«Troppe pressioni»:  il malessere dei giovani in Francia | Marie Bossaert
«Troppe pressioni»: il malessere dei giovani in Francia Stampa
Marie Bossaert   
Gioventù con “l'avvenire in panne”
«Troppe pressioni»:  il malessere dei giovani in Francia | Marie Bossaert I Giovani Francesi hanno ragione ad aver paura? (1). Ecco il genere di questione che ci si pone riguardo alla nostra gioventù. Appena un quarto dei giovani dice di avere fiducia nel futuro: in Europa lo scoramento è diffuso e per trovare una gioventù più triste di questa, bisogna volare fino in Giappone. Il fulcro di questo malessere: la disoccupazione e il difficile ingresso nella vita attiva. Secondo l'INSEE, il 23,8% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è senza un lavoro, contro il 9,1% del resto della popolazione (terzo trimestre 2009).

Se la crisi non ha certo aiutato, questi svantaggi sono costanti dagli anni '80. Soprattutto, hanno portato ad un allungamento del tempo di stabilizzazione lavorativa, fino ad arrivare ad un “inserimento” che in media dura circa 3 anni (2).

Si sognano i benedetti stages, ormai istituzionalizzati, che foniscono mano d'opera gratuita e sfruttabile, alle imprese private come alle istituzioni pubbliche. Prime vittime della “flessibilità”, i giovani occupano d'altronde i posti più precari (CDD – Contratto a Tempo Determinato, collaborazione occasionale...).

Soprattutto, studi e diplomi non preservano più dalla disoccupazione. Clara, 26 anni, laureata in Scienze Politiche, bilingue, accettata al concorso per amministratori pubblici, dopo numerosi stages, ha impiegato più di 10 mesi per trovare un impiego. Lo ricorda ancora come “un periodo di angoscia atroce”. “Soprattutto quando sei convinto di avere un buon CV”. In questo caso si tocca il la questione, molto francese, del declassamento, dovuto in parte alla democratizzazione scolastica. Sono sempre quelli con meno titoli ad avere più difficoltà.


L’insegnamento superiore francese o la finzione dell'uguaglianza
«Troppe pressioni»:  il malessere dei giovani in Francia | Marie BossaertCriticata da ogni parte, la democratizzazione dell'insegnamento superiore è oggi al centro del dibattito. Le si rimprovera di aver “abbassato il livello” e, allo stesso tempo, la si giudica ancora insufficiente. Ora, se certo persistono ineguaglianze, essa ha sicuramente portato un concreto beneficio ai figli di famiglie modeste in termini di lavoro e salario (D. Cohen, Une jeunesse difficile).

Il numero di studenti è raddoppiato in 30 anni, raggiungendo nel 2009 un totale di 2,2 milioni, ossia la metà di una generazione. Dal 1985 al 1995, la percentuale dei laureti è passata dal 29 al 63%. L'insegnamento superiore francese riposa adesso – ed è questa la sua particolarità – sulla messa in concorrenza, con armi dispari, di diverse filiere e generi di istituzioni, in particolare università e “grandi scuole”. Un tale dualismo permette al paese di conservare la parvenza di un'ideale meritocratico (l'università è, di fatto, aperta a tutti e poco costosa), operando in pratica una selezione spietata.

Per Galland, il malessere dei giovani francesi, al di là delle loro condizioni economiche “oggettive”, risulterebbe da una crisi di questo modello “meritocratico”. Un modello inefficace e ingiusto, che li sottopone ad un'alta “pressione scolastica”, che porta all'incubo del fallimento e all'ossessione del titolo di studio, che fa degli studi universitari un'esperienza spesso deludente, per cui perdono interesse. Tutto ciò non esclude, nel frattempo, un “vita da studenti”, condivisa oggi da numerosi giovani. Essa si caratterizza prima di tutto di “uscite” con gli amici, cui i giovani attribuiscono un immenso valore.

Un lungo periodo di transizione
In questo modo il periodo della giovinezza si prolunga. L'INSEE ha esteso i suoi limiti a 30 anni, dai 25. Prima, il passaggio all'età adulta avveniva in maniera netta, con il simultaneo superamento di alcune soglie: matrimonio, lavoro, casa. I giovani si stabilivano molto più tardi, ma lasciavano casa molto prima – spesso subito dopo la laurea. Tre quarti sono costretti a lavorare. Per tutti, il passaggio all'autonomia è diventato progressivo.

La convivenza si è notevolmente sviluppata; così come la convivenza fuori dal matrimonio, che riguarda una coppia su 8, contro una su 35 nel 1968. Resta, d'altronde, la principale forma d'ingresso nella vita in comune (9/10). Anche il rapporto dei giovani con il matrimonio è cambiato: è diventato una scelta e non più un obbligo sociale. Ci si sposa meno e più tardi, verso i 30 anni. Il numero di PACS è aumentato (+77000 nel 2006), e ormai riguarda un quarto delle unioni. Anche la separazione delle coppie è in aumento.

Avere successo nella propria vita è diventato essenziale. E ciò avviene attraverso una “costruzione graduale dell'identità”.

I giovani francesi disimpegnati?
Questo ripiegamento verso la dimensione individuale della vita si accompagna ad una presa di distanza rispetto alla politica. Circa i 2/3 dei giovani fra i 15 e i 25 anni non si fidano di chi li governa. Generalmente non appartengono ad alcun partito, perché “non vi si riconoscono”, e hanno difficoltà a posizionarsi sullo scacchiere politico, anche se una maggioranza (36%) si definisce più di sinistra che di destra (13%). Non credono nel potere del voto personale e spesso sono astensionisti, pur restando tutti fermamente attaccati al pilastro della democrazia.

Ma ritiro non significa apatia. La nostra gioventù è contestatrice. Gli scioperi e le manifestazioni costituiscono dei momenti fondamentali. Spesso effettuati in reazione a riforme dell’istruzione o ad avvenimenti politici (“Le Pen al secondo turno”), presentano il vantaggio di essere tempestivi e brevi, rispetto all'impegno “tradizionale”.

I giovani, d'altra parte, si rivolgono di più al mondo associativo, di cui hanno un'immagine molto positiva: l'85% giudica che possa essere uno strumento per cambiare la realtà, mentre le cifre precipitano al 42% riguardo agli uomini politici. Segno, forse, del loro bisogno di concretezza, di realtà locale, rispetto ai sistemi e alle idee più generali. Ma la formula “mondo associativo” è abbastanza vasta: implica tanto i clubs sportivi, quanto le associazioni umanitarie o il sostegno scolastico. E la dimensione individuale e amicale è privilegiata rispetto all'altruismo e alla solidarietà.

Gli studi sociologici d'altronde denunciano spesso l'individualismo dei giovani francesi.

Tra individualismo e indipendenza
Più esattamente, quegli studi sottolineano un equilibrio particolare: da un lato, un debole sentimento di appartenenza collettiva, dall'altro, una grande apertura morale per tutti – una alleanza dell'individualismo e dell'autonomia. I giovani francesi sono più aperti dei loro genitori riguardo ai costumi, ma reclamano una maggiore regolamentazione. Il loro atteggiamento verso l'ordine è cambiato. Protestano, manifestano e occupano, certo, ma per difendere lo status quo! Hanno anche loro una parte di responsabilità circa l'assenza di riforme, visto che ciascuno preferisce continuare a sbrogliare da solo i problemi personali, preservando il sistema globale. La contestazione non ha più niente di rivoluzionario o allegro, e una delle caratteristiche della nostra gioventù potrebbe essere la serietà, la sua rassegnazione. I giovani hanno senso di responsabilità.

Questo tipo di contraddizione appare nel loro rapporto con l'alcool. “Bere o guidare, bisogna scegliere”: la maggior parte dei giovani non guida dopo aver bevuto e si rifiuta di salire in macchina se il conducente è ubriaco. Ma il 44,4% dei giovani tra i 20 e i 25 anni “si riduce male”, “si prende una grossa sbornia” tutti i fine settimana. E tutti dichiarano di bere per “liberarsi delle inibizioni”, perché “ci sono troppe pressioni”, c'è troppo stress... Se tutti considerano l'alcool come un (come IL) modo di festeggiare, vi intravvedono anche un profondo malessere collettivo.

«Troppe pressioni»:  il malessere dei giovani in Francia | Marie Bossaert
Trop de pressions… (By Mosesxan / Flickr)

“La gioventù non è che una parola”: un luogo comune?
Ma è possibile parlare di gioventù, di una cultura, di un'esperienza comune a una generazione? La questione è largamente dibattuta dai sociologi fin dagli anni '60. La differenza tra ragazzi e ragazze è ben nota: a dispetto di una certa omologazione, i salari di queste ultime restano più deboli. Le discriminazioni razziali, poi, sono anch'esse al centro di dibattiti. Una cosa è certa: la gioventù francese è una gioventù meticcia, ed è una delle sue fortune. Malgrado le tensioni accese con forza dai politici attuali, i giovani nell'insieme lo hanno ben compreso: hanno in media maggiore tolleranza dei loro predecessori. Ma per i famosi “giovani in contesto migratorio”, la situazione scolastica e professionale resta difficile.

Continuano ad accumulare sempre più svantaggi sociali e geografici. I giovani svantaggiati delle banlieues hanno suscitato numerosi studi, specialmente dopo gli scontri del 2005. Oggetto di tutti i fantasmi, occupano spesso il primo piano sulla scena mediatica e politica, che li riducono spesso alla figura di piccoli bulli disoccupati, che trafficano nei sottoscala e rubano autoradio, dimenticando coloro che militano in associazioni, i giovani lavoratori, gli studenti, i professori...

Infine, restano i giovani delle campagne e delle piccole città di provincia, di cui si parla sempre poco. La cultura giovane viene descritta sempre come una cultura “urbana”: vita scolastica, uscite, cultura, uso di Internet e apertura sul mondo... Provenienti da famiglie modeste, generalmente non proseguono gli studi e faticano a trovare lavoro. Restano nei loro piccoli centri e viaggiano poco. Parlare di generazione Internet, nel loro caso, non è così scontato. La loro situazione è molto mal conosciuta e sicuramente poco presa in considerazione. Tuttavia, fanno anch'essi parte degli 11,6 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni, inquieti per il loro avvenire e per quello della loro società.

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(1) Opera di Olivier Galland uscita nell'aprile 2009.
(2) Inchiesta «Génération 98», effettuata dal 1998 al 2005.
(3) I giovani in Francia, sotto la direzione di Bernard Roudet, 2009. Opera collettiva che fa il punto sull'insieme delle questioni legate ai giovani.

www.injep.fr/

Marie Bossaert
Traduzione di Alessandro Magos Rivera
février  2010

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