«Bezzef»: l'agit-azione degli agit-autori algerini | Yassin Temlali
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Yassin Temlali   
«Bezzef»: l'agit-azione degli agit-autori algerini | Yassin TemlaliIl 30 ottobre 2009, al Salone internazionale del libro di Algeri (SILA), dove decine di opere erano state proibite, quattro scrittori hanno organizzato una “lettura selvaggia di Kateb Yacine”. La scelta dei testi di quest'autore non è stata casuale. Kateb Yacine resta, a 20 anni dalla sua scomparsa, il simbolo di una rivolta ancora viva, intatta, sia contro le ingiustizie coloniali che contro i regimi che hanno piegato le indipendenze dei rispettivi paesi a proprio favore. “Commemorando in questo modo l'anniversario della sua morte”, afferma un membro del quartetto, Adlène Meddi, “denunciamo per antitesi tutti quei “giovani intellettuali” che il potere è riuscito a ingaggiare al proprio servizio attraverso la corruzione.

Il gruppo degli “agit-autori” include, oltre ad Adlène Meddi, anche Mustapha Benfodil, Kamel Daoud e Chawki Amari. Tutti giornalisti. Uno di loro, Chawki Amari, ha già pagato di persona la propria libertà d’espressione. Nel 1995 è stato incarcerato per diverse settimane a causa di una vignetta pubblicata su “La Tribune” e giudicata “anti patriottica”. È stato liberato solo dopo una lunga mobilitazione nazionale e internazionale.

La “lettura selvaggia” del 30 ottobre, spiega Adlène Meddi, esprimeva “la nostra collera di fronte alla trasformazione del Salone del libro in un salone della censura”. Non poteva attirare folle immense, visto che era improvvisata. Tuttavia, non è certo passata inosservata e, da un certo punto di vista, ha disturbato il regolare svolgimento di un SILA piatto, senza avvenimenti particolarmente interessanti, il cui slogan ufficiale, “Il Re libro”, riassumeva la mancanza di immaginazione dei suoi organizzatori. Se i mezzi d’informazione governativi hanno ignorato la protesta, molti giornali privati, anche quelli filo-governativi – e dunque naturalmente ostili – sono stati obbligati a parlarne. Per screditarla, “Al Chourouk”, un quotidiano conservatore tra i più popolari del Paese, ha dato prova di non molta più originalità di un giornale di propaganda dell'epoca della Guerra fredda: non ha trovato di meglio che pubblicare una foto dell'addetto culturale dell'ambasciata di Francia che percorre i corridoi del SILA!

La “lettura selvaggia” certo non ha rovesciato il governo, ma per gli organizzatori quello è stato un atto di nascita, che ha collegato il potenziale di rivolta degli algerini all'eredità di insubordinazione rappresentata da Kateb Yacine. Il giorno stesso in cui ha avuto luogo “Bezzef” (“adesso basta”, in arabo algerino), è nato un “gruppo di agit-autori […] aperto a tutte le algerine e gli algerini che cominciano a sentirsi alle strette” nel proprio Paese, per citare il suo ironico e belligerante “comunicato numero 1”.

Bezzef è presente su Facebook sin dalla sua creazione. Il 10 novembre contava più di 1800 membri. Sulla sua pagina si possono seguire lunghe discussioni sul migior modo per salvare l'Algeria (o di governarla) ed è possibile vedere le foto della protesta del 30 ottobre e di una manifestazione (proibita) organizzata per celebrare il 21º anniversario della rivolta del 5 ottobre 1988. Sulla pagina di Bezzef si possono persino trovare immagini ed elaborazioni grafiche che deridono alcuni simboli del regime, quelli ancora attivi come il presidente Bouteflika, o quelli ormai ritiratisi dalla scena come l'ex-capo di Stato Maggiore dell'Esercito, il generale Mohamed Lamari.

La sua sola presenza su Facebook è valsa a Bezzef la qualifica di “gruppo sovversivo informatico”. Quest'accusa manda su tutte le furie Mustapha Benfodil. In un'intervista a “Algérie Focus”, si indigna: “Mi dite che siamo radical chic, dei piccolo-borghesi che giocano a fare gli anarchici. E io vi chiedo: cos'è allora che impedisce ad altri settori della società che potrebbero usufruire di un radicamento migliore, di proporre altre iniziative? […] Del resto, noi non siamo un partito politico. Sono i politicanti che ragionano in termini di audience e vantaggi elettorali”. Io ragiono in termini di presa di posizione, come scrittore prima di tutto e poi come cittadino.”

“Bezzef” non è “né un nuovo partito, né un sindacato autonomo, né un'associazione a delinquere, né una corrente letteraria e tantomeno un nuovo club di calcio o una setta massonica”, si legge nel comunicato numero 1. Un testo che la definisce al negativo, per ciò che non è, piuttosto che per ciò che è. Ma allora cos'è “Bezzef”? “Semplicemente, è uno strumento per federare la collera di ognuno prima di lanciarla per le strade, con la speranza che un giorno prenda fuoco e metta in fila le lettere r-i-v-o-l-u-z-i-o-n-e”. Uno strumento che potrebbe essere paragonato, ammette Adlène Meddi, al gruppo “6 Aprile”, che per due volte ha invocato lo sciopero generale in Egitto e, come “Bezzef”, ha tessuto su internet la propria rete di contatti e di mobilitazione.
Invece di darsi un’identità definitiva, “Bezzef” si definisce attraverso le sue azioni. La prossima “ridicolizzerà coloro che ci ridicolizzano e si prendono gioco di noi, la Radio e la TV governative”. In cosa consisterebbe l'azione? Il suo piano non può essere svelato senza pericolo: i servizi di sicurezza sembrano aver già ingaggiato battaglia con il gruppo, almeno nella dimensione virtuale. Su internet è stato creato un falso gruppo eponimo da un falso Chawki Amari!


Yassin Temlali
traduzione dal francese  A.Rivera Magos
(27/11/2009)



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