Donne e islamismo nella società siriana | velo islamico, Hanan Kassab Hassan, fotografi-donne, DJ-donne
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Hanan Kassab Hassan   

 

Donne e islamismo nella società siriana | velo islamico, Hanan Kassab Hassan, fotografi-donne, DJ-donne
Hanan Kassab Hassan

Il velo islamico ha suscitato in Occidente delle reazioni molto vive e la polemica non è ancora finita. Ma cosa succede nei paesi ufficialmente musulmani, ma tradizionalmente laici come la Siria?
Per quelli che non conoscono la Siria, bisogna porre l’accento sul fatto che è un paese dove la pratica religiosa non era visibile nello spazio pubblico, ma era invece relegata allo spazio privato. Accanto ai credenti, ci sono i non-credenti e i non-praticanti, che costituiscono una parte importante della società, sopratutto nel ceto degli intellettuali, della gente di sinistra e dei dirigenti. Per quanto riguarda la donna siriana, possiamo affermare che ha acquisito molto presto i suoi diritti, si è emancipata, ha potuto continuare gli studi, assumere incarichi importanti per diventare ministro, deputato, medico, avvocatessa, ed anche attrice. Ha potuto aderire ai partiti politici e partecipare alla vita pubblica in Siria. Era quindi normale, dagli anni 30 nel ventesimo secolo fino ai giorni nostri, vedere questa donna cominciare la sua liberazione col gesto simbolico di togliersi il velo per uscire per strada, viso e testa scoperti, braccia e gola nude, e anche, quando era di moda, con la minigonna.
Cinque o sei anni fa, uno strano fenomeno è cominciato ad emergere nel quotidiano, sopratutto in quello della borghesia cittadina e nel ceto dei laici i più accaniti. Le loro figlie, che avevano tra i 15 e i 25 anni, decisero, una dopo l’altra e come in una sorta di contaminazione reciproca, di mettere il velo islamico. Stupore, indignazione, rabbia si successero. I genitori preoccupati e sconcertati cercarono in tutti i modi di prevenire, dissuadere, vietare, ma senza risultato. Le figlie furono ben determinate e alla fine i genitori rinunciarono, ammettendo il fatto compiuto come una disgrazia subita ed irrimediabile.
Oggi la percentuale di ragazze velate supera i 60 per cento, ma ci siamo comunque un po’ tranquillizzati. Questa particolarità dell’abbigliamento non ha avuto l’impatto, che temevamo. Il velo non ha impedito a queste ragazze di lavorare e di avere una vita attiva e produttiva. Al contrario, li ha dato una forza supplementare nel loro accanito desiderio di dimostrare ai loro genitori che l’Islam non era incompatibile con la modernità, e che i suoi precetti non ostacolavano il dinamismo della donna.
Non è mia intenzione qui giudicare questa opinione, né difendere il velo, né sollevarmi contro di esso. Ciò che mi piacerebbe fare piuttosto, è rivelare i segni dell’impatto dell’indossare il velo islamico nella vita quotidiana ed evidenziare il paradosso che fa emergere quando si assiste ad alcune scene dove per esempio, la madre cammina in canottiera vicino alla figlia con il velo, oppure dove si vede la madre in costume sulla spiaggia vicino a sua figlia impigliata nelle sue coperte sotto l’ombrellone.
Accanto a queste immagini del mondo che sembrano ribaltate, dei cambiamenti si fanno sentire al livello linguistico. «Che la pace La circonda» o «Che Dio La benedica» sostituiscono «bonjour», «ciao», «hey» pronunciati nelle rispettive lingue. Il gesto di portare la mano al petto sostituisce la stretta di mano o i baci scambiati sulle guance tra uomini e donne quando ci si incontra. E ancora, nuovi servizi sono creati per rispondere ai nuovi bisogni del mercato. I barbieri che rilevano la perdita della loro clientela, si adattano velocemente alla situazione, assumendo delle parrucchiere-donne e delimitando nei loro saloni degli spazi chiusi riservati alle ragazze velate. Per i ricevimenti esclusivamente riservati alle donne, si costituiscono delle equipe di cameriere-donne, di fotografi-donne, di DJ-donne, perché mettere il velo non significa rinunciare ai desideri terrestri. Queste giovani ragazze amano divertirsi e sotto il loro velo severo, s’indovinano dei corpi che amano ballare come dappertutto.
Sul piano economico, il nuovo comportamento porta alla promozione di nuovi prodotti. Nuove manifatture si creano per confezionare dei foulard di tutte le forme e di tutti i colori. Tappeti per la preghiera di tutte le taglie. Coroni. Sveglie che lanciano le surate del Corano al momento dell’appello alla preghiera. Delle bussole per indicare la direzione della Mecca. In quanto ai ristoranti o ai bar, non tardano a promuovere nuovi mezzi di attrazione per la nuova clientela, inscrivendo per esempio sulle porte “La casa non serve alcolici” oppure “il ristorante è dotato di uno spazio di preghiera”. Nelle case, la climatizzazione diventa indispensabile da quando le finestre non possono più rimanere aperte come prima. I balconi e le verande, dove si era solito passare le serate d’estate sono ormai abbandonati oppure circondati di serrande o di ombrelloni in modo da nascondere le ragazze ai occhi dei vicini. Ecco come si accomoda la nostra vita adesso e ecco come le nostre figlie, nella loro volontà di differenziarsi da noi, le loro madri e le loro nonne, hanno potuto riuscire il loro 68, che ribalta il mondo e che segna nel percorso della Storia un’anti-rivolta che esalta il ritorno alle tradizioni e a norme che noi madri pensavamo definitivamente passate.


 

Hanan Kassab Hassan
5 maggio 2006