Generazione M6: giovinezza e disincanto | Hajar Chafai, Abou Ammar Tafnout
Generazione M6: giovinezza e disincanto Stampa
Hajar Chafai, Abou Ammar Tafnout   
“In un giorno, tutto può crollare, senza reti di sicurezza sotto. Non hai nessun appoggio, nessuna certezza sull'avvenire: come non essere pessimisti?” afferma Simo, 22 anni, studente in informatica. Il Marocco è un paese giovane, molto giovane: secondo gli ultimi censimenti, il 30% della popolazione ha meno di 15 anni, il 36% meno di 18 e più della metà (51%), meno di 25 anni. 10,4 milioni di persone, ossia il 31% della popolazione, hanno tra i 10 e i 24 anni. Ma i giovani delle grandi città hanno paura di affrontare il loro futuro e di ritrovarsi in una situazione economica precaria. E hanno perso del tutto fiducia nella classe dirigente del paese.
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'Tu te souviens d'Adil', M. Zineddaine (2009)

Il fallimento del sistema educativo
Fin da giovani, si sono confrontati con un sistema educativo inadeguato ai loro bisogni. Amine, 22 anni, studente di una scuola di ingegneria a Fes, pensa che questo sistema “si basa sulla trasmissione di conoscenze che non tengono conto delle competenze che si possono acquisire”. Mancanza di preparazione pedagogica, di motivazione del corpo docente, un programma che non è cambiato “dai tempi dei nostri nonni”, assenza di attività parascolastiche... I giovani intervistati si lamentano. Wassim, 20 anni, studente universitario ritiene che “bisognerebbe cambiare il contenuto dei corsi di filosofia e storia”. Per Meriem, 20 anni, studentessa di una scuola pubblica, “il problema non dipende dal sistema in sé, ma da coloro che se ne occupano”. Un buon professore, secondo lei, è attaccato al proprio lavoro e consapevole di avere “una grande responsabilità nella formazione delle generazioni future, ma questo non sempre succede”.

L'abbandono scolastico è la conseguenza diretta del fallimento del sistema di istruzione marocchino. Secondo il rapporto della Banca mondiale del 2009 sull'istruzione, su 100 studenti iscritti alle primarie, solo 13 ottengono la maturità. Ancora peggio: nel 2005-2006, secondo le statistiche del Ministero dell'Istruzione, quasi mezzo milione (462 358) di studenti hanno abbandonato la scuola (primarie, medie o scuole superiori) senza alcun diploma. Con le conseguenze che si conoscono: lavoro minorile, immigrazione clandestina, consumo di droghe e delinquenza. Marwane, 22 anni, studente di ingegneria e Simo non considerano i loro studi “un trampolino per l'avvenire”. Le cifre, in questo caso, non li smentiscono: il tasso di disoccupazione tra i giovani tra i 15 e i 24 anni si aggira ancora attorno al 16% e raggiunge il 31,7% nelle città. Secondo l'Alto commissariato marocchino, il tasso di disoccupazione dei diplomati e laureati è del 23,7%, con dei picchi nelle grandi città dove la proporzione dei giovani laureati senza impiego è tre punti sotto la media nazionale. La cosa più grave è la persistenza della disoccupazione a lungo termine in questa categoria di lavoratori: quattro laureati su cinque sono disoccupati da più di un anno. A fine 2006, la popolazione di disoccupati in possesso di un diploma era stimata in 252 mila persone.

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'Casanegra', Nourredine Lakhmari (2008)

Mohamed, 19 anni, che studia in una scuola privata, afferma: “Ciò che ci ripagherà dei nostri studi, sarà il nostro primo salario”.
L'attesa li rende dipendenti dalle loro famiglie e molti si lamentano di vivere “meno bene (dei loro genitori), perché la vita è sempre più cara”. D'altronde, la maggior parte degli intervistati vive in effetti con i propri genitori. “Vivo con i miei genitori perché non posso permettermi di vivere da sola. In ogni caso, è fuori questione vivere altrove finché non sono sposata”, confessa Samia, 22 anni, che lavora in un call center. Vivere sotto il tetto familiare impone loro di rispettare certe regole. Se Samia dice di avere un buon dialogo con i suoi genitori, precisa che “questo non supera i tabù della nostra società: la religione, il sesso e la droga”. I nostri giovani non sono in contrasto con le loro famiglie, al contrario. Hanno tutti una venerazione per la propria mamma, che resta la fonte d'affetto per eccellenza, e tra i ragazzi sono numerosi quelli, come Simo, che vorrebbero “colmare una mancanza di comunicazione con il proprio padre, che sognerebbero più presente e aperto. “Se avessi dei soldi, mi piacerebbe molto poter mandare i miei genitori a fare l'hajj (il pellegrinaggio alla Mecca)”, confessa Amine. D'altronde, si immaginano tutti a riprodurre il loro modello di famiglia: sposarsi e avere dei bambini è l'obbiettivo. “È il vero passaggio all'età adulta, per via delle responsabilità”, pensa Mohammed. E, su questo tema, sono molto pragmatici, come Hamza, 19 anni, studente in Edilizia pubblica: “Cerco la bent ennass, la ragazza di buona famiglia, che potrà dare una buona educazione ai nostri bambini” Ma per adesso non ci pensa più di tanto.

Tutti contro l'aborto, ma…
In attesa di passare questa fase, i nostri giovani cercano spazi di libertà. Per Mohcine, 21 anni, elettricista di giorno e studente in una scuola di ingegneria la sera, “ci si allontana dalla propria famiglia per acquisire un carattere più indipendente, perché la famiglia non può insegnarti tutto”. A cominciare dalle esperienze amorose o sessuali. “L'amore esiste!”, afferma Hamza. La maggior parte dei giovani sono romantici e credono all'amore eterno. Esperienze sessuali prima del matrimonio? I ragazzi sono favorevoli, mentre le ragazze hanno posizioni diverse a seconda del loro livello sociale o culturale. Per Meriem, è un arricchimento per il corpo e un'esperienza che fa bene alla vita di coppia”. Cercano di informarsi sul tema, sia attraverso internet, sia discutendone con i loro amici. Non sono contrari a corsi di educazione sessuale, ma “non in presenza dei ragazzi”, sussurra Samia. Per contro, hanno una scarsa conoscenza dei metodi contraccettivi, anche se sono consapevoli della loro importanza. Quanto all'aborto, sono tutti contrari, ma “è un crimine che può essere necessario”, sospira Meriem. Infine, nessuno condanna la convivenza, ma d'altronde nessuno la prende in considerazione.
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'Marock', Laila Marrackhi (2004)

Per altri, la conquista dell'indipendenza passa attraverso l'esperienza delle droghe. In molti ne consumano: hashish, alcool o tabacco. In generale, dicono di farne un uso moderato, come Marwane, che dice di fumare hashish e bere “per rilassarsi e liberarsi dello stress quotidiano”, o come Wassim, per divertimento. Sono consapevoli dei pericoli per la loro salute e la maggior parte pensa di smettere. “Che Dio mi aiuti a smettere!», sospira Hicham, 20 anni, studente di giornalismo, che si è sottoposto senza esito a una cura di disintossicazione per tentare di liberarsi della cocaina: “Non riesco a smettere. Mi serve per evadere da questo mondo e dai miei pensieri” Un Centro nazionale di prevenzione e ricerca sulle tossicodipendenze (CNPRT) è stato inaugurato nel 2000 presso l'ospedale Arrazi di Salé. Questo centro riceve pazienti che anno dipendenze da droghe pesanti, ma anche da cannabis e alcool.

I nostri giovani si dicono moderni ma, quando gli viene posta la domanda “in che modo siete moderni?”, alcuni esitano a rispondere. Per contro, Amina, 24 anni, cameriera in un caffé risponde per le rime: “Il fatto che porti la djellaba non significa che abbia una mentalità di mia nonna!”. Per Meriem e Samia, modernità significa “apertura di spirito e accesso all'informazione”. D'altronde, tutti hanno un telefono cellulare, “una necessità”, e se non hanno internet a casa, vanno negli internet-point per navigare su social-networks come Facebook o Messenger. Ma la tradizione resta importante. “Va bene essere moderni, ma l'islam è più importante”, tuona Rachid, 23 anni, tassista. Anche se, in genere, non amano parlare di religione. Ma tra la religione e il loro desiderio di essere moderni, a volte sviluppano comportamenti contraddittori. Amine è praticante e prega, ma non disdegna di bere alcolici. Per lui, “è normale”. Se alcuni vorrebbero la legalizzazione della cannabis, “perché farebbe bene all'economia del paese”, come pensa Hicham, altri sono contrari, “perché è haram (proibito dall'islam)”. Tuttavia, i giovani non sono estremisti. “Siamo tutti contro l'integralismo”, spiega Marwane. “Bin Laden non sa cos'è il vero islam”. Piuttosto approvano El Qaradaoui, “perché utilizza la parola, è un'arma più forte”, secondo Hamza. Dicono di non essere razzisti, né verso i neri né verso gli ebrei. Ma alcuni, come Rachid, non fanno alcuna differenza fra ebrei e israeliani. Però sono quasi tutti omofobici, soprattutto per ragioni religiose: “La religione proibisce decisamente questo genere di cose”, giudica Simo. Hanno poche informazioni su questioni strettamente legate alla modernità, come la globalizzazione, che limitano al telefono e a internet. La laicità? “Che cos'è?”, chiedono prima di approvare, dopo spiegazioni. Se sono in molti ad approvare la riforma della Moudawana (il codice di diritto familiare) e a lamentarsi che “non sono ancora cambiate molte cose”, come Meriem, alcuni di loro non sono altrettanto al corrente della riforma del codice sulla nazionalità, che permette ai marocchini di trasmettere la loro nazionalità ai propri figli.

“Sua Maestà il re M6”, star dei giovani…
“La politica mi interessa, perché decide dell'avvenire del paese, ma non voto perché i politici sono tutti corrotti” dichiara Marwane. Bisogna necessariamente constatare che sono rari i giovani che si interessano davvero alla politica, e anche quelli che vi si interessano di più non vogliono votare. Lo dimostra la bassissima partecipazione alle ultime legislative di settembre 2007 dove non più del 37% dei Marocchini sono andati a votare. L'inchiesta pubblicata da Daba 2007 ha rivelato che la maggior parte dei Marocchini non hanno alcuna voglia di impegnarsi in un partito politico. I nostri giovani hanno tutti perso fiducia nel sistema politico marocchino. Alcuni affermano che “la politica porta in prigione” e che “i muri hanno orecchie”. I partiti politici? “Attori del tutto inattivi che pensano solo ai propri interessi e non a quelli del popolo, e che fanno promesse al vento”, per Samia. L'inchiesta “Attese e rappresentazioni dei giovani per un buon governo degli affari pubblici”, effettuata nel 2007 dall'associazione Chouala per l'educazione e la cultura, mostra quanto i giovani siano scettici nei confronti dei partiti. Il 73% degli intervistati non ha simpatia per alcun partito politico e il 52,7% ne ha un'immagine molto negativa. Il Parlamento? “Un dormitorio per uomini che non hanno il tempo di riposarsi perché non pensano che ad accumulare soldi”, per Simo, “le pedine di sua Maestà”, per Amine. L'inchiesta di Chouala arrivava alle stesse conclusioni: in effetti, la valutazione del lavoro dei parlamentari è soddisfacente solo per il 19% di loro. Il loro personaggio politico preferito: “Sua Maestà il re M6 e suo padre Hassan II” La monarchia in effetti ha i suoi vantaggi: “È una buona cosa, altrimenti regnerebbe un gran disordine, soprattutto perché il nostro popolo è costituito da diverse tribù”, pensa Meriem. Anche se, per Hicham, “gli amici del re se ne approfittano”. Questa sfiducia generalizzata si estende anche ai sindacati e alle associazioni: la maggioranza li confondono con i partiti e pensa, come Marwane, che la società civile “viene usata per servire i politici a fare soldi”. In effetti, un'inchiesta effettuata dal Consiglio Nazionale della Gioventù e dell'Avvenire (CNJA) rivela che “appena il 4% dei giovani fa parte di una o più associazioni” e che “quelli che ne fanno parte sono interessati principalmente alle associazioni di carattere ricreativo. Alcuni nemmeno si interessano, come Simo, o vorrebbero impegnarsi “per un'azione di interesse collettivo”.
Malgrado le loro difficoltà, alcuni dei giovani cittadini non vogliono emigrare. “Partire per studiare, si” afferma Mohammed. Ma non alla “hreg” (emigrazione clandestina): “un suicidio fisico e morale”, per Hicham. “Vogliamo vedere un Marocco avanzato come l'Europa. Questo è un bel paese, sono i dirigenti che sono marci”, conclude Meriem. Se i giovani degli anni '80 e '90 sognavano l'Europa come l'Eldorado, la generazione che è cresciuta sotto l'era di Mohammed VI si trova di fronte a una realtà difficile e un Occidente che ha perso ogni attrattiva...

Hajar Chafai e Abou Ammar Tafnout
Traduzione Alessandro Rivera Magos
Marzo 2010