Algeria: una situazione esplosiva | Yassin Temlali
Algeria: una situazione esplosiva Stampa
Yassin Temlali   
Algeria: una situazione esplosiva | Yassin TemlaliL'annuncio dell'imminente organizzazione di un referendum sulla Costituzione per consentire al presidente Bouteflika la sua candidatura per un terzo mandato arriva in un contesto particolarmente esplosivo. Il sostegno dell'Alleanza presidenziale (il vecchio partito unico FLN, l'RND e l'MSP islamista) a questa candidatura non è sufficiente a ridare brillantezza al blasone del Presidente della Repubblica, offuscato da nove anni di gestione catastrofica.

Lo scacco della gestione bouteflikiana da parte della violenza islamista è oggi evidente. Pur avendo convinto alcune migliaia di combattenti islamisti ad abbandonare la latitanza, la “legge sulla concordia civile” (2000) e la “carta della pace e della riconciliazione” (2004) non hanno affatto ridotto l'attività armata ad un'attività “residuale” o di “bassa intensità”, come ama sottolineare il governo. Gli esperti di questioni di sicurezza temono che l'Algeria sprofondi di nuovo nell'universo degli anni '90, con il suo campionario di auto-bomba, di massacri collettivi e esodi massicci.

L'attività dei gruppi armati islamisti non è più localizzata solamente in alcune regioni (Cabilia, grande sud). Questi gruppi assediano ormai la capitale, trasformata in un bunker e circondata da un pesante sistema di sicurezza che ricorda agli Algerini i peggiori momenti del decennio del '90. Questi continuano ad attirare sia vecchi combattenti agguerriti, restituiti in maniera effimera alla vita civile nel quadro della politica di riconciliazione, sia giovani disoccupati, spesso vittime della dispersione scolare.

In questi ultimi tre mesi gli attacchi islamisti hanno raddoppiato la loro ferocia. Luglio e Agosto hanno conosciuto una ventina di operazioni armate, di cui le più cruente sono state tre attentati suicidi che, il 19 Agosto, hanno fatto alcune decine di morti e di feriti tra le forze di sicurezza e tra i candidati al reclutamento nei corpi della gendarmerie nazionale. Gli attentati non hanno risparmiato, in un anno e mezzo, nessun simbolo dello Stato. Hanno scelto come obbiettivo la Presidenza del Consiglio, il Consiglio Costituzionale, diverse caserme, fino alla persona del Presidente della Repubblica, vittima di un tantativo di assassinio a Batna, nell'Agosto 2007.

A livello economico, un decennio di prosperità finanziaria (circa 200 miliardi di dollari di riserva di cambio) ha favorito una borghesia potente e tentacolare, che ha fatto fortuna nel commercio estero, approfittando del declino costante della produzione nazionale. Ma questa prosperità non ha aiutato il paese a volare con le proprie ali, come aveva promesso il Presidente della Repubblica all'inizio del suo governo. L'Algeria è lontana dall'essere “la tigre emergente del Maghreb” e la sua dipendenza alimentare si aggrava di anno in anno ( le importazioni dei prodotti alimentari sono aumentate del 76,23% solo tra il primo semestre 2007 e quello 2008). Contrariamente alle promesse ufficiali, l'entrata in vigore dell'Accordo di associazione con l'UE non ha spronato l'industria privata e pubblica. Le importazioni di prodotti di consumo aumentano in maniera vertiginosa mentre le esportazioni restano a vantaggio per il 99% degli idrocarburi, come nel 1999, anno dell'avvento al potere di Abdelaziz Bouteflika.

La prosperità del decennio 2000 non ha dunque trasformato l'economia algerina in un economia produttiva. E in più non ha migliorato le condizioni di vita della maggior parte della popolazione. La disoccupazione continua ad infierire; le cifre ufficiali la situano al 12% della popolazione attiva, ma sono contestate dagli economisti secondo cui il numero dei disoccupati sarebbe ben più alto. I progetti “Impiego dei giovani” si dimostrano incapaci di colmare l'enorme falla tra offerta e domanda di mano d'opera. I giovani algerini che non tentano la via della latitanza sono tentati dalla “harga”, l'emigrazione illegale in Europa via mare. Secondo l'agenzia di stampa pubblica APS, tra il 2005 e il 2007 sono stati rintracciati circa 2340 candidati all'emigrazione clandestina, di cui 1301 sono stati soccorsi in mare. Dall'inizio del 2008, le barche di 400 “harraga” sono state intercettate dalla guardia costiera.

In questo contesto, segnato dall'incapacità del governo di mettere i faraonici introiti dello Stato al servizio di un progetto di sviluppo, le contestazioni sindacali si moltiplicano, i moti spontanei anche. Dal 2001 l'Algeria vive al ritmo di esplosioni popolari periodiche. Secondo la Lega algerina per la difesa dei diritti dell'uomo (LADHH), alcune centinaia di manifestanti sono ancora imprigionati dopo essere stati condannati per “attentato all'ordine pubblico”. Le ragioni di queste esplosioni sono diverse. Esse vanno dall'arbitrarietà poliziesca alle interruzioni di acqua o elettricità.

Vigoroso ritorno dello Stato nell'economia
Algeria: una situazione esplosiva | Yassin Temlali
Ahmed Ouyahia
Il regime è cosciente che questa crisi minaccia le sue fondamenta, ricostruite con grande fatica all'inizio degli anni 2000 grazie al relativo carisma di Abdelaziz Bouteflika. Ma per adesso non sembra disposto a risolverla che con la repressione. Uno dei segnali della sua volontà di serrare il suo pugno sulla società è la nomina di un “uomo forte”, Ahmed Ouyahia, alla testa del governo il giugno scorso. Ahmed Ouyahia si è costruito una sinistra reputazione di uomo autoritario, ordinando nel 1996 tagli sui salari dei funzionari e attivando delle campagne “mani pulite” che hanno buttato dietro le sbarre i piccoli pesci, risparmiando i grossi pescecani della corruzione. Egli non ha mai smesso, dalla sua nomina, di ricordare che lo “Stato resta in piedi” e che opporrà la più grande fermezza contro ogni “attentato all'ordine pubblico”.

A livello economico, il regime sembra constatare i limiti della liberalizzazione senza controllo, imperniata sull'incoraggiamento degli investimenti stranieri e della privatizzazione delle imprese statali. Il primo segno della sua volontà di rivedere la sua gestione dell'economia è arrivato da un discorso di Abdelaziz Bouteflika, pronunciato nel luglio scorso e nel quale ammetteva senza riserve: “In materia di politiche di privatizzazione e investimento, ci siamo rotti il naso!”. Il Presidente della Repubblica ha giudicato, nel suo tuonante discorso davanti ai sindaci algerini, che molti degli investitori stranieri che accumulano enormi profitti non hanno alcuna intenzione di investirne una parte in Algeria. Abdelhak Lamiri, economista e PDG del gruppo INSIM (Istituto internazionale superiore di management), valuta questi profitti a 7 miliardi di dollari nel solo 2007. Si prevede che la cifra si attesti sui 50 miliardi in 15 anni.

La legge finanziaria per il 2008 si è fatta carico del cruccio presidenziale contro gli investitori stranieri a beneficio dei quali, bisogna ricordarlo, aveva emendato nel 2001 il codice degli investimenti, giudicato “troppo rigido” dai suoi consiglieri ultra-liberali. Questi investitori ormai sono obbligati a immettere nel circuito locale la “parte dei benefici corrispondenti agli esoneri o riduzioni di imposte di cui hanno beneficiato nel quadro dei dispositivi di sostegno all'investimento”. Questa disposizione di legge verrà rinforzata con la finanziaria 2009, che prevede di assimilare “ i benefici trasferibili dalle succursali e altre installazioni alle società madri stabilite all'estero sulla base dei profitti” che dovrebbero, a tale scopo, essere tassati del 15%.
Il progetto di finanziaria per il 2009 propone di accordare al governo, attraverso il Tesoro pubblico, una “autorizzazione permanente in materia di risanamento finanziario” delle società economiche pubbliche destrutturate, il che può essere considerato una vera è propria deroga alla sacra dottrina liberale, difesa con le unghie da Abdelaziz Bouteflika dal 1999. Quanto alle sovvenzioni per lo sfruttamento delle imprese e stabilimenti di Stato, queste saranno prese in carica direttamente dallo Stato. Il programma di privatizzazione del governo è come congelato fino a nuovo ordine. Segno dei tempi: è Abdelmadjid Sidi Saïd, segretario generale del sindacato centrale UGTA, ad aver annunciato ai salariati che il gruppo Ouyahia aveva rinunciato a vendere 220 imprese privatizzabili!

Chiusura politica
Algeria: una situazione esplosiva | Yassin Temlali
Abdelaziz Bouteflika
Questo riaggiustamento è stato incoraggiato dal contesto internazionale, caratterizzato dal moltiplicarsi di crisi bancarie e finanziarie e dal ricorso degli Stati industrializzati ai fondi pubblici per salvare le loro economie in declino. Nel frattempo, nella misura in cui ciò non avviene nel quadro di un progetto globale di sviluppo, tale riaggiustamento non segna necessariamente la fine degli elogi sperticati ai benefici del liberismo. Il governo sembra piuttosto principalmente motivato dal timore di vedere le contestazioni sociali di questi ultimi anni scoppiare in un’esplosione popolare forte come quella dell'ottobre 1988 che, aprendo una mezza via al multipartitismo, ne ha aperta una molto più concreta all'islamismo radicale. Gli sforzi elettorali non sono altrettanto estranei a questa revisione delle opzioni governative. L'agiatezza finanziaria degli anni 2000 non ha né sradicato la disoccupazione né ha aiutato le imprese, private e statali, a rialzarsi. Il presidente Bouteflika non può, senza mettere in causa la poca credibilità che gli resta, affrontare le elezioni di aprile 2009 al grido di vittoria “Ci siamo riusciti”.
La miracolosa scoperta dei limiti del liberismo non si è accompagnata, purtroppo, ad alcuna volontà di aprire il campo politico e di salvaguardare le libertà pubbliche. Il “colpo di mano” contro la Costituzione per permettere ad Abdelaziz Bouteflika di ripresentarsi candidato alle presidenziali ne è la migliore dimostrazione. Altri segni di irrigidimento sono visibili. In nome della “applicazione della legge” e della “lotta contro il disordine”, la pesante mano della repressione continua a colpire. Le manifestazioni dei salariati sono disperse senza riguardo e i sindacalisti assediati dalla polizia e dalla giustizia. Le manifestazioni di protesta sono duramente represse e i giovani manifestanti continuano ad essere deferiti a centinaia davanti ai giudici e pesantemente condannati. È stata votata una legge che criminalizza l'emigrazione illegale. Quanto alla stampa, essa vive sotto la minaccia del ritorno del sinistro imprimatur degli anni '90, nascosto sotto la “necessità della lotta antiterrorista”. In occasione dell'apertura della sessione parlamentare d'autunno, Ahmed Ouyahia ha suggerito il tono di quella che sarà la sua gestione della scena mediatica: ha accusato i giornali di essere uno “strumento di propaganda del terrorismo” e li ha esortati a “far ritorno alla ragione”.

Yassin Temlali
Traduzione dal francese: Alessandro Rivera Magos
(08/10/2008)

parole-chiave: