Boussad Ouadi, libraio ad Algeri | Ghania Khelifi
Boussad Ouadi, libraio ad Algeri Stampa
Ghania Khelifi   
Boussad Ouadi, libraio ad Algeri | Ghania Khelifi “L’editoria, tirapiedi del sistema”
Bisogna essere algerini per comprendere l'emozione suscitata dall’imminente chiusura della “Librairie des Beaux-Arts”. Questo luogo non era, perché ormai dobbiamo parlarne al passato, un semplice spazio per la vendita di libri, ma l'ultimo bastione di una cultura creativa, una finestra sul mondo. La libreria ha una storia, dei simboli. Il 21 febbraio 1994, il suo gestore Vincent Grau vi veniva assassinato. Era uno dei pochi francesi che resistevano alla minaccia degli islamisti armati continuando a vivere in Algeria. Alcuni scrittori, Camus, Roblès, Tahar Djaout – anch'egli assassinato dai terroristi – hanno frequentato questo luogo.
Quando il comunicato dell'attuale direttore della libreria è arrivato nelle redazioni, si è gridato al complotto, alla censura. Ne è convinto anche Boussad Ouadi, libraio ed editore, che vi legge una misura di rappresaglia per la pubblicazione di due libri di due oppositori al potere algerino. Non crede che il proprietario voglia recuperare il suo locale per senso degli affari. Nel suo comunicato afferma: “Come editori siamo stati imbavagliati, ci è stata interdetta la registrazione legale e quindi la pubblicazione, eliminati da tutti i programmi di sovvenzioni e aiuto per l'editoria, accordata invece a molti altri cosiddetti professionisti ”, e denuncia: “leggi scellerate esigevano che aumentassimo il capitale sociale a due miliardi di centesimi. Poi, ultimamente, direttive della Banca Centrale ci hanno imposto, per ogni libro importato, certificati fitosanitari, certificati di origine e conformità, oltre ai tradizionali visti dei ministeri della Cultura, degli Affari Religiosi e della polizia”. Boussad però non si arrende. Lo dice in questa intervista.

La chiusura della vostra libreria ha suscitato reazioni profonde in molti algerini. E tuttavia non è la prima volta che scompare una libreria...
Infatti. Ed è per questo motivo che il sostegno è impressionante e molto toccante. Quest'ultimo anno nove librerie hanno chiuso lungo via Ben Mhidi e via Didouche Mourad (i due assi principali della capitale algerina ndr) nel silenzio più totale, perché nessuno degli occupanti si è lamentato. Fatto ancora più grave, tre di queste sono state vendute da vecchi impiegati della SNED-ENAL (vecchia impresa di Stato ndr), ad alcuni commercianti di vestiti o di calzature intascando una conveniente plus-valuta nel passaggio. Nessuna autorità ufficiale si è interposta nelle transazioni, né ha giudicato deplorevole che degli spazi culturali cambiassero vocazione. A Orano, Costantina, Annaba, Tlemcen, ecc... si è verificato lo stesso fenomeno.

Voi non credete che le motivazioni del proprietario siano puramente commerciali?

Nel mio caso non ci credo affatto. Solo il futuro ci dirà quali erano le vere intenzioni del propietario. Penso non sia estraneo a ciò che mi è successo l'aver pubblicato, per le edizioni INAS, “Le prigioni di Algeri”, di Mohamed Benchicou, il vecchio direttore del quotidiano Le Matin che racconta i suoi 24 mesi di carcere, e “La dignità umana”, di Ali Yahia Abdennour, presidente della Lega Algerina per la Difesa dei Diritti Umani, un'arringa per il riconoscimento dei diritti umani in Algeria di uno dei più combattivi avvocati delle vittime della repressione politica nel paese. Ma ho intenzione, dopo tutti i segnali di sostegno che ho ricevuto, di battermi per restare. Come diceva un cliente “H’na Yaiche Kaci, h’na y mout y en marre de mourir!”*

Come spiega lei la scomparsa di librerie e la rarità degli spazi culturali in Algeria?

Con una mancanza totale di percezione del ruolo che dovrebbero ricoprire il libro e la cultura libraria nel paese. Non è solo il potere politico ad essere chiamato in causa. Gli educatori, i genitori, le associazioni hanno una parte di responsabilità per questo deserto culturale. Vi contribuisce anche il marasma sociale, attraverso la totale pauperizzazione delle classi medie.
Quanto all'editoria, è diventata il tirapiedi del sistema. Vive delle sovvenzioni statali e il mercato pubblico da un lato, dalla manna economica orientale per il libro religioso e islamista dall'altro. Da un anno io non ho neanche una registrazione ufficiale e mi sono del tutto interdetti gli acquisti sovvenzionati del Ministero della Cultura.

Non trova che questa situazione sia paradossale? Algeri che è stata la capitale della cultura araba nel 2007, e ospiterà quest'estate il festival panafricano, non ha quasi più librerie...
In questo, in Africa come nei paesi arabi, le situazioni sono del tutto comparabili e gli “apparat-chik” che frequentano questi festival (e che spesso vedo nella mia libreria) sono come dei cloni. Ad eccezione degli artisti ( se ce ne sono!), ma non credo che essi li portino nelle librerie.

*Espressione popolare algerina “Qui vive Kaci , qui morirà”
Ghania Khelifi
Traduzione dal francese di A.Rivera Magos
(01/06/2009)



parole-chiave: