La Bosnia felice secondo Danis Tanovic  | Cristina Artoni
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Cristina Artoni   
La Bosnia felice secondo Danis Tanovic  | Cristina Artoni“Ho voluto raccontare quando eravamo felici”. Il regista Danis Tanovic ci regala una spiegazione limpida nel presentare “Cirkus Colombia”, una commedia allegra ma carica di squarci di profondità.
Autore pluripremiato, noto per il suo folgorante esordio, “No Man's Land”, vincitore dell'Oscar per il miglior film straniero, Danis Tanovic ha scelto di presentare la sua ultima opera al festival di Venezia, nella sezione "Giornate degli Autori". Dopo aver girato “Triage”, un film sulla guerra in Kurdistan, Tanovic ritorna in Bosnia, e ci porta agli inizi degli anni novanta, fino a quel punto di sospensione che anticipa la caduta.
La componente “guerra” prende lentamente piede nel film, fino a lasciarci sulla soglia del conflitto. Ma tutti gli ingredienti di un’imminente lacerazione “fratricida” sono presenti sin dalle prime battute del film. La pellicola, tratta dall’omonimo esordio letterario del giornalista bosniaco Ivica Djikic, dimostra come in una sola notte gli amici di una vita possono diventare rivali agguerriti.

Tanovic, nato a Zenica, cittadina della Bosnia Centrale, un angolo di Mediterraneo ancora ferito, resta legato al tema dei conflitti armati: “La guerra", dice il regista "è qualcosa che segna profondamente un percorso esistenziale, ora ne sono convinto, credevo di poterne uscire illeso, ma non è così… è impossibile dimenticare e ora la situazione mondiale ce la mostra tutti i giorni, con quel che accade nel mondo, in Iraq, in Pakistan, o anche solo quel che sta accadendo in Francia con Sarkozy che caccia i Rom”.

“Cirkus Colombia” inscena un quadretto sottilmente grottesco di personaggi post-comunisti e il dramma della famiglia protagonista. Sullo sfondo del film, la Storia che travolge tutto e tutti: la caduta del Muro di Berlino, la conseguente corsa alla “democrazia”, il ritorno in patria di molti oppositori anticomunisti.
Il racconto si dipana fino ad esplodere in una vicenda concreta e personale: Divko (interpretato da uno spettacolare Miki Manojlovic) rientra dalla Germania e pretende la restituzione della casa, occupata a suo dire illegalmente dalla sua prima moglie, dando così la stura a piccole vendette e rese dei conti familiari.

E’ qui che, tra le risate del pubblico, emerge la grandezza di un film che ci porta a capire le divisioni che esplodono nell’odio e la banalità del male che conduce a una guerra: “Ma non c'è un modo preciso per filmare la guerra – dice Danis Tanovic - è un argomento talmente complesso da affrontare. Si può parlare di combattimenti, ma si può anche raccontare il dolore della perdita di un caro, del desiderio di uscire per strada, di uccidere, di fare sesso… Io ricordo che durante la guerra in Bosnia si faceva l'amore forse come non mai… Sono arrivato a farne una trilogia, perché finora ho realizzato tre film sulla guerra ma potrebbe anche divenire una quadrilogia, o anche più”.

Un po’ come nella vita, anche in “Cirkus Colombia”, la gioia e il dolore si alternano seguendo un ritmo confuso. Forse per sopperire all'incapacità degli esseri umani, Tanovic usa la macchina da presa regalando una bella luce ai paesaggi della sua Bosnia.
Come guardando con nostalgia un paesaggio che non è più lo stesso: “Le ferite provocate da tanto odio non si sanano. Ma almeno sappiamo da dove veniamo... questo è un film per ricordarci di noi stessi: ecco perché sono tornato ai tempi in cui eravamo felici, forse in modo inconsapevole”.

Cristina Artoni
(12/10/2010)


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