Algeria: quando la violenza e il crimine fruttano bene | Ghania Khelifi
Algeria: quando la violenza e il crimine fruttano bene Stampa
Ghania Khelifi   
“Rubare al paese non è poi così grave”
Il diciannovenne Amine Ferhat afferma con sicurezza che “oggi i soldi del terrorismo sono alla luce del sole. Guarda le famiglie che avevano qualcuno attivo nel movimento di resistenza: sono tutte ricche ora”. Come molti giovani, anche Amine crede fermamente che, se ci si pente in tempo, il terrorismo sia un buon affare. Sono molti gli algerini che, come lui, sentono di essere stati ingannati dalla fine della crisi. Grazie all’Atto di Riconciliazione, a chi una volta aveva imbracciato le armi e poi si era pentito, sono stati concessi indennità, alloggi e sostegni per creare imprese e perfino i salari arretrati per il periodo in cui erano stati in guerra contro lo stato e contro il popolo. Tutti possono raccontare di un terrorista che “è diventato ricco dopo essersi arreso” o di un “dritto” che ha investito nel ramo immobiliare nelle aree in cui imperversava la violenza in modo da rivendere oggi con un elevato valore aggiunto. Grazie alle rivelazioni diffuse dopo la guerra, i servizi segreti hanno confermato che il terrorismo è stato redditizio.
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L’Algeria di Bouteflika

Stando alle confessioni dei pentiti, sappiamo che il denaro rubato alle vittime degli omicidi o dei rapimenti veniva usato non solo per acquistare le armi, ma anche per sostenere le famiglie dei terroristi morti o di quelli ancora nel maquis , per pagare nuove reclute e, soprattutto, per reinvestire il gruzzolo nel mercato immobiliare, nel contrabbando e in altre fruttuose attività che arricchivano gli emiri. Ci ricordiamo ancora di quelle faide e di quei sanguinari regolamenti di conti tra i diversi gruppi terroristici o tra i membri della stessa organizzazione per questa ricchezza. Durante il processo, un ex membro dell’AIS (la frangia armata del vecchio FIS, Fronte Islamico di Salvezza)* ha accusato i suoi capi di non aver distribuito equamente i bottini come promesso, ma di aver investito il denaro estorto a proprio vantaggio nell’agricoltura o nel commercio. Dalle investigazioni dei servizi segreti, è emerso che alcune delle famiglie divenute improvvisamente ricche avevano almeno un parente nel maquis . Sempre secondo i servizi, il denaro del terrorismo viene investito nell’acquisto di caffetterie, negozi di abbigliamento, terme, librerie specializzate in articoli religiosi e anche nell’importazione di generi alimentari.
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Il duplice attacco ad Algeri dell’11 dicembre 2007 (Foto: Xinhua/AFP)

Fin dal 2004, i gruppi armati si sono impadroniti di “un altro settore”, quello dei rapimenti. Nel 2007 sono state rapite 375 persone, questo fenomeno ha raggiunto un’ampiezza tale da arrivare alla quota di 15 rapimenti al mese. “Loro (i terroristi) non potrebbero fare nulla da soli, se non ci fossero persone che li aiutino a investire”, sottolinea Kader sicuro. “Hanno amici ovunque: avvocati, notai, persone che lavorano nell’amministrazione e li aiutano con i documenti”. Tutti i miliardi guadagnati con le armi alimentano i sogni dei giovani che vivono in un paese in cui “non conti niente se non hai i soldi” e dove gli ingenui e i poveri sono gli unici a lodare i valori della cultura e del lavoro. In Algeria è molto facile arricchirsi se hai l’audacia e il cinismo sufficienti, perché nessuno controlla da dove provenga quel benessere guadagnato in pochi anni o addirittura in pochi mesi. Con quel sistema legale, i soldi possono comprare tutto, compresa l’impunità. Convinto di questo, Amine Ferhat ha “abbandonato” gli studi superiori. Ha imparato a lavorare come pizzaiolo e ogni tanto lavora a Blida. Afferma senza alcuna esitazione che se potesse “farebbe affari come tutti, ma per farlo servono i soldi per le mazzette”. Per Kader Daballah, andare nel maquis è un altro metodo per guadagnare in fretta “torni e ti ritrovi un appartamento e i soldi. Più hai ucciso, più soldi avrai”. Anche le loro reazioni riguardo ai recenti episodi di corruzione lasciano interdetti. Amine, Kader, Falla e Zahra sanno molto bene che rubare è sbagliato, ma rubare allo stato “non è così grave, perché è denaro proveniente dal petrolio, sono i nostri soldi. Chi sta al governo non si vergogna di servirsene, quindi…”. I ragazzi hanno addirittura provato a fingersi turisti per raggirare gli automobilisti o per estorcere denaro agli uomini d’affari, ma non ci si può comportare da criminale a vent’anni e sperare di farla franca. Zahra, laureato in giurisprudenza, continua a lavorare per 7000DA al mese (circa 70 Euro), Kader gestisce un’associazione, Amine “perde tempo”, Fella ha deciso di specializzarsi in psicologia clinica e ora lavora in un ospedale. Nel profondo del cuore, i loro sforzi non mirano alla ricchezza. Vogliono solo vivere la loro gioventù.

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(*) - Il Fronte Islamico di Salvezza (in arabo: الجبهة الإسلامية للإنقاذ, al-Jabhah al-Islāmiyah lil-Inqādh, in francese: Front Islamique du Salut) è un partito politico islamista dichiarato illegale in Algeria.

Ghania Khelifi
Traduzione dall’inglese di Roberta Striano
Dicembre 2010


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