Elezioni americane: il sogno ad occhi aperti del presidente algerino Bouteflika | Yassin Temlali
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Yassin Temlali   
Elezioni americane: il sogno ad occhi aperti del presidente algerino Bouteflika | Yassin Temlali
George Bush - Abdelaziz Bouteflika
Le presidenziali americane si avvicinano. Georges W. Bush non vuole lasciare la Casa Bianca. Protettore delle multinazionali del petrolio e di quella Wall Street oggi in delirio, ha bisogno di un altro mandato per continuare la propria opera: arricchire i poveri in America, completare la pace in Iraq e in Afganistan e preparare l'avvento della civiltà anglo-sassone nello spazio intersiderale.

George Bush ha un’illuminazione improvvisa: ha in Algeria una conoscenza, Abdelaziz Bouteflika, che si ricorda di aver ricevuto, una volta, in tutta fretta per ragioni di calendario. Il presidente algerino, secondo Condoleeca Rice, ha una certa esperienza nell'allungamento dei mandati elettivi. Ansioso di continuare a proteggere l'Algeria dai suoi eterni demoni, il terrorismo e l'anarchia sociale, Bouteflika ha deciso di emendare la Costituzione per accordarsi qualche anno in più a capo dello Stato. I dirigenti algerini non sono poi sempre quegli idioti di cui si dice: per i problemi di instabilità politica che rodono le vecchie democrazie, loro hanno una soluzione magica: fare del nuovo usando il vecchio, infinitamente.

George Bush chiama Abdelaziz Bouteflika per chiedergli consiglio. Il presidente algerino si mostra poco sorpreso dalla richiesta: anche Nicolas Sarkozy lo prega continuamente di rivelargli i segreti del dispotismo illuminato e del populismo autoritario. È contento di rendere un servizio ad una grande nazione come l'America, felice di essere un modello per i grandi, lui che è stato ingiustamente privato del premio Nobel.

Al termine di una lunga conversazione, George Bush è determinato a far rivedere anche lui la Costituzione degli Stati Uniti, vecchia quanto il paese stesso. Questa Costituzione nega la “sovranità popolare”, gli ha detto il suo nuovo amico. Non è scandaloso limitare il numero di mandati presidenziali a due? E perché mai un Presidente che ama il suo popolo non avrebbe il diritto di continuare a servirlo?

Il Presidente degli Stati Uniti è alle stelle. Il suo nuovo amico gli ha dispensato altri consigli gratuiti sul miglior modo di farsi amare dal popolo suo malgrado. Gli ha spiegato, per esempio, che gli elettori americani, ingannati dal “diabolico meticcio”, potrebbero votare contro la modifica della Costituzione e dimenticare che è grazie a lui, George Bush, che l'America è la nazione più amata del pianeta e che i suoi cittadini sono così ben accolti in Iraq e Afganistan. In queste condizioni, ha aggiunto il Capo di Stato algerino, bisogna evitare di organizzare un referendum: «È troppo rischioso.» Come tutti i popoli, ha sottolineato, il popolo americano non sa dove si trova il suo interesse, e non si deve chiedere il suo parere prima di essersi assicurati la sua lealtà. E come assicurarsene quando lo si vede completamente ipnotizzato dal “meticcio incantatore”?

George Bush è convinto, alla fine di questa conversazione, dei pericoli dei referendum popolari in periodo di crisi. Secondo il suo amico algerino, è sufficiente presentare a deputati e senatori riuniti in una sessione parlamentare unica, un emendamento che autorizzi il presidente ad ambire a tutti i mandati necessari, senza limite. E perché lo charme faccia il suo lavoro il luogo della riunione, il vecchio Congresso, dovrà essere ribattezzato il “Palazzo Zirout Youcef”, nome dell'Assemblea algerina.

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George Bush - Abdelaziz Bouteflika
Abdelaziz Bouteflika ha proposto a George Bush, per la salvaguardia della sua amministrazione declinante, un piano ORSEC completo. In più gli spediranno degli ufficiali dei servizi segreti, veterani delle manovre elettorali degli anni 1990 e 2000, e il proprio Capo di Governo, Ahmed Ouyahia, specialista delle “elezioni libere e oneste” da quando nel Giugno 1997 ha dato la maggioranza dell'Assemblea al suo partito, il Gruppo Nazionale Democratico, proclamato appena qualche settimana prima delle votazioni. Quanto ai deputati e senatori americani, basterà spiegare loro, per convincerli a votare “si”, che non saranno più tenuti a farsi eleggere per sedere in Parlamento e che come ricompensa alla loro lealtà, ognuno di loro avrà immensi lotti di terreni, delle superbe ville in riva al mare e il diritto di ripudiare le loro mogli per sposarne di più giovani.

George Bush è raggiante. Grazie ai consigli del suo omologo algerino, potrà perseguire l'instaurazione della democrazia in Iraq e disporrà del tempo necessario per rovesciare i Mullah e trasformare l'Iran in un altro Iraq, pacifico, prospero e fraterno. Potrà anche volare in soccorso di Wall Street ogni volta che gli onesti capitalisti si sentiranno ingiustamente colpiti dalle oscure forze del mercato. Senza tardare, mette in azione il piano bouteflikiano, sotto la supervisione di Ahmed Ouyahia.

E la vita dei deputati e dei senatori americani cambia da un giorno all'altro. Si vedono assediati dagli ufficiali algerini che li sottopongono a lavaggi del cervello stile CIA-KGB. Li seguono dovunque, nelle loro abitazioni, nei loro uffici, fino ai loro angoli più intimi, alternando le promesse alle minacce e ai ricatti, per convincerli a votare per la buona causa della sovranità popolare.

Abdelaziz Bouteflika segue le operazioni dall'ospedale militare, dove soggiorna spesso da anni, a causa di malattie diverse e, soprattutto, dell'inevitabile vecchiaia. I rapporti che giungono da Washington sono soddisfacenti. Gli americani sembrano aver capito che l'Occidente non deve agli Arabi solamente la filosofia e la medicina: ma deve anche ai suoi dirigenti moderni le regole del buon governo e le leggi della stabilità politica.

Il giorno delle votazioni i deputati e i senatori si riuniscono al Congresso ribattezzato “Palazzo Zirout Youcef”. Intonano in coro l'inno nazionale americano prima di alzare le mani per votare. L'indomani i risultati del suffragio sono sulle prime pagine di tutti i giornali del pianeta. Non solo è stato adottato l'emendamento che consente al Presidente in carica di estendere il proprio mandato secondo il necessario, ma in più George Bush è stato eletto Presidente a vita dell'America e del mondo. I rappresentanti del popolo americano, i cui cervelli erano stati lavati dallo Javel algerino, non si sono limitati a compiere fino in fondo la propria missione patriottica, applicando coscienziosamente gli orientamenti degli ufficiali algerini. Hanno offerto al Presidente americano ciò che ogni presidente sogna, preparare lui stesso i propri funerali nazionali.

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Barak Obama

George Bush è in giubilo. Grazie a questa storica votazione organizzata dai servizi algerini, potrà applicare il suo programma senza timore di essere revocato. Il “New York Times” diventerà un giornale governativo: si chiamerà “El Moudjahid” o “Al-Chaâb” in segno di gratitudine verso l'Algeria. Le associazioni civili spariranno una dopo l'altra e le organizzazioni dei “discendenti dei martiri della guerra d'indipendenza” e delle “vedove degli eroi del Viet-Nam” pulluleranno in tutto il paese. I neri attraverseranno l'Atlantico a nuoto per fare ritorno alla loro ancestrale Africa e Barak Obama, stizzito per l'ingerenza straniera, si esilierà a Ginevra.
Abdelaziz Bouteflika è in giubilo anche lui: la più grande potenza mondiale è adesso anch'essa gestita da un presidente a vita. L'esperienza algerina potrebbe servire altrove, pensa. Nominerà Ahmed Ouyahia ambasciatore permanente dell'Algeria presso le democrazie occidentali in crisi.


Yassin Temlali
traduzione dal francese di Alessandro Rivera Magos
(17/11/2008)




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