Algeria: Bouteflika, il presidente senile vuole un quarto mandato  | Abdelaziz Bouteflika, repubblica algerina, Ghania Khelifi, Matteo Mancini, presidenza algerina, elezioni in Algeria, movimento «15 ansBarakat»
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Ghania Khelifi   

Algeria: Bouteflika, il presidente senile vuole un quarto mandato  | Abdelaziz Bouteflika, repubblica algerina, Ghania Khelifi, Matteo Mancini, presidenza algerina, elezioni in Algeria, movimento «15 ansBarakat»

Una candidatura vergognosa

Gli Algerini si vergognano di tutto il polverone sollevato dalle prossime elezioni presidenziali. Si vergognano di vedere i media stranieri, soprattutto la tv francese, prendersi gioco di questa grande burla elettorale. Giornalisti, artisti, militanti per i diritti umani e studenti hanno di recente creato il movimento «15 ansBarakat» (15 anni ora basta) per denunciare la candidatura del presidente Bouteflika ad un quarto mandato, fisicamente incapace di esercitare la carica presidenziale. In molti reclamano l’applicazione dell’articolo 88 della Costituzione riguardo la destituzione del presidente per ragioni di salute. La tv ufficiale ha dovuto truccare le immagini per rendere Bouteflika “presentabile” durante la consegna della sua candidatura al consiglio costituzionale. Il potere in carica non ne vuol sapere di proteste e manifestazioni popolari.

La repressione dei militanti e dei gruppi che lottano contro questo mandato di troppo non ha placato la gente. Algerini all’estero hanno tenuto comizi davanti le ambasciate Algerine di Parigi e di Montreal. All’età di 77 anni Abdelaziz Bouteflika non appare quasi più in pubblico in seguito a un incidente cardiovascolare che ha fatto di lui un vecchio malato che riesce appena ad articolare, con un braccio paralizzato e momenti di prolungata assenza. Dall’aprile 2013, è stato regolarmente ricoverato a Parigi, lasciando l’Algeria senza una vera presidenza per lunghi mesi. Ma tutti sanno che coloro che prendono le decisioni non sono per forza in prima linea nei media.

Generali, dirigenti del primo partito (Fronte di Liberazione Nazionale) e tutta la loro rete clientelare, non sono mai stati così arroganti e sprezzanti nei confronti del popolo. Il Primo ministro, Sellal, dirige praticamente la campagna elettorale di Bouteflika, fu lui stesso che annunciò la candidatura del presidente. Nel Parlamento, la sua legittimità è indiscussa. I deputati, che dovrebbero rappresentare il popolo – affiliati in realtà al potere – osannano Bouteflika e utilizzano la propria poltrona per fare campagna elettorale in favore del presidente. Governo, media pubblici, istituzioni e una fila di opportunisti a capo di partitucoli o di associazioni lavorano per ammutolire le iniziative di protesta e di appello al boicottaggio. Dei manifestanti pro boicottaggio sono stati arrestati e altri lo saranno presto fino al 17 aprile, giorno dello scrutinio.

Gli Algerini non si sono mai fatti abbindolare e sanno da molto tempo le elezioni sono un vaudeville che si recita per salvare le apparenze agli occhi dei partner stranieri. Fin quando le apparenze erano salve, ognuno si è fatto una ragione nell’attesa di un qualsiasi cambiamento. Nessuno vuole rivivere la violenza estrema degli anni Novanta e così la gente si è abituata all’attuale classe dirigente, la cui reazione di fronte a un eventuale primavera democratica sarebbe, senza alcun dubbio, violentissima. Ma “quando è troppo è troppo” dicono ormai i cittadini più moderati. La frode elettorale, la corruzione di stato ci possono pure stare, ma la vergogna agli occhi del mondo è insopportabile. Paradossalmente, in molto sui social network e per le strade si dicono impietositi da quest’uomo, Bouteflika, che sbatteva il pugno sul tavolo al suo arrivo al potere nel 1999 e che ancora non ciancicava discorsi incomprensibili. Allora, godeva del successo della sua esperienza come più giovane ministro delle affari esteri negli anni Sessanta e delle sue gesta alle Nazioni Unite in difesa della la giovanissima repubblica algerina.

Lo stesso uomo che viene ora esibito come una marionetta disarticolata, che balbetta frasi oscure e che esprime, tramite i suoi vari sbirri, ambizioni che non ha più la forza di avere. Certi pensano invece che questa cattiva commedia è diretta dal presidente e dalla sua famiglia, in particolare i fratelli, che non vogliono cedere la poltrona del potere presidenziale. Sembra siano proprio loro a sfidare il blocco dei generali e dei loro alleati. Ma è difficile crederlo quando si vede questo uomo minorato, incapace di salvaguardare la sua carica di capo dello Stato. Non è certo per fargli piacere che alcuni si sono candidati per dare un minimo di credibilità allo scrutinio. Questi candidati, una decina, senza programma politico ne sostegno popolare, ubbidiscono al potere militare, la cui forza politica e finanziaria è ben più potente di quella di un Bouteflika invecchiato. Il peggio è che tutta questa gentaccia reciterà fino all’ultimo questo filmaccio di serie b, e come sempre manipolerà i risultati per dare l’illusione di un’elezione pulita e trasparente. Ma questa volta non ci crederà nessuno, che sia dentro o fuori dal paese.

 


 

Ghania Khelifi

Traduzione dal francese Matteo Mancini

08/03/2014