La generazione del disincanto | Janine Ayoub
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Janine Ayoub   
“Che depressione! Ho finito l'università tre anni fa e sono ancora disoccupato. Non c'è lavoro. Non c'è futuro”, osserva Ziad, con lo sguardo perso nel fumo del suo narghilé. A 27 anni, Ziad fatica a trovare un lavoro fisso, malgrado il suo master in gestione di impresa. Se potesse, partirebbe. Il più lontano possibile. Per tradizione, i libanesi sono molto legati al proprio Paese. Ma oggi, lì, la situazione economica è sempre più disastrosa.

Come la maggior parte dei giovani libanesi, Ziad ha dovuto spesso accettare lavori temporanei mal pagati o stage non pagati affatto. Come lui, poco più di un terzo dei giovani attivi tra i 18 e i 35 anni dichiara di voler emigrare.

Le cause sono molteplici: precarietà economica, alto tasso di disoccupazione, prolungamento degli studi, con un ritardo dell'ingresso nella vita attiva e un inserimento professionale sempre più difficile, crisi degli alloggi, un autoritarismo familiare legato alla tradizione.
La generazione del disincanto | Janine Ayoub
Inquietante disoccupazione
Restare o partire. Una questione esistenziale che tormenta la gioventù libanese, abbandonata a sé stessa. “Le difficoltà economiche stanno stremando i giovani. Vedo studenti addormentarsi durante i corsi, perché per pagarsi gli studi lavorano di notte. I giovani si impegnano al di là delle proprie forze”, sostiene Mirna Abboud Mzawak, professore di Scienze Sociali all'Università Saint Esprit-KASLIK.

La gioventù condivide le stesse difficoltà del resto della popolazione libanese: problemi finanziari, economici e difficoltà quotidiane. Ziad ha un peso sul cuore. “Normalmente, un giovane che termina i suoi studi comincia a progettare il proprio avvenire. Ormai sono due anni che rinvio il mio matrimonio, per mancanza di mezzi. In questa situazione e con piccoli lavori precari non posso pensare di metter su famiglia”, sospira.

Secondo stime non ufficiali, i giovani costituiscono il 71,3% dei disoccupati. Cifre abbastanza allarmanti da far scattare l'allarme. Invece, di fronte all'ampiezza della disoccupazione fra i giovani, le istituzioni non hanno attivato alcun dispositivo di sostegno all'inserimento e all'impiego. D'altronde, il piano nazionale del Ministero delle Politiche giovanili e dello Sport è ancora in fase di elaborazione.

Così, da una parte, ci sono una società multiculturale vibrante, un settore privato attivo, un sistema politico liberale e democratico. Dall'altra, un Paese che ha passato gli ultimi tre decenni tra guerre civili, guerre regionali e conflitti politici interni. E i giovani finiscono intrappolati nei meandri di questo paradosso sociale.

L'emigrazione dei giovani, in costante crescita, ha portato molti cambiamenti socio-demografici.

Secondo le stime del 2002 dell'Unità di Servizio per la Gioventù delle Nazioni Unite, più del 16% della popolazione aveva tra i 15 e i 24 anni, con un'età media di 24,4 anni. Negli anni successi, la popolazione libanese ha conosciuto una diminuizione del numero dei giovani e un aumento degli anziani. Il rapporto sullo sviluppo umano arabo del PNUD mostra che il Libano è il Paese con il più alto tasso di persone della terza età. Una popolazione che invecchia in un Paese che, giorno dopo giorno, si svuota dei suoi giovani, forza attiva fondamentale per la sua ripresa economica. Il governo libanese, attualmente, sta cercando di implementare una politica che ponga un limite all'emigrazione dei giovani e ringiovanisca la sua popolazione.

Una gioventù in cerca di punti di riferimento
Sono molti gli stereotipi sui giovani libanesi. Una generazione che ha conosciuto solo sconvolgimenti politici e che si è adattata a tirar avanti. Una gioventù frizzante, eccessiva, ma soprattutto una gioventù post-trauma, che non si è ancora ripresa dalle proprie sofferenze. Soprattutto, si tratta di una società errante, cui mancano punti di riferimento. La famiglia, la comunità religioso-confessionale, il partito politico, il quartiere, le autorità religiose, accademiche e politiche, sono altrettanti spazi di socializzazione in cerca di un'identità, secondo il professor Mzawak.

“Voglio solo vivere, non voglio più sentir parlare di Hariri, Aoun, Geagea, Nasrallah...”, testimonia questa studentessa, incontrata in un caffè di Gemmayzeh. Jessy è una giovane libanese che vive a Achrafieh, un quartiere nel centro di Beirut. I suoi abiti, degni delle più famose star hollywoodiane, passano inosservati nella folla. Questa ragazza universitaria incarna in certo modo la gioventù libanese, piena di paradossi ma ricca di vitalità.

Le notti a Gemmayzeh, quartiere famoso per i suoi caffè, sono occasione per smaltire lo stress, ballare, bere e ritrovarsi con gli amici. Di politica, neanche a parlarne! Si va lì per divertirsi. Festaiola per eccellenza, la gioventù libanese esibisce i suoi eccessi nelle notti beirutine. Serate spesso ad alto tasso alcolico e, in genere, uno stile di vita che costituisce un importante fattore di rischio per la salute.

Secondo uno studio effettuato nel 1998 tra i giovani che frequentavano l'Università Americana a Beirut, circa l'89% degli studenti aveva comportamenti che mettevano a rischio la loro salute. I più comuni: cattiva alimentazione, tabagismo e consumo di alcolici. In più, gli incidenti stradali, che in Libano rappresentano uno dei maggiori problemi di salute pubblica e riguardano soprattutto i giovani.

Ma non bisogna farsi illusioni, se la gioventù libanese si diverte – a suo rischio e pericolo – questo non vuol dire che si affacci con altrettanta vivacità alla cosa pubblica.

Recentemente i giovani libanesi hanno partecipato al cambiamento interno, politico e sociale del Paese. Un Parlamento rinnovato dall'entrata in vigore di diverse istanze giovanili, ma anche una mentalità in evoluzione e il superamento di molti tabù.

Anche se alcuni comportanmenti sono giudicati reprensibili da una parte della società libanese tradizionale, la gioventù continua ad essere in piena fase di transizione. Alla ricerca di nuovi punti di riferimento.

Oggi, ragazzi e ragazze vivono liberamente la propria vita sessuale e sentimentale. Anche se sono ancora pochi a dichiararlo apertamente o a rivendicare tale libertà, resta il fatto che hanno oltrepassato una soglia importante.

Jessy sa bene che il suo stile di vita “fa parlare i vicini”. “Le serate con i miei amici sono l'unica scappatoia per respirare un po', per sopravvivere a tanta fatica e instabilità, tutto qui”. Ma i giovani libanesi non hanno ancora detto la loro ultima parola. “Le cose cambieranno”, conclude lei.


Janine Ayoub
(traduzione dal francese di A.Rivera Magos)
febbraio  2010


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