Ricordare la guerra, il dovere di memoria in letteratura | Youssef Bazzi, Hassan Daoud, Yasser Arafat, Sabra e Chatila, clan Barzani, Saddam Hussein
Ricordare la guerra, il dovere di memoria in letteratura Stampa
Youssef Bazzi   
 
Ricordare la guerra, il dovere di memoria in letteratura | Youssef Bazzi, Hassan Daoud, Yasser Arafat, Sabra e Chatila, clan Barzani, Saddam Hussein
Youssef Bazzi
Ero la settimana scorsa nel Kurdistan iraniano e lì, ho potuto vedere un documentario che descrive un viaggio alla ricerca degli 8000 scomparsi del clan Barzani, rapiti da Saddam Hussein. Il viaggio si svolgeva attraverso tutto l’Irak, dal Nord al Sud ; e lungo tutta la strada, la ricerca conduceva sistematicamente ad uno di questi due risultati: la scoperta degli archivi del servizio segreto di Saddam, o la scoperta di una fossa comune.

في الأسبوع الماضي كنت في كردستان العراق، حيث شاهدت فيلماً وثائقياً يروي مسيرة البحث عن ثمانية آلاف مفقود من عائلة البارزاني، كان قد اختطفهم صدام حسين.
المسيرة تخترق العراق من شماله الى أقصى جنوبه. وعلى طول الطريق يقود البحث، باستمرار، إما الى بقايا أرشيف المخابرات التابعة لصدام وإما الى مقبرة جماعية مجهولة.

Là, in questo deserto vuoto, il ricercatore scopre infine i cadaveri di 8000 persone, riconoscibili ad un dettaglio dell’abbigliamento tipico del clan Barzani. Ed è così che si conclude la sofferenza e l’attesa delle famiglie : hanno finalmente ritrovato i loro figli e i loro padri. Li hanno raggiunti. Hanno recuperato i loro nomi, le loro ossa, le loro anime. Ed è così che si compie la memoria sulla quale si crea l’identità del Kurdistan.

وهناك، في الصحراء الخاوية، يعثر الباحث على رفات الثمانية آلاف، متعرفاً على هويتهم من بقايا قماش خاص لا يرتديه سوى أبناء عائلة البارزاني.
هكذا، تنتهي معاناة وآلام الأهالي: لقد وجدوا أبناءهم وآباءهم أخيراً. لقد استردّوهم. استردوا أسماءهم وعظامهم وأرواحهم. بهذا المعنى اكتملت الذاكرة التي ستقوم عليها هوية كردستان.

In Libano, decine di migliaia di persone scomparse durante la guerra mancano ancora all’appello. E Beirut accoglie tuttora le manifestazioni dei parenti e delle famiglie che portano le foto dei loro cari. Eppure nessuna ricerca è stata fatta su di loro. Questo perché i politici, l’opinione pubblica, le comunità e i gruppi dicono tutti “dobbiamo dimenticare ciò che è successo, dobbiamo svoltare la pagina della guerra”


في لبنان، ما زال عشرات الآلاف من المفقودين أثناء الحروب التي شهدها هذا البلد مجهولي المصير. وما زالت بيروت تشهد، على الدوام إعتصامات أهاليهم، الذين يحملون صور أحبائهم.
لم يجرِ أي بحث حقيقي وشامل عن مصيرهم. ذلك أن السياسة والرأي العام، الطوائف والجماعات كلها تقول: »علينا أن ننسى ما جرى.. علينا أن نطوي صفحة الحرب«

Tutti i libanesi vogliono dimenticare. Dopo l’accordo di amnistia e l’accordo di pace del 1990, nessuna ricerca, nessuna investigazione, o processi sono stati avviati. I libanesi non hanno quindi nessun archivio, nessun cadavere, nessuna fossa comune. Nemmeno storia. Rimangono solo l’oblio e le donne in nero che stringono fotografie al petto. Solo i fantasmi del passato che ci minacciano ogni giorno. E senza memoria i popoli rischiano di ripetere gli stessi errori.
.

الجميع لا يريد أن يتذكر. وتحت ظل قانون العفو الذي صدر بعد اتفاق السلام عام ،1990 لم يحدث أي تحقيق أو أي محاكمة ولا أي بحث.
إذاً، ليس في متناول اللبنانيين لا أرشيف ولا رفات ولا مقابر جماعية. بقي النسيان ونساء بالأسود يحملن الصور. وما من تاريخ هنا، بل أشباح الماضي التي تهددنا كل يوم. وبغياب الذاكرة الشعوب تكرر حماقاتها.

I poeti libanesi della generazione degli anni 1980- di cui la maggiore parte era come me membro delle milizie – hanno tutti deciso, senza accordo preliminare, di dedicare le loro poesie alla descrizione di ciò che è successo. Hanno raccontato così le loro biografie, gli incendi e i combattimenti, inventando una lingua insolente, volgare, miliziana, piena di violenza e di crudeltà. I titoli delle loro opere ne sono una testimonianza: “Una guerra di strada”, “Lago al serum”, “Le canaglie”, “Sotto i manganelli”, “Ritratto di un uomo di metallo”.

شعراء لبنان، من جيل الثمانينات، وأغلبهم كانوا رجال ميليشيات، وأنا منهم، قرروا جميعهم من دون اتفاق مسبق أن يسخّروا الشعر لتدوين ما جرى، ولرواية سِيَرهم وسيرة الحرائق والمعارك، مبتكرين لغة وقحة، شوارعية، ميليشياوية، مملوءة بالعنف والقسوة. وللتوضيح إليكم بعض عناوين كتبهم »حرب شوارع«، »بحيرة المصل«، »الزعران«، »تحت المطرقة« و»بورتريه لرجل من معدن«.

I romanzieri - tra cui Hassan Daoud, qui presente – hanno scritto anche loro nello stesso periodo e con intelligenza, la storia degli individui e dei gruppi di fronte alle mutazioni drammatiche imposte dalla guerra. Anche i cineasti non hanno mai smesso di filmare i temi della guerra. Ed è cosi che gli artisti e gli scrittori si sono fatti carico della scrittura di una storia che non è mai stata scritta prima. Hanno costruito i loro archivi, hanno confezionato una memoria per compensare l’assenza di archivi ufficiali e una memoria incompleta.

على هذا النحو، الفنانون والأدباء، تولّوا كتابة تاريخ لم يدوّن، وألّفوا أرشيفاً، وصاغوا ذاكرة تعويضاً عن الأرشيف الحقيقي وعن الذاكرة الناقصة.

Ma questo non basta per conoscere la verità. L’arte si sottrae e possiede la sua propria verità. Per questo motivo e dopo quattro raccolte di poesia, ho sentito il bisogno di confessarmi, nel senso cattolico del termine, senza piegarmi alle regole della poesia. Ed è cosi che ho pubblicato il mio libro “Yasser Arafat mi ha guardato e ha sorriso” nel quale ho consegnato le mie confessioni di combattente.

هذا ليس كافياً من أجل معرفة الحقيقة. فالفن مخاتل وله حقيقته الخاصة. لهذا السبب وبعد أربع مجموعات شعرية أصدرتها، شعرت أنه لا بد أن اعترف (بالمعنى الكاثوليكي للكلمة) ومن دون الخضوع للشرط الشعري. فأصدرت كتابي »نظر إليّ ياسر عرفات وابتسم«، وفيه يومياتي كمقاتل.

Per un'interessante coincidenza, lo stesso mese della pubblicazione del mio libro, un'altra confessione di uno dei protagonisti dei massacri in Libano, Joseph Saadi, è stata pubblicata. Il libro s’intitolava “Io, vittima e boia”. Da poco, è uscito anche un documentario che raccoglie le confessioni di sei persone che hanno partecipato ai massacri di Sabra e Chatila.

«، وفيه يومياتي كمقاتل.
من حسن الصدف، أنه في الشهر نفسه لصدور كتابي، صدر اعتراف آخر لأحد أبطال المجازر اللبنانية، جوزف سعادة، بعنوان »أنا الضحية والجلاد أنا«، وتم إنجاز فيلم وثائقي عن اعترافات ستة أشخاص شاركوا في مجزرة صبرا وشاتيلا

Forse possiamo cominciare a costituire gli archivi, ma sapremo non ripetere i nostri errori?

ربما بدأنا بتكوين الأرشيف. لكن، هل سنتجنب الحماقات؟



Youssef Bazzi
5 maggio 2006