Io, macellaia di Algeri | Dossier Gender, CFI, Radio M, Algeri, Bent Meziane, Macelleria
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Nejma Rondeleux   

Bent Meziane (la figlia di Meziane), così si fa chiamare, è macellaia dal 1987. Nel suo negozietto curato della periferia di Algeri, ripercorre, tra due clienti, la sua storia e la sua visione di donna macellaia.

Dall’esterno, la “Macelleria per eccellenza”, impiantata nel quartiere di Bordj el Bahri, all’est di Algeri, assomiglia ad una qualsiasi macelleria: foto di bovini stampate su cartelloni con grandi scritte, “carne fresca”, “carne locale”, ornano la facciata del negozio. Ma una volta saliti i 4 gradini e spinta la cortina di plastica bianca, il cliente scopre un universo totalmente femminile.

Veli colorati sul capo, grembiuli rossi intorno alla vita, Bent Meziane, la proprietaria, e “sua sorella”, come la chiama, si attivano dietro il bancone. Dopo un sistematico “As salam aleykoum wa rahmatoulah” (pace e misericordia su di lei) a mo' di saluto, Bent Meziane, prende l’ordine, lo esegue, lo incarta, lo incassa, ringrazia il cliente prima di salutarlo con un caloroso “Beslama” (arrivederci). Consegnando il pacco agli habitus non manca mai di chiedere notizie della “signora”, “dei bambini” oppure “della mamma”.

 

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“Le prime volte, la gente è sorpresa quando mi vede”, ammette la proprietaria con un vocione. “Pensano che sia una semplice commessa e che non lavori la carne”, prosegue lei con un dialetto di Algeri al tempo stesso semplice e variopinto. “La prova: ieri un nuovo cliente si è presentato intimidito dicendomi che la gente lo aveva mandato qui, alla macelleria delle donne. Gli ho dato il benvenuto e mi ha chiesto un pezzo di pollo aggiungendo: ‘Mi scusi, me lo taglia?’. Gli ho risposto : ‘Tagliarglielo?’ E certo, sennò che ci sto a fare io qui?!”

Un giovane presente nel negozio, in questo tardo pomeriggio, conferma la prima impressione di stupore di molti clienti. “È vero che la prima volta che sono venuto mi ha sorpreso trovare delle donne dietro il bancone, alquanto insolito in Algeria”, confessa il ragazzo. “Ma ci si abitua rapidamente”. Al suo fianco, un cliente più anziano conferma, enumerando le altre qualità di questa macelleria di macellaie. “Apprezzo la salubrità, la pulizia e il rigore nel lavoro, la miglior qualità, i prezzi migliori, vi è maestria e si è sempre ben serviti”.

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Un buon consiglio

Oltre questi vantaggi, condivisi da ogni macelleria rispettabile, Bent Meziane, in attività dal 1987, mette spesso e volentieri le sue tre decadi di mestiere al servizio dei clienti, in particolari dei più giovani. “Quando uno sposino entra nella macelleria, si sente spesso a disagio perché non sa cosa comprare”, racconta la proprietaria della “Macelleria per eccellenza” vestita con un camice malva.

“Data la mia notevole esperienza, quando mi dice, ‘mi dia un pezzo di carne’, gli chiedo automaticamente ‘che ci vuoi fare?’”, ci dice quella che si è proclamata “prima macellaia d’Algeria”. “Molti si vergognano all’inizio, pensano che voglia ‘entrare nella loro marmitta’, come si dice in derja, farmi i fatti loro. Gli preciso allora che chiedo per sapere bene cosa dargli, allora mi descrive il piatto e gli do vari consigli sulla preparazione, la cottura, ecc.”.

Eredità paterna

Era destino che Bent Meziane diventasse macellaia. “Da piccola aiutavo mio padre, allah yerhemu (pace all’anima sua), alla macelleria”, si ricorda. “Poi si è ammalato e l’ho rimpiazzato. È lì che ho fatto la mia entrata gloriosa”, dichiara la proprietaria, con un’emozione ancora viva malgrado il passare degli anni.

A discapito dell’obbligo famigliare, abbraccia la carriera di macellaia con determinazione. Il mestiere, all’inizio un obbligo, diventa una vera e propria passione. “Chiedete a un macellaio quanti pezzi ci sono in un vitello”, dice con tono di sfida, “non saprà rispondervi, oppure ne conoscerà alcuni. Invece io posso dirvi che ci sono 77 pezzi e che li conosco dal primo all’ultimo: il trancio, la suola, la pasticciera, la sorpresa, ecc.”, dettaglia fiera Bent Meziane.

Il mestiere, lo ha imparato sul campo. Osservando il padre, all’inizio, e altri macellai, in seguito. La macellaia di Bordj el Bahri ha anche trovato preziose informazioni su internet. “Non posso lavorare alla ceca, a caso”, commenta, come per giustificarsi di aver adoperato internet. “Se qualcuno viene, e mi chiede di che pezzo si tratta e non so rispondergli, per me è ‘3ib’ (male)”.

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Integrazione

Rara, e probabilmente unica donna a girovagare nel mercato di bestiami d’El Harrach e poi negli Abattoirs de Ruisseau di Algeri (il mattatoio della città) — quando la vendita della carne macellata ha rimpiazzato la vendita di bestiame vivo negli anni 90 — Bent Meziane ammette di essere stata aiutata e accettata dai suoi colleghi, grazie anche alla sua filiazione: “Visto che conoscevano mio padre, che è sempre stato onesto con loro, mi sono stati di grande aiuto”. A El Harrach così come a Ruisseau, l’hanno accolta, le hanno insegnato i trucchi del mestiere — come riconoscere una pecora incinta —, e l’hanno difesa dai venditori malintenzionati. “Gli dicevano “attento, la stai fregando”, poi, col passare del tempo, aggiungevano “attento, la stai fregando, ne sa qualcosa, è del mestiere”, racconta la proprietaria della “Macelleria per eccellenza”.

//“L’amicizia non teme la ruggine”“L’amicizia non teme la ruggine”

 

Un peccato…

Chi prenderà la leva? Bent Meziane sorride un po’ a disagio. Senza figli, la proprietaria della “Macelleria per eccellenza” non vede un futuro per il suo negozio, il giorno in cui andrà in pensione. “È un peccato, è un peccato ma allah khaleb (non ci posso fare niente)”, commenta Bent. Lei sa, e lo ripete spesso, che “il mestiere di macellaio è duro”. L’esigenza della professione, la concorrenza dell’industrializzazione, associata al prezzo della carne, rendono difficili le condizioni di lavoro. Malgrado tutto, dopo 30 anni di carriera, il suo amore per la macelleria è intatto. Lo dimostra quello che ci dice sulla figura dell‘'artigiano macellaio'. “All’epoca di mio padre, pace all’anima sua, ci chiamavano ‘artigiani macellai’. Ma in Algeria ci hanno tolto questo titolo. È un peccato perché ‘artigiano macellaio’ vuol dire molto. Sta a significare la tecnicità del lavoro. Questo mestiere, non tutti possono farlo, è un bel mestiere”.

 


 

Nejma Rondeleux

Traduzione dal francese Matteo Mancini

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