Appendice: Ritratto di un attivista instancabile | Karim Metref, Idir Ait Mammar
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Karim Metref   
Per parlare del dopo “Primavera Nera”, nel luglio del 2007 ho deciso di andare a trovare a casa sua, nel villaggio Ouaderrahmane, delegato dell’Aarch degli Ath Ouacif, che ha fatto, fino alla fine, parte del “nocciolo duro” del movimento.
Idir Ait Mammar è il prototipo dell’attivista cabilo sincero come ce ne stanno tanti sparsi per le montagne e le valli della Cabilia. Ha circa cinquanta anni, piccolo di statura, magro e dalla faccia spigolosa. I suoi occhi, spesso abbassati con modestia, quando ti guardano scintillano di intelligenza.

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Idir Ait Mammar con sua madre
Da giovane Idir sembrava destinato ad un futuro brillante nell’amministrazione o nella diplomazia. In effetti dopo la facoltà di lettere si iscrive alla molto esclusiva “Ecole Nationale d’Administration” e si diploma brillantemente. Ma poi fa una scelta che per molti risulta incomprensibile perché torna nel suo piccolo villaggio e si mette a fare l’insegnante nella scuola media. Erano gli anni delle lotte del MCB.
Ha fatto tutte le battaglie Idir e ancora non è stanco. Militante storico del MCB. Iscritto al FFS dopo l’inizio del multipartitismo nel 1989, verso metà degli novanta, mentre era giudicato da tutti come potenziale deputato della circoscrizione al Parlamento, lascia il partito insieme ad un gruppo di dissidenti che rimproverano al leader Hocine Ait Ahmed la sua eccessiva autonomia di iniziativa rispetto alla base e alla direzione nazionale. Già delegato sindacale della sua circoscrizione si dedica per alcuni anni al lavoro sindacale.
Quando scoppia la rivolta del 2001, è molto naturale che venga scelto delegato del suo villaggio e poi del suo Aarch.
Arrivati sulla piazza del villaggio, tajmaat, la troviamo occupata da alcune donne. Anche questo è un segno dei tempi. Una volta in Cabilia era impossibile trovare una donna in un posto del genere. Era quasi tabù. Oggi, specie nell’alta Cabilia, le donne anche se rimangono fortemente controllate dalla società e dalla famiglia riescono ad occupare spazi sempre più numerosi nella comunità.
Le giovani ragazze che ci accompagnano a casa del delegato ne parlano in modo molto orgoglioso. È tutta la sua comunità è fiera che l’uomo da loro scelto abbia sempre svolto il suo ruolo con coraggio e abnegazione.
A casa troviamo Idir in abiti da lavoro, sudato e coperto di polvere. Stava facendo delle piccole ristrutturazioni nella vecchia casa di suo padre. Interrompe il lavoro, chiama anche il fratello e dice “abbiamo degli ospiti, approfittiamone per regalarci una piccola pausa”.
Ci portano in una altra stanza della vecchia casa cabila, quella più fresca, dove la mamma anziana era già coricata per la pennichella.
Ci sediamo intorno ad un tavolo che in un istante grazie alla prontezza delle giovani nipoti si è coperto di bevande calde e fresche e di anguria fresca tagliata a dadi.
Ci concediamo alcuni istanti per condividere il piacere di rivederci dopo tanti anni e poi passiamo all’intervista.


Allora, Idir, cosa ne è del movimento, oggi?
“Il movimento è completamente spento. Morto della sua bella morte!” ride un attimo, beve un sorso di limonata poi riprende: “I pochi ex delegati che ancora parlano a nome del movimento sono degli impostori che non rappresentano che loro stessi, Noi sappiamo, e la gente sa, che il coordinamento non esiste più. Solo gli infiltrati, gli arrivisti e tutti coloro che volevano screditare il movimento dall’interno continuano a far finta di credere nella sua esistenza.”

Ma che cosa è rimasto allora di tutta quella lotta?
“È rimasta la lotta stessa, sono rimaste le riflessioni che abbiamo fatto e che continuiamo a fare, Ci è rimasta la storia scritta da milioni di persone semplici. Le migliaia di delegati delle comunità e dei villaggi, gente semplice: disoccupati, piccoli commercianti, artigiani, insegnanti… pensionati… sono andati a scuola di politica partecipativa per più di tre anni. Questo è il risultato della protesta.
Oggi, è rimasta una rete di delegati sinceri che pur se hanno smesso di fare quella vita impossibile che facevamo ai momenti più intensi della protesta, non hanno smesso di pensare, di parlare, di educare i giovani alla lotta. Queste sono le ricchezze che ci ha regalato la ‘primavera Nera’!
È vero che abbiamo anche ereditato tanti problemi: tanti morti, tanti feriti, handicappati a vita, perdite economiche non insignificanti per la regione. C’è un aumento significativo della delinquenza e dell’insicurezza… Bisogna ammettere anche questi aspetti.”

Ma dopo lo “Sciopero della Cartella” e oggi la débacle del movimento cittadino, pensa che avremo mai un altro movimento della stessa dimensione?
“Io non so. So che la Cabilia, di sconfitte ne ha conosciute tante, ma si è sempre rimessa a combattere appena poteva reggersi in piedi:. la speranza è l’ultima a morire… Per fortuna.”

Ma lei… che è un eversivo patologico… Cosa sta facendo in questo momento?
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Idir Ait Mammar
(Ride Idir) “In questo momento sto cercando di restaurare questa vecchia baracca ma non è tanto facile!”ride di nuovo poi improvvisamente ridiventa serio. Riflette un attimo poi riprende “con un gruppo di persone di varie estrazioni, stiamo riflettendo ad un nuovo documento da diffondere. Una specie di memorandum per le lotte future. L’idea di base è che la Cabilia non può cambiare l’Algeria. Forse l’errore in cui siamo caduti fino ad adesso era quello di porci degli obiettivi troppo ambiziosi.. La Cabilia invece può benissimo cambiare la Cabilia. Questo non vuol dire chiudersi agli altri ma piuttosto lasciare agli altri la scelta, il ritmo e la direzione del loro percorso… Ma non è nel senso degli autonomisti. Noi stiamo pensando a qualcosa tipo federalismo o qualcosa del genere. Mi spiego: se in Cabilia vogliamo una scuola laica, aperta all’universalità e che insegni ai nostri figli una storia non rivisitata dai nazionalisti arabi o dagli integralisti … se dobbiamo imporre questo sistema scolastico all’intera Algeria, forse ci vorrà un secolo, se invece lo imponiamo solo per la nostra regione allora forse lì il percorso sarà meno lungo… Non so se mi sono spiegato”

Ma questo non isolerebbe la Cabilia?
Quale isolamento è più di quello in cui siamo? L’ultima insurrezione è stata emulata dalle altre regioni, e questo è un buon segno, ma non c’è stato modo di costruire qualcosa insieme. Forse parliamo dei linguaggi troppo diversi? Ma la Cabilia non ha l’energia di cambiare da sola tutta l’Algeria. Invece se riusciamo a cambiare la Cabilia in positivo, allora si che le altre regioni cominceranno a prendere il proprio destino in mano.”

Comunque, non va in pensione!
“Dopo la morte avremo tutta l’eternità per riposare!”

Karim Metref
(06/08/2008)



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    "Preventing Violent Radicalisation 2007"

"Con il sostegno finanziario del Programma Preventing Violent Radicalisation
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