L'estate in Algeria. La gioia di vivere secondo un ukase | Ghania Khelifi, Algeri, ramadan, Matteo Mancini
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Ghania Khelifi   

L'estate in Algeria. La gioia di vivere secondo un ukase | Ghania Khelifi, Algeri, ramadan, Matteo Mancini

Fine giugno il primo ministro si è lanciato nella battaglia “nottambula”, giudicando “inammissibile” la chiusura dei negozi e altre attività dalle nove di sera, parlando perfino di “oltraggio alla libertà” del cittadino. L'alta carica dello stato pensa che “creare un'animazione notturna nel rispetto dei costumi della società algerina che permetterà ai cittadini di divertirsi e quindi di liberarsi di molte frustrazioni”. Ah, i costumi della società algerina ! Com'essere festaiolo notturno quando le donne sono guardate con diffidenza una volta calata la notte ? Il sindaco della capitale non si vergogna quando gli si pongono certe domande. Ha la ferma intenzione di applicare le raccomandazioni del primo ministro. Ha dato il via ad una campagna di sensibilizzazione per informare la popolazione, distribuendo un programma culturale estivo nei bar, nei ristoranti, negli alberghi, nelle istituzioni pubbliche e nelle associazioni di quartiere. Per incitare gli abitanti di Algeri a scollarsi dal divano, il sindaco prepara lo scenografia con un'ampia operazione di pulizia e abbellimento : terrazze fiorite, messa a dimora di alberi, wi-fi gratuito e rimozione di calcinacci e immondizia. I festeggiamenti potranno allora cominciare ; spettacoli teatrali, animazioni delle grandi arterie e dei giardini pubblici, apertura tardiva dei cinema, eventi sportivi.

Insomma, qualche spazio culturale di pessima qualità, e una disastrosa rete di trasporti pubblici, dovrebbero bastare a non far più chiudere l'occhio della notte ad Algeri ?

Il problema della sicurezza – le vie della capitale sono piuttosto pericolose di notte – è risolto da un aumento massiccio delle forze dell'ordine in tutti i luoghi più frequentati.

L'estate in Algeria. La gioia di vivere secondo un ukase | Ghania Khelifi, Algeri, ramadan, Matteo ManciniTutto ciò basterà ? Per ora, l'esordio è timido, i commercianti strascicano e le famiglie non si avventano nelle strade. Le autorità potranno tuttavia contare sul mese del ramadan (che inizia il 9 luglio) per vantarsi di un bilancio positivo. Il mese del ramadan è l'unico periodo in cui tutti gli algerini escono la sera per rinfrescarsi e fare compere nei negozi eccezionalmente aperti.

Ma dopo il ramadan, e dopo l'estate ? Ognuno riprenderà le proprie abitudini, perché ancora una volta il governo è partito da un postulato sbagliato, trascurando la condizione fondamentale per il successo del progetto : l'adesione popolare a questo tentativo di cambiamento dei costumi. Gli algerini di oggi sono prima di tutto dei uomini e delle donne che hanno vissuto gli anni novanta della violenza e dell'insicurezza. Sono anche il frutto di cinquanta anni di repressione delle libertà individuali, di bigotteria instillata dalla scuola e dai media. Non credono più alle promesse di nessun responsabile eletto o nominato che sia, a cui per altro non è parso giudizioso di lanciare iniziative civili per ridare un soffio vitale alla capitale, e di rendere così partecipe tutta la popolazione. Lo stato algerino soffre ancora di una malformazione genetica che lo porta sempre, quando gli pare e piace, a decidere di tutto nel minimo dettaglio, senza mai preoccuparsi delle aspettative dei cittadini. Non sarebbe più costruttivo informare correttamente gli algerini sullo stato di salute del presidente, ancora ricoverato quando si sta per festeggiare il cinquantesimo anniversario dell'indipendenza ? Non sarebbe più giudizioso mettere fine all'inuguaglianza di cui è vittima la donna algerina invece di “autorizzarla” ad uscire la sera ? Gli algerini festeggeranno da soli il giorno in cui le loro scelte saranno rispettate, le ingiustizie punite e le libertà garantite dalla legge. È curioso che certi parlano di “riallacciare” con i bei vecchi tempi. A meno che parlino del periodo coloniale, non vi è mai stato un tempo in cui le strade di Algeri, e ancora meno quelle del resto del paese, siano state animate la notte. Da quelle notti di gioia immensa dell'estate 1962, quando donne e uomini ballavano e cantavano insieme nelle strade, gli algerini si sono barricati in casa per non uscirne più. La festa non dovrebbe essere l'espressione della speranza ?

 

 


 

Ghania Khelifi

Traduzione dal francese Matteo Mancini

12/07/2013