Algeria. Il gioco del gatto e del topo  | Ghania Khelifi, Federica Araco, Soltani Bouguerra, Abdella Djaballah
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Ghania Khelifi   
Algeria. Il gioco del gatto e del topo  | Ghania Khelifi, Federica Araco, Soltani Bouguerra, Abdella Djaballah
Emeute à Alger pour le droit au logement
Lo status quo algerino ha resistito alle rivoluzioni arabe anche se è sempre sul filo del rasoio. Il fronte sociale è ancora pericolosamente instabile e la credibilità del governo per l’opinione pubblica ristagna su percentuali basse. Intanto gli algerini sono esasperati dalle insistenti domande poste dagli osservatori stranieri riguardo alla loro apparente passività. Potrebbero reagire come alcuni uomini di potere che fecero la rivoluzione nell’ottobre del 1988, e ottenere una revisione costituzionale e una caricatura della democrazia. Ma non è ciò che vogliono, perché hanno capito che, proprio grazie alla primavera araba, il vero cambiamento non può permettere al sistema di sopravvivere. La piazza sa bene che la caduta del regime, di tutto il regime, è l’unica alternativa per poter ricostruire la democrazia. E anche il potere algerino lo sa. E per questo ha aperto le cerniere della borsa provando a corrompere le categorie capaci di “pensare” una rivoluzione annunciando riforme politiche per rassicurare i suoi partner stranieri e guadagnare tempo. Con un po’ di fortuna, le rivoluzioni arabe potrebbero fallire o consolidare l’orda islamista integralista! Si tratta, quindi, del solito gioco del gatto e del topo tra un potere corrotto e isolato e una popolazione cosciente della minaccia che pesa sulla propria testa. Gli algerini, contrariamente ai tunisini e ai libici, sanno bene che la caduta del presidente della Repubblica non cambierà nulla dell’ordine delle cose perché il potere algerino è composto da molti interessi e ramificazioni complesse che non riescono nemmeno a essere solidali tra loro per sopravvivere. Il salto nell’ignoto dopo dieci anni di sanguinosa guerra non tenta nessuno, almeno per il momento. È per questo che le agitazioni nelle stanze del potere sulle riforme politiche non interessano i cittadini, che sono più indaffarati a rivendicare il loro diritto a un alloggio e all’aumento salariale che alla revisione della legge sui partiti politici o del processo elettorale. Le elezioni – momento forte di brogli dove emergono gli interessi dei clan – sono oggi una sfida importante per una classe politica che da molti anni è stata privata del suo elettorato. In questa torre di Babele che è il sistema algerino ognuno tenta di muovere bene le proprie pedine per ottenere una parte del prossimo bottino dopo la successione del presidente Bouteflika nel 2014. Bisogna innanzi tutto negoziare una quota per il parlamento nel 2012 e assicurarsi un buon vantaggio sulle grandi manovre in vista dello scrutinio presidenziale.
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Rached Ghanouchi recçu en Algérie par le Président Bouteflika

Gli islamisti sono pazienti perché confidano nell’avvenire. Sono convinti che prima o poi l’esercito, che è il potere principale in Algeria, dovrà passare da loro per poter continuare a tenere in mano le redini del paese. Rached Ghanouchi, leader di Ennahda, il partito islamista tunisino, la cui presenza era appena tollerata in passato dalle autorità sul suolo algerino, non è stato forse ricevuto con gli onori di un capo di stato a novembre? In assenza di un’opposizione democratica credibile, e grazie alla forte legittimazione che arriva dai vicini paesi arabi, gli islamisti algerini si prendono anche il lusso di giocare a fare i democratici.

Ghania Khelifi
Traduzione dal francese di Federica Araco
(12/12/2011)

Articolo realizzato nel quadro del progetto di informazione “Babelmed Monde Arabe” sostenuto dalla Fondation pour le Futur e la Fondation René Seydoux.



Algeria. Il gioco del gatto e del topo  | Ghania Khelifi, Federica Araco, Soltani Bouguerra, Abdella Djaballah
Poignée de main entre M. Belkhadem (à gauche sur la photo) et M. Bouguerra.
Il folle sogno degli islamisti algerini

All’inizio di dicembre il progetto di legge sui partiti politici votato dai deputati ha vietato all’ex FIS (Fronte Islamico di Salvezza, sciolto nel 1992) di tornare sulla scena. Uno degli articoli di questa legge vieta a “tutte le persone responsabili dell’abuso della religione e che abbiano commesso atti di violenza o azioni terroristiche” di svolgere un’attività politica. I deputati, che sono quasi tutti dell’alleanza presidenziale, non hanno dato prova di particolare coraggio con questo voto, perché il FIS è da molti anni totalmente screditato agli occhi della popolazione. Piuttosto, hanno rassicurato gli islamisti del MSP (Movimento per la Società e la Pace), loro alleati nella maggioranza di governo. Il leader di questo partito e i suoi sostenitori, tra cui gli islamisti algerini moderati, già sognano nuove ambizioni elettorali. Dopo la vittoria elettorale degli islamisti tunisini, marocchini ed egiziani, e il trionfo dei libici, Soltani Bouguerra, capo del MSP, si sente spuntare le ali. La prima settimana di dicembre si è perfino improvvisato nel ruolo di capofila del movimento, proponendo a tutti gli islamisti di allearsi in vista delle prossime elezioni legislative e di creare un “fronte contro i brogli”.
E, in questa stessa strategia elettorale, ha adottato il discorso degli islamisti tunisini incoraggiando un’apertura sul mondo e nei confronti delle altre correnti politiche.

Il suo rivale ideologico, Abdella Djaballah, fondatore del movimento associativo El Islah e del partito En Nahda, non è affatto d’accordo con lui. Più vicino ai salafiti, Djaballah non nasconde di voler aprire le porte del suo partito, che non è ancora stato riconosciuto legalmente, ai militanti dell’ex FIS. Secondo lui il MSP, più vicino al pensiero dei Fratelli Musulmani, è solo uno “strumento del potere”. Giustamente, quest’ultimo tiene conto dell’offerta di Bouguerra ma per ora non da nessun segno di incoraggiamento.
Anche perché un altro gruppo di islamisti gli ha già fatto delle proposte. Abdelaziz Belkhadem, capo del FLN (ex partito unico) e pilastro dell’alleanza presidenziale, si sta preparando a prendere il controllo del parlamento alle legislative del 2012. E fa sapere, per chi vuol capire, che il suo partito sosterrà il presidente Bouteflika per un nuovo mandato nel 2014. Una garanzia per rassicurare il potere algerino sulla sua lealtà.
Belkhadem è un nazionalista e un islamico e vorrebbe mettersi a capo di un islamismo moderato e nazionalista per ricondurre e consolidare il codice della famiglia attuale alla Shari’a, ripulendo lo stato da ogni velleità laica e modernista.

Dopo un lungo periodo di ibernazione per far dimenticare lo scontro mortale tra il regime e gli islamisti armati negli anni novanta, gli islamisti algerini tornano in vita grazie... alla primavera araba.

G. K.