste di asilo dall’Albania sono cresciute del 51%, mentre dal Kosovo dell'87%. Dai dati preliminari, le richieste di asilo nel 2015 hanno superato quelle del 2014.

Verso la fine dell’anno scorso il tema dei richiedenti asilo è arrivato all'attenzione della politica e dei media albanesi a seguito delle reazioni di molti stati europei nei confronti dell’aumento delle richieste di asilo da parte di cittadini albanesi e kosovari.

Nel dicembre del 2014, ad esempio, il ministero dell’Interno albanese ha reagito duramente a seguito della partenza di un gruppo di cittadini verso la Germania. Il ministero ha avvertito l’opinione pubblica che avrebbe aumentato i controlli al confine, per non consentire il passaggio a coloro che non avessero adempiuto a tutti gli obblighi legali posti dalla normativa sulla libera circolazione nello spazio Schengen. Inoltre, il ministero ha comunicato che non avrebbe tollerato nessun abuso e l'utilizzo del diritto di libera circolazione nei paesi dell’UE per chiedere asilo politico.

I media hanno poi riferito che la polizia stava avviando indagini nei confronti di agenzie e/o persone che organizzavano, oppure fungevano da intermediari, per il viaggio verso l'UE di cittadini albanesi intenzionati a chiedere asilo politico.

Solo pochi giorni fa, il vice-ministro albanese degli Interni, durante un’ispezione di un varco di confine nel sud del paese, ha fatto un appello ai cittadini invitandoli a non intraprendere l’avventura verso la Germania, poiché non avrebbero acquisito in nessun modo il diritto di asilo e sarebbero stati sicuramente rimpatriati. Si tratta di una dichiarazione fotocopia, identica a tante altre, e uguale a quella fatta da lui stesso a fine luglio in compagnia dell’ambasciatore tedesco in Albania.

 

Cifre allarmanti

Le cifre dei richiedenti asilo provenienti dall’Albania sono davvero allarmanti. Secondo i media albanesi, che riportano dati pubblicati in Germania, a luglio vi è stato un picco di richieste di asilo: circa 7mila.

Inoltre sono significativi i risultati dell'indagine “Youth in South East Europe: Lost in Transition” del luglio 2015, promossa dalla Fondazione Friedrich Ebert, secondo cui i giovani albanesi occupano il primo posto tra i paesi del sud-est Europa in merito all'intenzione di emigrare. Secondo l'indagine il 66,7% dei giovani d'Albania hanno espresso l'intenzione di lasciare il paese per i seguenti motivi: migliorare il proprio standard di vita, avere possibilità di occupazione, ottenere una migliore istruzione. (Il testo in inglese dell'indagine)

 

Le istituzioni albanesi

A fronte di tutto ciò è impressionante l’approccio superficiale delle istituzioni albanesi nei confronti del fenomeno. In sostanza si limitano alla sola osservazione dei sintomi, alla registrazione asettica dei richiedenti, all’aumento dei controlli di frontiera, ai vari appelli ai cittadini, ricordando loro ripetutamente che la richiesta di asilo è illegale e irrealizzabile.

E' ovvio che il ministero dell’Interno faccia il proprio lavoro. E lo fa bene se controlla le frontiere e chi gestisce traffici illeciti. L’approccio del ministero dell’Interno si basa sul controllo, sul rispetto della legge e sull’intervento coercitivo in caso di necessità.

Il problema si presenta quando l’approccio di un ministero viene adottato in toto e da tutti nei confronti di uno dei fenomeni più complessi al mondo. La storia della migrazione in Albania, interna ed esterna, dimostra chiaramente che la gente non si ferma a seguito di appelli diffusi dai media. Il movimento delle persone viene spinto da motivazioni più serie e profonde, tali da non poter essere interrotte da controlli di polizia e da comunicati stampa. I controlli di frontiera, gli appelli e l’informazione mediatica, possono frenare, condizionare, ma non fermare i flussi di migrazione. Un fenomeno multidimensionale come la migrazione non può essere affrontato dal punto di vista del poliziotto (nel senso positivo del termine) e solo con la logica del posto di blocco. Finora sono mancati altri approcci alla migrazione, dimostrando innanzi tutto una mancata conoscenza del fenomeno e dei suoi ingranaggi.

 

Push and pull

Se dovessimo prendere in prestito una categorizzazione classica e alquanto rigida dei fattori di migrazione capiremmo immediatamente che qualcosa non va. Nella letteratura sociologica della migrazione si menzionano sempre i cosiddetti push factors (fattori di spinta) e pull factors (fattori di attrazione). Nei primi rientrano tutti i fattori che spingono i migranti ad abbandonare il proprio paese. Tanto per fare qualche esempio, possiamo menzionare la guerra, i conflitti, la povertà, le discriminazioni, la situazione economica, ecc. Nei secondi rientrano i fattori di attrazione, che diversamente dagli altri, hanno a che fare con il paese di accoglienza. Possiamo menzionare il mercato del lavoro, i livelli di occupazione, la buona situazione socioeconomica, l’ordine democratico, ecc. I fattori suddetti possono interagire insieme, quindi nello stesso tempo si possono avere fattori di spinta e di attrazione.

Cosa fanno le autorità albanesi per fermare il flusso di emigrazione verso la Germania ed altri paesi occidentali? Agiscono in maniera amministrativa solo sui fattori di attrazione, cercando di convincere i cittadini albanesi che le voci sull’asilo politico sono semplicemente infondate. Da qui anche i vari appelli, dichiarazioni, comunicati stampa, reportage televisivi. E se la questione amministrativa e formale dell’asilo fosse solo uno dei fattori di attrazione, oppure un tentativo, un escamotage, una via da provare?

L’attenzione esclusiva agli aspetti di contenimento di tipo formale trascura l’altra parte, ossia i fattori di spinta. Quali sono i motivi che costringono gli albanesi ad andare all’estero e chiedere asilo anche se gli viene ripetuto il contrario con tutti i modi e i mezzi ufficiali?

La migrazione si può considerare anche come termometro per misurare l’andamento sociale ed economico del paese. Basta inseguire i movimenti migratori per capire molte cose sui paesi da dove i migranti partono e sui paesi dove arrivano. La situazione sociale ed economica dell’Albania, se non altro, è piena di forti contraddizioni.

 

In prospettiva

Il fenomeno della migrazione va analizzato a cominciare dalle cause che spingono i cittadini a lasciare il paese e i propri cari. Le cause, per comodità di sintesi, spesso vengono inserite nella grande categoria dei motivi economici, ma richiedono ovviamente ulteriori e articolate indagini.

Nel caso albanese sono evidenti, e non sono motivi strettamente economici, come ad esempio una carestia, a spingere ad emigrare. Spesso ha più importanza la percezione della situazione economica che la situazione reale, così come ha più importanza l’assenza di prospettive che la situazione attuale in cui vive il cittadino.

Molti albanesi lasciano il paese perché non si ritrovano nel suo futuro. Non vedono prospettive. Non si sentono parte nella costruzione del domani. Questo dovrebbe preoccupare fortemente le istituzioni albanesi, poiché riguarda la fiducia sul futuro del paese, che non si può alimentare solo con simboli nazionalistici e con retorica politica ai confini della propaganda.

Se è vero che la prima azione per scoraggiare la migrazione verso i paesi UE è quella dell’informazione per evitare inutili illusioni, è altrettanto vero che tale attività si sta dimostrando inefficace, viste le cifre inquietanti dei richiedenti asilo. Ma forse è ancora più vero che è arrivato il momento che il fenomeno della migrazione venga analizzato nella sua caratteristica multidimensionale, andando oltre schemi superficiali e il mero controllo amministrativo.

 


 

Rando Devole

Articolo pubblicato sul sito dell’Osservatorio Balcani e Caucaso, partner di babelmed, il 24 agosto 2015