La letteratura delle donne al Festival della letteratura al Cairo | Safsafa Publishing House, Louisa Young, Kim Echlin, Ahmet Ümit, Jozef Banáš
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Lea Martinoli   

La letteratura delle donne al Festival della letteratura al Cairo | Safsafa Publishing House, Louisa Young, Kim Echlin, Ahmet Ümit, Jozef Banáš

Questa settimana (dall’11 al 16 febbraio) è in corso la terza edizione del Cairo Literature Festival, organizzato da Safsafa Publishing House, casa editrice che dal 2009 è attiva su temi politici, storico-culturali e letterari. L’iniziativa è sponsorizzata dal Ministero Egiziano della Cultura, oltre che dai diversi centri di cultura europei del Cairo, in collaborazione con la Facoltà di Lingue dell’Università di Ain Shams e da fondazioni quali Doum Culture Foundation e Townhouse Rawabet.

Al Festival parteciperanno 50 autori provenienti da 18 paesi di tutto il mondo. Per la prima volta in collaborazione con Stati Uniti e Canada, interverranno le autrici Louisa Young (autrice di Desiring Cairo, edito da Harper Collins) e Kim Echlin. Oltre ad altri illustri ospiti come Ahmet Ümit, il fenomeno editoriale della letteratura turca e il pluripremiato scrittore slovacco Jozef Banáš.

Infine saranno presenti autori arabi provenienti da Palestina, Iraq, Siria, Libano e Kuwait, insieme a noti scrittori, poeti e giornalisti egiziani delle diverse generazioni come Ibrahim Abd al Maghid, Mahmoud El-Ghitany, May Telmissany, Ahmad Murad, Iman Mersal, Rasha Omaran e molti altri.

La letteratura delle donne al Festival della letteratura al Cairo | Safsafa Publishing House, Louisa Young, Kim Echlin, Ahmet Ümit, Jozef Banáš

Argomento centrale di quest’anno è la letteratura delle donne e il ruolo che essa svolge all’interno della produzione letteraria di diversi paesi, spaziando dalla narrativa alla poesia.

Lo scopo è quello di promuovere la comunicazione tra lettori, scrittori e critici, mirando a rafforzare i legami tra le diverse generazioni di scrittori egiziani, arabi e internazionali. L’obiettivo è di sostenere lo scambio culturale tra la letteratura araba e quella di altre regioni, invitando scrittori di tutto il mondo; grazie alla traduzione di estratti delle loro opere in arabo, il pubblico può ascoltare la lettura nelle due lingue.

Tra le attività che sono state proposte, ci piace citare un workshop di scrittura giornalistica specializzata nel campo culturale in collaborazione con Swiss Art Council Prohelvetia, sotto la supervisione della giornalista svizzera Susanne Schanda e il giornalista egiziano Ahmed Shawki, aperto ai ragazzi dai 20 ai 25 anni. Oltre a una tavola rotonda sulla traduzione, con uno sguardo particolare allo scambio tra arabo e lingue dei Balcani.

Il primo incontro, il cui nome ben definisce la linea del Festival (la donna come inchiostro e anima della scrittura), è stato un’interessante scambio tra due scrittrici contemporanee arabe: la siriana Maha Hassan, autrice di al Rawiyat (Le cantastorie), libro incluso nella long list del premio internazionale per il romanzo arabo (IPAF) 2015, giornalista residente in Francia, attiva nella difesa dei diritti degli autori perseguitati, e l’egiziana Mansoura Ez Eldin, giornalista e autrice di Oltre il paradiso (traduzione pubblicata da Piemme nel 2011), libro incluso nella short-list dell’IPAF nel 2010, selezionata nella lista Beirut39 come una dei 39 migliori autori sotto i 40 anni.

Maha Hassan ha sottolineato l’importanza delle scrittrici nel mondo arabo, definendole chiavi per entrare in mondi nascosti e sconosciuti; vedendo la donna come portatrice di un valore aggiunto alla letteratura di società dove la libertà è assente.

La letteratura delle donne è arrivata ad essere un cliché, è una descrizione arrogante delle donne e una loro minimizzazione; prodotto di una visione maschilista portata avanti da uomini e donne allo stesso tempo all’interno di quel filone di letteratura di amore, passione e vittimismo che per l’autrice non può essere definita tale, proprio perché quando la si scrive cerca una rivalsa rispetto all’uomo.

Mansoura ha raccontato il suo processo di scoperta di quella che definisce “democrazia della narrazione”. Dopo essersi trasferita al Cairo, sola e lontano dalla famiglia, si è allontanata dall’idea che sia l’uomo a determinare la sicurezza nella vita della donna e, iniziando a parlare di argomenti tabu, si è finalmente accettata come scrittrice donna, senza ricalcare il modello del narratore uomo.

Un chiaro appello a distinguere tra la letteratura di lamento di genere con quella che propone invece diverse sfaccettature e che grazie all’assenza di giudizio verso il personaggio descritto, assorbe da culture diverse e non rimane rigida nei ruoli.

 


Lea Martinoli

14/02/2017