Albania, sguardi di una reporter | Stefanella Campana, Rosita Ferrato
Albania, sguardi di una reporter Stampa
Stefanella Campana   
Albania, sguardi di una reporter | Stefanella Campana, Rosita FerratoNella primavera del ’91 i tg rimandano nelle case degli italiani le immagini schoccanti degli sbarchi degli albanesi sulla vicina costa pugliese: 10 mila, forse 12 mila partiti con due navi da Durazzo. Immagini drammatiche di un esodo da un Paese tanto vicino all’Italia che nelle giornate terse lo si scorge a occhio nudo dalla costa pugliese, quanto misconosciuto alla maggioranza degli italiani.
La caduta del muro di Berlino nell’89 aveva lasciato indenne il regime comunista ancora ben saldo, dopo Hoxha, nelle mani del suo successore Ramiz Alia. Chi scappa porta con se la fame, la miseria e la paura di un regime che si avvale della polizia segreta Sigurimi. I pugliesi danno loro una solidarietà esemplare. Cambia la storia: cade il regime comunista ma dall’Albania non cessano le fughe di massa perché la situazione economica resta critica. L’esodo dell’agosto del ’92 porta i migranti albanesi – almeno 15 mila – a essere rinchiusi nello stadio di Bari. Televisioni e giornali raccontano una situazione drammatica. Gli sbarchi si fermeranno poi grazie ad accordi bilaterali ma non l’immigrazione. Oggi in Italia gli albanesi sono oltre mezzo milione (in maggior numero concentrati a Torino e Roma), ma che cosa si conosce del Paese delle Aquile? Governato da Berisha, già presidente della repubblica, leader storico del Partito Democratico, con all’opposizione Edi Rama, sindaco della capitale e leader del Partito Socialista, l’Albania è ancora una realtà tutta da scoprire, nonostante l’Italia sia il suo principale partner commerciale. E che ben 25 imperatori romani ebbero origini albanesi così come di ascendenze arbaresh furono papa Clemente XI, Francesco Crispi e Antonio Gramsci e anche molti garibaldini.

“L’idea dell’Albania che avevo – o meglio non avevo, perché era un paese che non riuscivo proprio a definire – era quello di un luogo vicino ma un po’ spaventoso, tanto era il mistero che l’avvolgeva”, dice la giornalista Rosita Ferrato, spiegando che cosa l’ha spinta nel 2010 a visitare più volte l’Albania fino a innamorarsene. Ora ci restituisce le sue sensazioni, le sue scoperte, i suoi appunti nel suo libro “Albania, sguardi di una reporter”. A metà tra il taccuino di viaggio e il reportage giornalistico, scritto in stile spigliato, offre una miscellanea di cenni storici, turistici, sociologici e molte gustose curiosità. Ad esempio scoprire una Tirana vivace non solo per i colori usati per rallegrare gli spartani condomini del periodo comunista, ma anche per i molti locali di tendenza, cinema, teatro, musica dal vivo, il Jazz Festival (giugno-luglio) e il Film Festival (novembre-dicembre). O vedere pendere da quasi tutti i palazzi teste d’aglio, corna, ferri di cavallo, pupazzi vari per sfidare il malocchio. Come non stupisce che tra i souvenir ce ne sia uno molto particolare a forma di bunker. Dietro c’è la storia di un paese con un numero spropositato di bunker, lasciti quasi indistruttibili del regime di Hoxha.

Se con il regime comunista alle donne vengono garantite pari opportunità tanto che prima degli anni’90 la rappresentanza femminile supera il 30%, dopo le elezioni del ’91 in Parlamento sono solo più il 5,7%, ma sono il 21% nei tribunali e il 28% tra i docenti universitari. E da alcuni anni è attivo – e battagliero - il Forum Indipendente delle Donne Albanesi. Una realtà dove convivono ancora frammenti del passato, come le “vergini giurate”, Kan, donne che per sfuggire a un matrimonio combinato o nel caso in cui manchi l’erede maschio in famiglia hanno preferito “diventare” uomini, portando abiti maschili e capelli corti, fumando e bevendo alcolici. Hanno perso la femminilità ma hanno acquistato libertà e potere. Le Kan, testimoni di un passato ostile alle donne, sono rimaste poche, ormai molto anziane. Senza dimenticare le nuove schiave di oggi, le troppe donne albanesi, spesso minorenni, che assieme a tante altre dell’Est ingrossano il mercato della prostituzione.

Le descrizioni delle bellezze naturali, storiche e artistiche invogliano a visitare l’Albania. Come quella che racconta Berat, la città museo, la “città delle mille finestre” dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’Umanità, con le sue case con le pareti di pietra, grandiose moschee accanto a chiese ortodosse. Illiri, bizantini, serbi, turchi, ciascuno ha lasciato un segno a Berat. Merita una visita anche Kruja, la città natale dell’eroe nazionale Skanderberg, considerato il Garibaldi albanese, che per 25 anni, nel XV° secolo, guidò la resistenza contro i turchi.

Oggi l’Albania, già membro della Nato dal 2009, è candidata all’ingresso nell’Unione Europea. Una prospettiva importante che richiede al paese di adeguarsi agli standard dell’Ue nella realizzazione dello stato di diritto e nella riforma del sistema giudiziario, nel rispetto della libertà di stampa e nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata. Un impegno che mette alla prova la fragile democrazia albanese alle prese con un diffuso disagio sociale e una corruzione sistemica che spiega le dimostrazioni a Tirana nel gennaio di quest’anno con forti tensioni degenerate in guerriglia urbana e nella perdita di vite umane. L’Albania è anche questo.


“Albania, sguardi di una reporter”
di Rosita Ferrato
edito da Mamre


Stefanella Campana
(11/08/2011)