Incontro con Anilda Ibrahimi | Federica Araco
Incontro con Anilda Ibrahimi Stampa
Federica Araco   
Anilda Ibrahimi è nata a Valona, nel 1972, e vive a Roma.
Dopo gli studi di letteratura a Tirana, nel 1994 ha lasciato l’Albania per trasferirsi prima in Svizzera e, nel 1997, in Italia. Ha lavorato per lungo tempo come giornalista. e fino al 2003 si è occupata di diritti umani presso il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Ha realizzato progetti culturali, curando, inoltre, antologie e raccolte poetiche di autori balcanici e mediterranei.

Incontro con Anilda Ibrahimi | Federica AracoRosso come una sposa , pubblicato da Einaudi nel 2008, è il suo primo romanzo. Pensato in albanese e scritto in un italiano spontaneo e brioso, il libro ripercorre la storia di una famiglia dal primo Novecento alle soglie del XXI secolo. Sullo sfondo, un’Albania dinamica e sfuggente nelle sue infinite contraddizioni lascia emergere personaggi di un passato dai contorni sfumati, ricamato dal filo dei ricordi.

Come in un mosaico dai colori vivaci, donne e uomini intrecciano i loro destini tra le case di pietra bianca incastonate tra i monti in un paesino di nome Kaltra, “azzurra”, come il fiume che l’attraversa. Questo mondo antico che profuma di raki e mele cotogne, caffè turco e grano appena raccolto appare al contempo sconosciuto e familiare, come i valori ancestrali nei quali affonda le proprie radici.

La seconda parte del romanzo, ambientata a Valona, è filtrata dallo sguardo attento e curioso della giovane Dora, ultima esponente di una lunga discendenza femminile. Con sensibilità ed intelligente ironia, sarà lei a ricomporre e custodire le memorie della propria storia familiare, restituendole ad un registro narrativo più mosso e articolato, immediato e dinamico come le profonde trasformazioni della modernità. Un incontro con l'autrice.

La prima parte del romanzo rievoca un sistema di valori ancestrale legato al mondo contadino con un registro stilistico quasi “verista”. In che modo il gusto per “l’esotismo folclorico”, che ancora affascina parte del pubblico italiano, ha accolto, forse frainteso, questa sua scelta letteraria?
Mi piace questo accostamento al verismo, che è stata la corrente letteraria italiana che più mi ha affascinato nelle mie letture internazionali. È la prima volta che viene operato questo parallelo, in cui mi trovo per larga parte a concordare, mentre solitamente per quanto riguarda il mio libro molti hanno parlato di realismo magico. Forse è in questo fraintendimento che ha potuto giocare un qualche richiamo esotico, ma non è sicuramente quella la natura del romanzo.
Infatti il registro della narrazione e anche le storie stesse – per come sviluppano e per come vengono portate avanti - riescono a tenere fuori quel tipo di pubblico che va a cercare l’esotismo. Certo, non ho fatto un censimento sui miei lettori ma ho avuto un filo molto diretto con loro. E riaffermo che il mio non è il pubblico che legge per trovare l’esotico. Caso mai ha avuto la curiosità di approfondire le similitudini tra le due culture come ad esempio il pianto funebre presente anche in Sicilia e in altre culture mediterranee. I concetti che hanno colpito di più, infatti, sono relativi alla trasmissione di elementi sapienziali da madre in figlia.

Incontro con Anilda Ibrahimi | Federica Araco
Anilda Ibrahimi
In un’atmosfera sospesa in un tempo presente che conferisce alla storia un alone quasi fiabesco, il racconto ci restituisce individualità femminili fortemente caratterizzate e un impianto matriarcale molto radicato. Come è cambiato il ruolo della donna in Albania nell’ultimo secolo? Qual è la condizione femminile oggi?

Potrei risponderle di getto dicendo che il punto di svolta è stato l’avvento del comunismo, che ha rifondato la famiglia su basi paritarie come anche attestano le leggi ed i provvedimenti dell’epoca, e nel dire ciò direi senza dubbio una cosa vera. Ma non completa. Riguardo l’Albania, anche l’Albania remota da cui prende le mosse il mio libro, non bisogna farsi ingannare da opinioni preconcette e facili percorsi logici, neanche per quanto riguarda temi – come questo – che potrebbero sembrare scontati In quei tempi la rigida definizione dei ruoli familiari e delle relative sfere di potere, infatti, comportava che patriarcato e matriarcato coesistessero di fatto, laddove la madre era sovrana in alcuni campi ed il padre in altri. Alla fine, il regime comunista più che instaurare la parità tra i sessi non ha fatto altro che tentare di abolire questa rigida suddivisione, di cui è in qualche modo arrivata l’eco fino ai tempi attuali.

Non ama considerarsi esponente della cosiddetta “letteratura migrante”, eppure nel suo romanzo, come nelle sue poesie, tutto evoca il movimento, il viaggio, il desiderio di scoprire nuovi paesi dove ricostruire la propria vita…
In genere non amo le etichette. Poi, se qualcuno prima o poi mi dirà cosa significa la definizione “letteratura migrante”, allora potrò rispondere se ne faccio parte o no. Sicuramente c’è una verità di fondo in tale definizione, questa nuova lingua imparata da grandi ci accoglie nella sua letteratura. Ma poi mi chiedo cosa avrei in comune, oltre la lingua, con scrittori arrivati dall’Africa, dall’America Latina o dall’Asia? Se è vero che tutti gli scrittori nei loro racconti sono condizionati dal contesto socio-culturale dove sono cresciuti e che esce abbondantemente nelle cose che raccontano, veramente non troverei nessun motivo che tiene in piedi questa definizione. Forse aveva un senso nei primi anni novanta, quando i primi migranti cominciarono a scrivere le loro testimonianze in italiano. Servivano anche come testimonianza di una nuova società multietnica che stava nascendo. Io non faccio letteratura di testimonianza e la mia letteratura non è di denuncia.

Il suo romanzo ha avuto un notevole successo in Italia. Che riscontro ha avuto presso il pubblico italo-albanese? È stato tradotto in albanese?

Posso parlare del riscontro con il pubblico italiano che è stato ottimo. Gli albanesi in Italia sono una comunità mimetizzata, non ho avuto un confronto diretto. Credo e mi auguro che il libro sia piaciuto. Il mio libro è spoglio da tanti sentimenti contrastanti che solitamente si provano nei confronti del paese che si lascia, rivendicazioni, regolamento di conti a distanza, odio e amore allo stesso tempo. Sono una persona risolta e anche se non lo fossi ho una considerazione troppo alta per la letteratura, quindi non lo userei mai per liberarmi dal mio passato. Il libro non è stato tradotto in albanese.

È in lavorazione il suo secondo romanzo. Di cosa si tratta?

È vero, ho appena finito il mio secondo romanzo. Uscirà ad ottobre, sempre per Einaudi. Questa volta mi sposto leggermente dai temi del primo libro ma rimango sempre nei Balcani. Una storia d’amore che si evolve insieme ai mutamenti della carta geografica dei Balcani degli anni novanta, ma soprattutto con ciò che gli eventi bellici portarono nella vita della gente comune.

…e la poesia?
La poesia può attendere… per il momento mi dedico alla narrativa. E poi chi ha detto che sarei una brava poetessa? Forse il mio passato poetico è lo stesso di tutti i giovani che a diciotto anni credono di essere grandi poeti…


Federica Araco
(30/04/2009)


parole-chiave: