L'Islamismo algerino: l'MSP tra moderazione e compromesso | Yassin Temlali
L'Islamismo algerino: l'MSP tra moderazione e compromesso Stampa
Yassin Temlali   
L'Islamismo algerino: l'MSP tra moderazione e compromesso | Yassin Temlali
Mahfoud Nahnah
La stampa “democratica» evoca raramente Mahfoud Nahnah, il padre fondatore della corrente dei Fratelli musulmani(1) algerini, senza ricordare il coinvolgimento d’ El Mouwahiddoun (organizzazione clandestina che egli dirigeva negli anni '70 in alcune azioni sovversive volte a instaurare in Algeria uno “Stato islamico").

Il Movimento della Società per la pace (MSP), discendente diretto d’El Mouwahiddoun, non ha che una vaga similitudine con questa associazione: la convinzione che “l'Islam debba ritrovare il suo posto legittimo nella società» . Creato nel Dicembre 1990 da Mahfoud Nahnah con il nome di Movimento della Società Islamica (MSI), oggi è anche ben rappresentato in Parlamento. Alcuni dei suoi quadri, come Amar Ghoul, il ministro dei Lavori pubblici, sono diventati degli elementi fissi dello scenario governamentale.

La letteratura del MSP situa la nascita della corrente dei Fratelli musulmani algerini nel periodo immediatamente dopo l'indipendenza (1962). Mahfoud Nahnah e Mohamed Bouslimani avrebbero formato all'università, negli anni '60, un gruppo clandestino che si opponeva alla politica laica e socialista di Ahmed Ben Bella, accusato di essere alleato del comunismo internazionale. Forte del suo prestigio internazionale e della sua popolarità, il primo presidente dell'Algeria indipendente (1962-1965) aveva dichiarato guerra ai conservatori radicali, per la maggior parte anziani dirigenti dell'Associazione degli Ulema musulmani (2). Quanto ai religiosi più moderati, ne aveva comprato i favori cedendo loro il sistema d'insegnamento tradizionale (dipendente dal Ministero degli Affari Religiosi).
Come questi conservatori cripto-islamici, Mahfoud Nahnah e Mohamed Bouslimani ritenevano che l'identità islamica dell'Algeria fosse minacciata dal socialismo benbellista e che la lingua araba fosse ancora discriminata dopo 132 anni di embargo linguistico coloniale. La “lotta contro i laici » e altri francofoni erano le due bandiere sotto le quali mobilitavano i sostenitori di un'Algeria esclusivamente musulmana, esclusivamente araba. I loro discorsi suscitavano qualche echo all'interno di certe élites, che vedevano la politica socialista del regime sconvolgere le strutture tradizionali della società.

Gli anni '70: violenta opposizione al potere

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Bembella et Nasser
L'opposizione a Ben Bella, anche se ebbe motivazioni di ordine locale, si inseriva in un movimento più largo, ostile alle forze arabe progressiste scaturite dai movimenti di liberazione (Nasser, ecc.). Nel contesto della guerra fredda, le organizzazioni islamiste erano considerate dal blocco dei paesi occidentali, specialmente dagli Stati Uniti, come indispensabili “compagni di strada» nella lotta contro l'intrusione comunista in Medio-Oriente e in Africa del Nord. L'Arabia Saudita, loro principale alleato arabo, finanziava queste organizzazioni e offriva asilo ai loro militanti che fuggivano la repressione (3).

L'avvento al potere di Houari Boumediene, dopo il putsch del 19 Giugno 1965, non temperò l'ostilità dei Fratelli Musulmani al regime. Eppure, anche se alleato dell'Unione Sovietica, il nuovo presidente non era certo conosciuto per la sua benevolenza verso i comunisti. Aveva verso questi ultimi un approccio utilitarista tanto che dopo aver smantellato le loro organizzazioni, le utilizzò come forza d'appoggio alle sue politiche di nazionalizzazione (idrocarburi, ecc.). Houari Boumediene non era neanche un difensore della francofonia (aveva intrapreso l'arabizzazione del sistema scolastico), nè un laico (il suo governo aveva lanciato nel 1970 una “campagna contro la degradazione dei costumi» ). L'odio che gli riservarono i Fratelli Musulmani non poteva spiegarsi che con il loro rifiuto all'allineamento dell'Algeria al blocco dell'Est e il loro rigetto delle riforme socialiste (la riforma agraria…), ai loro occhi contrarie alle regole sulla proprietà dell'Islam.

L'emergenza dei Fratelli Musulmani in quanto forza organizzata può essere datata proprio in epoca boumédieniana (1965-1978), diffusa principalmente tra gli studenti provenienti dagli ambienti contadini, che la politica linguistica ufficiale – nella quale il francese, malgrado tutto, era ancora preponderante – minacciava di lasciare ai margini della vita sociale. Nel 1976 i Fratelli Musulmani si raggruppano in El Mouwahiddoun. Questa organizzazione clandestina si distingue in azioni di sabotaggio (piloni elettrici, ecc.) che valgono ai suoi dirigenti 12 anni di reclusione. Proprio riferendosi a queste azioni la stampa antislamista, ancora oggi qualifica Mahfoud Nahnah come “il taglia pali”.

Nonostante la repressione, l'influenza dei Fratelli Musulmani si estendeva. Il progressismo aveva il fiato corto: la disfatta araba del Giugno 1967 aveva completato il discredito dei regimi progressisti, all'ombra dei quali erano nate nuove borghesie interessate alla normalizzazione delle relazioni con il blocco occidentale. La resistenza afgana all'invasione sovietica e la Rivoluzione iraniana davano all'islamismo nuove energie e gli offrivano nuovi mezzi di mobilitazione.

Anni '80: alleanza anticomunista con il regime
Tuttavia, già all'epoca in cui “segava pali», Mahfoud Nahnah era un moderato più che un estremista. Apparteneva difatti a quella fazione del movimento internazionale dei Fratelli musulmani che rifiutava il discorso jihaidista di Sayyid Qotb, che oggi alimenta gruppi islamisti radicali come quelli scaturiti dalla jihad islamica egiziana. Così, al momento della sua liberazione nel 1982, si rifiutò di sostenere la ribellione islamista di Bouyali (1982-1985). Questa attitudine si spiega molto più con le origini dottrinarie moderate dei Fratelli musulmani che attraverso il nuovo contesto internazionale, inaugurato dall'avvento al potere di Chadli Ben Djedid (1979-1992).

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Chadli Ben Djedid
Il presidente Chadli, smarcandosi dall'orientamento socialista degli anni '60-'70 e intralciando il passo a Anouar Sadate, intraprese la liberalizzazione dell'economia. Per dare al suo potere una legittimità religiosa, fece votare un Codice dello statuto personale ispirato alla legge islamica e incoraggiò la costruzione di moschee. Da allora i Fratelli musulmani potevano sottoscrivere con lui un alleanza tattica. Essi erano in grado di aiutarlo a screditare i successi del socialismo di Boumédiene e incaricarsi al suo posto di contenere la sinistra e il movimento berberista. In cambio dei loro servizi, erano meno esposti alla repressione rispetto ad altri movimenti islamisti radicali. La loro propaganda ideologica e le loro opere caritatevoli erano tollerate. Il loro seguito si allargava.
È in questo periodo che il movimento supera i confini delle università e delle fasce inferiori delle classi medie (insegnanti, piccoli funzionari, ecc.) e si estende fino alla nuova borghesia di commercio, in piena crescita. Tuttavia, la quasi-unanimità dei Fratellli musulmani su questa alleanza tattica con il regime non li metterà al riparo dai conflitti di leadership. Alla metà degli anni '80, molti militanti lo abbandoneranno, raggiungendo la corrente dissidente (diretta da Abdallah Djaballah) che gli rimproverava l'eccessiva subordinazione ai Fratelli musulmani egiziani.

Grazie alla relativa apertura che precedette la rivolta di Ottobre del 1988, le due correnti dei Fratelli musulmani crearono due associazioni, che costituiranno poi la loro facciata legale. Mahfoud Nahnah formerà El Irchad oual Islah (predicazione e riforma) e Abdellah Djaballah El Nahda El islamiya (rinascita islamica). La rivolta dell'Ottobre 1988, repressa nel sangue, aprì la via a un multipartitismo controllato. Restii all'organizzazione partitica per ragioni essenzialmente dottrinarie, i Fratelli musulmani acconsentirono a costituire dei partiti solo quando videro l'influenza crescente del Fronte islamico di salvezza (FIS) minacciare la propria. Crearono così due partiti dai programmi simili: il Movimento della società islamica (4). (MSI, diretto da Mahfoud Nahnah, 1990) e El Nahda El islamiya (diretto da Abdallah Djaballah, 1989).

1994-2008: integrazione negli ingranaggi del sistema

Preoccupato dal crescere dell'islamismo radicale e dalle contestazioni sociali che esso si trascinava dietro, il regime decise di annullare le legislative del Dicembre 1991 – vinte al primo turno dal FIS – e di interdire questo partito. L'MSI, come El Nahda El Islamiya, denunciò queste due decisioni ma, contrariamente a quest'ultimo, accettò nel 1994 di fornire dei deputati al Consiglio nazionale di transizione (CNT), un'assemblea legislativa designata dall'Esercito. Diventerà, di fatto, uno dei bersagli dei gruppi armati islamisti. Negli anni '90 questi gruppi uccideranno decine di suoi militanti, tra cui il suo vice-presidente Mohamed Bouslimani.

Alle presidenziali del Novembre 1995, Mahfoud Nahnah totalizzò, secondo le cifre ufficiali (naturalmente ridotte), il 25% dei suffragi (3,2 milioni di voti) posizionandosi secondo dopo il generale Liamine Zeroual, candidato dell'Esercito. La partecipazione a queste presidenziali, boicottate da numerosi partiti d'opposizone, aprì all'MSI le porte del governo. Nel 1996, e dopo aver cambiato denominazione per diventare il Movimento della società per la pace (MSP), ottenne due ministeri. Alle legislative del 1997, caratterizzate da brogli enormi a favore del partito di governo RND, conquistò 71 seggi. Nel governo formato dopo gli scrutini, il numero dei suoi ministri aumentò a sette. Il suo congresso del Marzo 1998 confermava la sua linea partecipazionista a dispetto di qualche contestazione minoritaria.

Tuttavia, a Mahfoud Nahnah fu vietatò dal Consiglio nazionale di partecipare alle presidenziali di Aprile 1999. Questo non impedì all'MSP di sostenere Abdelaziz Bouteflika, candidato dell'Esercito, in nome della difesa del paese contro “il pericolo laico » e della “necessità di riconciliazione nazionale » (misure a favore dei militanti armati che abbandonavano la latitanza) promessa dal candidato. Questa posizione non valse al partito nuovi portafogli ministeriali: il numero dei suoi ministeri infatti si riduceva a quattro nel primo governo Bouteflika. Le legislative del Giugno 2002 dimostravano che il suo seguito andava diminuendo, mentre quello dei suoi rivali più radicali, il movimento Islah (scaturito da El Nahda e diretto Abdallah Djaballah), rimaneva stabile. Il numero dei suoi deputati fu diviso in due (38), conservando tuttavia i suoi quattro ministri nel governo.

Al terzo congresso del MSP (Agosto 2003), Boudjerra Soltani è succeduto a Mahfoud Nahnah, morto il 19 Giugno 2003. Alle presidenziali di Aprile 2004, il movimento ha sostenuto la candidatura di Abdelaziz Bouteflika, dopo aver costituito con le due parti di governo (l'FLN e l'RND) l’Alleanza presidenziale. Una delle sue ricompense è stata la nomina del suo nuovo presidente al posto del ministro di Stato presso la Presidenza della Repubblica. Le legislative del 17 Maggio 2007 dimostreranno tuttavia che esso non ha raccolto che magri frutti attraverso la sua strategia collaborazionista. Se ha conservato lo stesso numero di deputati, non ha raccolto che poche decine di voti supplementari, che sembrerebbero dovuti essenzialmente all'appello al boicottaggio lanciato da Abdallah Djaballah.

Moderazione o compromesso?

A tutt'oggi la linea partecipazionista dell'MSP non gli impedisce di criticare il regime. Regolarmente i suoi dirigenti montano sul piedistallo per fustigare la corruzione e i brogli elettorali. Uno tra questi, Abdelamadjid Menasra, ha persino preteso le dimissioni del governo nel 2007! Nonostante ciò i suoi deputati non solo votano ogni anno la legge finanziaria e altre leggi più impopolari, ma i suoi ministri le applicano con gran zelo. Incaricato del fiorente settore dei lavori pubblici, Amar Ghoul gestisce miliardi di dollari, ed è un altro ministro MSP, El Hachemi Djaaboub, che negozia l'adesione dell'Algeria all’OMC. La responsabilità del movimento è ugualmente evidente nella dura politica del regime, dalla sanguinosa repressione della “Primavera nera » in Cabilia (2001-2002) a quella delle contestazioni sociali e sindacali che scandiscono la vita dell'Algeria dal 2001.

Per giustificare la sua linea partecipazionista, l'MSP avanza diversi argomenti realisti: «non praticare la politica della sedia vuota permette al movimento islamista di non essere marginalizzato; allearsi alle frange conservatrici del regime “impedirà ai laici di impossessarsi del paese», ecc. Tuttavia, la costante di tale orientamento si spiega attraverso un altro fattore: l'integrazione delle sue élites negli ingranaggi del sistema.

L'accesso di decine di quadri dell'MSP a posti ministeriali e a seggi parlamentari ha creato al suo interno una aristocrazia militante, beneficiante di privilegi che essa non vorrebbe perdere mostrandosi critica col regime. La letteratura del movimento riconosce questo fatto. Sul sito internet dell'MSP, un articolo intitolato “Bilancio della partecipazione al governo algerino», ammette che ciò “ha provocato il raffreddamento del militantismo di certi quadri che si considerano come un partito del potere stabilito».

Con l'avvicinarsi delle elezioni, l'MSP conosce le stesse lotte per le candidature che hanno conosciuto l'RND o l'FLN. Queste battaglie, osserva il sociologo Abdelnasser Djabi, “riflettono una lotta senza esclusione di colpi per il potere, tra le élites che compongono il partito. Queste élites vengono generalmente da ceti poveri o medi […] Il sistema offre loro possibilità di ascesa sociale. Ottenere un seggio al Parlamento permette una promozione tanto più interessante e rapida visto che il paese conosce un'agiatezza finanziaria senza precedenti (5).

Il mutamento pratico dell'MSP si è accompagnato ad un mutamento ideologico reale, benché ancora allo stato embrionale. Possiamo apprezzarne la giusta misura comparando il discorso attuale del movimento a quello dei Fratelli musulmani degli anni '70 e '80. Anche se fondamentalmente conservatore, l'MSP non rivendica più l'instaurazione di uno Stato religioso. Durante un incontro organizzato a Londra il 28 Ottobre 2007 dai Fratelli musulmani egiziani per discutere il loro programma di governo, il suo rappresentante (l’anziano ministro Abdelmadjid Menasra) ha criticato il potere di controllo sul Parlamento che il programma accorderebbe ai religiosi, stimando che ciò sarebbe “contrario al principio di uno Stato civile».

Purtroppo questo mutamento ideologico è il semplice risultato del compromesso con il sistema più che l'esito di una reale autocritica. “L'integrazione dell'Islam moderato nelle lotte d'élites rischia di condurre all'emergenza di un'altra corrente radicale, certo pacifica ma perniciosa», sottolinea il politologo Rachid Tlemçani (6). L'MSP stesso riconosce che questo rischio è reale(7). Tuttavia, la soluzione che esso propone per evitarlo non tiene conto delle basi sociali del radicalismo religioso. Essa non rimette in causa la sua collaborazione con il potere, ma si riassume in autorizzare i suoi predicatori a recuperare il terreno della predicazione islamica nelle moschee al fine di impedire ai movimenti estremisti di riappropiarsene (8).



Note

1) I Fratelli musulmani sono una organizzazione panislamista fondata 1928 in Egitto con l'obbiettivo di instaurare un grande Stato islamico fondato sulla sharia e basato sulla sunna spogliata delle influenze culturali locali. Essa ha ramificazioni in diversi paesi arabi e musulmani.
2) Ha per esempio messo agli arresti domiciliari El Bachir El Ibrahimi, uno dei fondatori dell' Associazione degli ulema musulmani algerini (1931-1962) nel quale, pur non essendo propriamente islamista, alcune organizzazioni islamiste algerine vedevano il loro padre spirituale.
3) Negli anni '60 e '70, molti dirigenti dei Fratelli musulmanei egiziani vi hanno trovato rifugio e soprattutto fatto fortuna.
4) Molti dirigenti del FIS (Ali Djeddi, Abdelkader Boukhamakham, ecc.) erano vecchi militanti delle diverse organizzazioni dei Fratelli musulmani.
5) Intervista. Babelmed, 16 Aprilel 2007.
6) Intervista, il quotidiano algerino El Watan, (18 Maggio 2008).
7) “Alcuni elementi islamici sfruttano il vuoto che conosce l'ambiente della predicazione per riempirlo di idee poco conformi alla predicazione islamica moderata. Questi movimenti attirano i giovani musulmani e ciò prelude a pericolosi sviluppi » Articolo in arabo intitolato «Bilancio della partecipazione dell'MSP al governo algerino». Il sito internet del movimento: www.hmsalgeria.net)
8) Idem.

Yassin Temlali
Traduzione di Alessandro Rivera Magos
(30/09/2008)


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    "Preventing Violent Radicalisation 2007"

"Con il sostegno finanziario del Programma Preventing Violent Radicalisation
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