Elezioni in Algeria: molto rumore per nulla | Ghania Khelifi
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Ghania Khelifi   
Elezioni in Algeria: molto rumore per nulla | Ghania KhelifiAll'indomani dello scrutinio del 9 Aprile, gli algerini hanno ripreso la loro vita quotidiana con indifferenza, come se la votazione, che l'abbiano eseguita oppure no, fosse stata una semplice formalità senza alcuna influenza sul loro avvenire. La continuità, slogan della campagna elettorale di Abdelaziz Bouteflika, il presidente rieletto per un terzo mandato, mantiene i propri privilegi, nella morosità di un paese ricco con una popolazione povera. Continuità che vale anche per gli attentati degli islamisti armati, meno frequenti certo, ma che hanno causato nel week-end dello scrutinio due morti e nove feriti fra le fila delle forze di sicurezza.

Dunque non cambia nulla dopo il 9 Aprile. Anche il miliardo e mezzo di dollari che il presidente ha promesso di investire in un programma quinquennale di rilancio non riesce a convincere gli algerini, specialmente i giovani, che il cambiamento sia alle porte. Eppure nel 1999 Bouteflika aveva suscitato fiducia e speranza dopo dieci anni di guerra civile e anarchia. Il suo stile diretto, il suo impegno a far “muovere le cose”, le sue rassicurazioni sulla propria autonomia di fronte al sistema gli avevano dato una certa popolarità. Dopo dieci anni di governo, la sua immagine si è considerevolmente offuscata, la progressiva perdita del potere d'acquisto della popolazione proprio quando gli introiti del petrolio hanno raggiunto un livello storico, le limitazioni delle libertà pubbliche e individuali, il calo degli investimenti locali e stranieri hanno spinto i cittadini verso una sorta di rassegnazione disperata.

Il colpo di grazia alla credibilità di Bouteflika è stato l'emendamento della Costituzione, che gli ha consentito di ottenere un terzo mandato. Gli algerini adesso sono convinti che sarà “presidente a vita” o, come ironizza un giovane algerino che “ha un CDI rinnovabile”. Bisogna dire poi che i risultati ufficiali del voto somigliano più a un plebiscito che all'elezione di un candidato in gara con altri cinque avversari. Con una percentuale di partecipazione nazionale del 74,11% e il 90,24% di voti, Bouteflika lascia a debita distanza gli altri candidati con solamente il 10% dei voti, di cui il 4,22% a Louisa Hanoune.

Naturalmente l'opposizione grida al broglio elettorale e contesta in particolar modo il tasso di partecipazione. Il Fronte delle Forze Socialiste (FSS) lo considera solamente del 18% e denuncia tale “arbitraria menzogna”. Anche il Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia (RCD) denuncia la frode in diverse sedi elettorali. L'RCD riferisce che diversi poliziotti e militari vestiti in abiti civili sono stati portati in pullman a votare al posto di altri elettori, per creare l'impressione di un'alta affluenza. Il partito, in un comunicato, condanna un tentativo di spedizione punitiva effettuato contro la propria sede nazionale, la cui facciata era coperta di bandierine nere in segno di lutto nazionale. In Cabilia, dove questi due partiti sono molto radicati, diverse urne sono state saccheggiate il giorno della votazione e scontri violenti, fino alla tarda notte di venerdì, si sono verificati tra le forze dell'ordine e coloro che manifestavano contro “quest'ennesima messinscena”.

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Louisa Hanoune
Anche gli avversari ufficiali di Bouteflika nella contesa elettorale hanno rifiutato i risultati ufficiali. Ad esempio, il direttore della campagna di Louisa Hanoune, ha riferito alla stampa di aver scoperto che qualcuno aveva votato al suo posto. Altri candidati hanno deplorato l'interdizione fatta ai cittadini e agli osservatori di assistere alle operazioni di scrutinio dei voti in diversi seggi. Secondo numerosi elettori, gli osservatori inviati dalla Lega araba, l'Unione africana e l'Organizzazione della Conferenza Islamica erano “invisibili”.

Abdelaziz Bouteflika ottiene dunque il suo nuovo mandato in un clima di sospetto e malessere sociale. Gli sarà difficile riguadagnare la fiducia degli algerini che, da diverso tempo ormai, non nutrono più alcuna illusione sul sistema di potere del loro paese.


Ghania Khelifi
Traduzione dal francese di Alessandro Rivera Magos
(22/04/2009)


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