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Vittorio Arrigoni assassinato a Gaza | babelmedIl militante pacifista del “free Gaza Movement” e dell'“International Solidarity Movement”, Vittorio Arrigoni, è stato assassinato a Gaza da un gruppo islamico salafita. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato venerdì 15 aprile, all'alba, in una casa abbandonata della Striscia di Gaza.

Vittorio Arrigoni, rapito qualche ore prima nel centro di Gaza, sarebbe stato vittima del conflitto tra il gruppo jihadista salafita “the Brigade of the Gallant Companion of the Prophet Mohammad Bin Muslima” e Hamas, accusato dai salafiti di allontanarsi dalla costruzione di un vero e proprio Emirato islamico, e di volersi avvicinare all'Autorità Nazionale Palestinese.

A Gaza l'esistenza di questa nebulosa salafita resta ampiamente sconosciuta. Invece, molti abitanti della Striscia pensano che, dietro queste micro realtà terroristiche, ci sia una manipolazione dei servizi segreti israeliani.

“Per quale ragione, fantomatici gruppi islamici in conflitto con Hamas avrebbero dovuto rapire un italiano per far pressione affinché sia ottenuta la liberazione di detenuti imprigionati nelle carceri di Gaza? E perché, con tutti i militanti internazionali presenti a Gaza, hanno rapito proprio Vittorio Arrigoni?” si domanda Filippo Fortunato Pilato sul sito mondialisation.ca.

E prosegue dicendo: “Vittorio, a differenza di inglesi, francesi, e altri militanti stranieri, era l’unico italiano testimone di 'Piombo Fuso': aveva visto troppo, stava testimoniando su troppe cose. I suoi articoli di cronaca erano pubblicati da giornali e riviste, online e cartacei”.

Al momento dell'attacco dell'esercito israeliano sulla Striscia di Gaza (dicembre 2008 – Gennaio 2009), gli articoli di Vittorio Arrigoni erano stati in effetti ripresi da diversi siti, tra cui babelmed.net. Durante le settimane che seguirono, nei suoi articoli Vittorio denunciò come questa guerra punitiva mirasse principalmente alla popolazione di Gaza, e, giorno dopo giorno, stese il bilancio delle vittime dei bombardamenti israeliani. Questo gli costò all'epoca una condanna a morte da parte del Mossad.

Dal 2008, Vittorio Arrigoni non aveva più lasciato la striscia di Gaza. Negli ospedali, a bordo dei pescherecci, nelle vicinanze dei tunnel che collegano la striscia di Gaza all'Egitto, raccontava la vita quotidiana dei Ppalestinesi di cui si era sentito così vicino al punto di condividere la loro causa e la loro terra.

Le organizzazioni di sostegno al popolo palestinese, così come il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, hanno chiesto che sia fatta tutta luce su questo rapimento e su quest'omicidio, avvenuti poco prima del lancio dell'operazione Freedom Flotilla II.

Vittorio Arrigoni scriveva spesso nei suoi articoli “Restiamo umani”, era anche il titolo del libro che aveva scritto sull’offensiva israeliana 'Piombo fuso'. In questi giorni, l’eco postumo di questo motto ci afferra e ci interpella dolorosamente.
 

Restiamo umani de Vittorio Arrigoni, Il manifesto-manifesto libri, 2009

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