Bosnia Erzegovina: il risveglio della società civile  | Anja Gunjak
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Anja Gunjak   
I risultati delle elezioni politiche che si sono svolte in Bosnia Erzegovina il 3 ottobre scorso sono stati segnati da una serie di contraddizioni, che rispecchiano la natura del paese, intrappolato nelle alchimie etniche di Dayton dalle quali non riesce ancora a liberarsi. Bisogna sottolineare subito un dato positivo: la campagna elettorale, secondo diversi osservatori internazionali, si è svolta all'insegna del fair play , senza particolari episodi di tensioni etniche. Però l'astensione da record è stata la protagonista di queste elezioni: ha votato soltanto il 55% dei cittadini. Un bosniaco su due è rimasto a casa.
Questa astensione potrebbe essere letta anche come un dato positivo poiché ha riguardato soprattutto i sostenitori dei partiti nazionalisti, poco convinti dai loro programmi politici. Purtroppo, però, questa parte dell’elettorato non era convinta neanche dalle proposte delle giovani coalizioni multietniche, come quella guidata da Danis Tanovic, “Nasa Stranka” Nostro Partito, che ha preso solo alcuni seggi nel nuovo Parlamento.
Bosnia Erzegovina: il risveglio della società civile  | Anja Gunjak
Sarajevo, parlamento

Possiamo dire che le elezioni sono state vinte da una socialdemocrazia sui generis. I tre nuovi presidenti della Bosnia Erzegovina che portano i colori nazionali in rappresentanze dei tre popoli costituenti croati, musulmani e serbi sono il rappresentante del Partito Socialdemocratico (SDP) Zeljko Komsic con il 60,99% dei voti e Bakir Izetbegovic (figlio dell'ex primo presidente bosniaco, Alija Izetbegovic) del Partito del Azione Democratica (SDA), con il 34,82% dei voti. Tutti e due sono stati eletti nella Federazione della Bosnia Erzegovina a maggioranza musulmano-croata, mentre nella Repubblica Serba della Bosnia Erzegovina, il rappresentante per la presidenza collegiale è Nebojsa Radmanovic con il 49,90% dei voti, dell'Unione dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD), attualmente al potere.

I tre vincitori faranno parte della presidenza collegiale della Repubblica di Bosnia Erzegovina composta da tre membri per assicurare la parità di diritti dei tre popoli costituenti dello Stato, musulmani, croati e serbi. Questa formula è stata stabilita 15 anni fa dagli Accordi di Dayton che hanno portato la pace, ma che hanno reso il potere centrale del paese molto debole e di conseguenza hanno bloccato lo sviluppo della società civile.
I due partiti che si definiscono socialdemocratici, e che hanno ottenuto più voti a livello statale, sono di fatto acerrimi nemici. Il Partito Socialdemocratico (SDP) desidera unificare il paese e superare gli Accordi di Dayton, mentre l’Unione dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD) non ha nessun interesse a lavorare sulla vera unificazione del paese, ma preferisce rafforzare l'autonomia della Repubblica Serba data proprio dagli Accordi di Dayton.

Nonostante questi dati non così positivi, per la prima volta dopo il conflitto si è sentita una mobilità e una sorta di euforia della società civile, specialmente da parte dei giovani, che hanno vissuto queste elezioni con la sensazione di poter realmente decidere e influire sul proprio futuro. Un esempio di questa mobilitazione è stato la campagna “101 ragioni per far votare le donne” che, pur contribuendo a motivare il voto femminile, purtroppo non ha rafforzato la presenza femminile nel Parlamento.

Gli artisti, i nuovi media e le organizzazioni non governative considerano queste elezioni l'ultima opportunità per il cambiamento e un primo passo verso un imminente futuro della Bosnia Erzegovina nell'Unione Europea, che secondo loro è l'unica strada da percorrere.

Secondo molti esponenti del mondo culturale questa è stata una prova di maturità della società civile bosniaca, che per la prima volta, attraverso internet, ha visto video, letto articoli e analisi politiche che confrontavano le grandi promesse politiche, ma che mostravano anche la miseria sempre più diffusa fra la popolazione. Possiamo dire che per la prima volta dopo il conflitto, nonostante i numerosi ostacoli, la coscienza civica ha cominciato a farsi spazio attraverso le nuove tecnologie.

Certamente, anche i media classici, radio, quotidiani, settimanali e canali televisivi hanno confermato il loro ruolo fondamentale nella diffusione delle notizie, dibattiti e i confronti tra i canditati. Alcuni hanno mantenuto un atteggiamento equilibrato mentre altri si sono apertamente schierati con un candidato.
Oltre ai media esistenti, sono stati lanciati anche nuovi canali televisivi come TV1, fondato dalla miliardaria Jankins, tornata in patria dagli Stati Uniti e che ha appoggiato il presidente uscente Haris Silajdzic, vero sconfitto nella corsa elettorale.

Bosnia Erzegovina: il risveglio della società civile  | Anja GunjakPer quanto riguarda i nuovi canali televisivi, una notizia di importanza strategica per l'intera regione è che la TV Al-Jazeera ha deciso di sbarcare nei Balcani e aprire la sede centrale proprio a Sarajevo. L’emittente televisiva del Qatar ha acquistato il canale locale bosniaco RTV Studio 99 di Sarajevo e si chiamerà “Balkan Al-Jazeera”. Tratterà temi e notizie riguardanti l’intera area balcanica e coprirà tutte le Repubbliche dell'Ex Jugoslava (Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia con Voivodina, Macedonia, Montenegro, Kosovo) e anche l'Albania.
Molti si sono chiesti perché abbiano scelto proprio Studio 99 di Sarajevo, in crisi da una decina d’anni, dopo che nel 1990 furono sospesi i finanziamenti internazionali su cui contava e che, grazie a questa nuova gestione, eviterà di chiudere.
RTV Indipendente Studio 99 è stato fondato nel 1992 in concomitanza con l’inizio delle ostilità in Bosnia Erzegovina e ha avuto la sua stagione d’oro durante il conflitto. Studio 99 era conosciuto e apprezzato per i suoi coraggiosi reportage, la pluralità delle opinioni e l’atteggiamento di tolleranza verso lo sviluppo di una società multiculturale. Secondo il direttore di Studio 99, Adil Kulenovic, “Balkan Al-Jazeera” sarà una nuova occasione per l'espressione multiculturale dell'intera regione, visto che la sua visione è prevista nell’intera ex Yugoslavia e in Albania. Kulenovic ritiene che la multietnicità e il multiculturalismo saranno elementi principali e contraddice alcune opinioni che vedono in Balkan Al-Jazeera un’emittente musulmana dei Balcani, vista la sua proprietà araba.
Balkan Al-Jazeera, come del resto l'intero spazio dei Balcani, potrà esistere e svilupparsi solo se saprà rispettare il multiculturalismo di tutti i suoi abitanti, che è l’unica e vera ricchezze di quest'area.


Anja Gunjak
(21/01/2010)




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