Appello degli artisti algerini | Mattatoio di Algeri, Ghania Khelifi, Matteo Mancini, artisti algerini, festival film arabo Oran
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Ghania Khelifi   

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Per uscire allo scoperto

Gli artisti algerini non ne possono più del loro precariato, e tentano di farsi sentire. Di solito sono i registi che protestano per le condizioni di lavoro e gli innumerevoli ostacoli alla creazione artistica. Gli scultori, i pittori o i designers sono rimasti fin'ora muti e invisibili, conosciuti solo da una cerchia ristretta. Hanno deciso di uscire allo scoperto per chiedere uno spazio e dei mezzi per esprimersi e comunicare con la propria società. La richiesta di occupare gli stabilimenti dell'ex Mattatoio di Algeri, chiuso da diversi mesi, è un pretesto per sottoporre al governo una petizione già in rete da qualche giorno sui social network. In questo testo, gli artisti esprimono il sogno di “un luogo al servizio della produzione d'immagini e dell'incontro ; perché è nella loro natura di esistere, di chiedere, di esporre e di essere circondati per mostrare che esistono, e che hanno bisogno di poter incontrare il loro pubblico”. Gli artisti e i creatori algerini vivono in una specie di no man's land giuridico e amministrativo, e nessuno di loro riesce a vivere del proprio lavoro artistico a causa dell'assenza di un mercato dell'Arte. “L'artista algerino non beneficia di nessun aiuto, la sua produzione non fa l'oggetto di nessuno studio ; non dispone di nessuna visibilità pubblica e di nessun quadro giuridico per l'esercizio del suo mestiere”. Gli artisti firmatari della petizione non si limitano ad una semplice constatazione, propongono invece alle autorità una vera e propria “piccola guida pratica” per “permettere agli artisti di rimettersi al servizio di una società sempre più sorda e muta di fronte alle loro lamentele”. Uno statuto, quello dell'artista, che sarà discusso e rifinito durante un incontro con tutti gli attori : autorità, artisti, stampa e società civile.

//Mattatoio d'Hussein-Dey (Théophile Bourgeois)Mattatoio d'Hussein-Dey (Théophile Bourgeois)

Gli artisti algerini si sono ridotti a chiedere al governo di dichiarare la professione di artista di utilità pubblica per poter sopravvivere, visto che in Algeria il mecenatismo ed il finanziamento privato sono praticamente inesistenti. Per continuare a creare l'unica salvezza è il finanziamento pubblico. Come per i film, le produzioni artistiche non generano nessun guadagno a causa dell'inesistenza di un circuito di distribuzione e di un mercato dell'Arte. Durante l'ultimo festival del film arabo a Oran, alcuni registi si sono lamentati per le condizioni di proiezione dei loro film, in sale sprovviste dei mezzi elementari necessari. Gli organizzatori stessi, ovvero il ministero della cultura, hanno ammesso che non appena il festival si fosse concluso le sale sarebbero state chiuse o messe a disposizione di proiezioni di video commerciali. Come altri festival nel paese (in Algeria ne esistono di ogni specie, spesso ingiustamente detti “internazionali”), quello del cinema serve solo a giustificare l'esistenza di un Ministero della Cultura. Un ministero che si è per altro distinto questa settimana con la proposta di un progetto di legge sull'importazione dei libri: La ministra della Cultura vuole sottomettere l'importazione dei libri destinati al pubblico algerino all'autorizzazione degli organismi stranieri, delle rappresentazioni diplomatiche, dei centri culturali e delle organizzazioni internazionali. Il progetto di legge precisa inoltre che le attività legate all'editoria devono svolgersi nel rispetto della Costituzione, delle leggi della Repubblica, dell'Islam e delle altre religioni, della sovranità popolare, dell'unità territoriale, della sicurezza e della difesa nazionale, della dignità umana, del rispetto delle libertà individuali e dell'ordine pubblico. Il sindacato nazionale degli editori non sbaglia nel denunciare ancora una volta un dispositivo di censura che intralcia sempre di più un settore in grande difficoltà. Sui i social network non mancano gli sfottò degli internauti che ricordano ai dirigenti : “siamo nell'era di Internet e si ha accesso ai libri delle biblioteche virtuali”. Se il progetto di legge sarà votato, i professionisti dell'editoria dovranno darsi alla macchia per salvare il loro mestiere. Vi troveranno già artisti e cineasti.

 


 

Ghania Khelifi

Traduzione dal francese Matteo Mancini

14/10/2013