Nawal el Saadawi. Ritratto di una militante  | Jalel El Gharbi, Nawal el Saadawi, Shérif Hetata, Ahmed Helmi, la Mecca, Madboul, Kanater, Federica Araco
Nawal el Saadawi. Ritratto di una militante Stampa
Jalel El Gharbi   
Nawal el Saadawi. Ritratto di una militante  | Jalel El Gharbi, Nawal el Saadawi, Shérif Hetata, Ahmed Helmi, la Mecca, Madboul, Kanater, Federica Araco

Nawal el Saadawi, figura di spicco del femminismo egiziano e arabo, è nata il 27 ottobre 1930 a Kafr Talha, un piccolo villaggio nel delta del Nilo.
Scrittrice, militante dei diritti umani, è anche medico psichiatra diplomata all’Università del Cairo nel 1954 e alla Columbia University nel 1966.

Molto presto ha cominciato a pagare per le sue idee: nel 1955, per decreto del ministero della sanità, è stata revocata dalle sue funzioni di medico all’ospedale Qasr Al Ayni per aver scritto Les Femmes et le sexe , (“Le donne e il sesso”), opera che trattava, tra l’altro, quello che in Egitto è il tabù per eccellenza: l’escissione. “Sono contraria all’escissione e contro la circoncisione. E lo dico prima di tutto come medico. Posso affermare che le conoscenze scientifiche indicano che qualsiasi forma di mutilazione è estremamente pericolosa. Storicamente, l’idea della circoncisione arriva dalla schiavitù e non ha nessun rapporto con l’islam. Ripeto che è pericoloso mutilare il corpo di una donna e paesi come l’Arabia Saudita, la Siria, l’Iraq e la Tunisia non praticano l’escissione”.

Dopo dei brevi matrimoni, il primo con Ahmed Helmi, studente e militante di sinistra, il secondo con un borghese che criticava i suoi scritti, ha sposato, nel 1964, Shérif Hetata, medico, scrittore e marxista che era stato in prigione sotto Nasser. Nawal el Saadawi conoscerà il carcere durante il regno di Sadat, nel 1981, per essersi opposta alla legge sul partito unico. Il suo libro, Mémoires de la prison des femmes , “Memorie della prigione delle donne”, racconta di questa esperienza. Dopo sarà condannata all’esilio. Gli islamisti hanno avviato molti processi contro di lei, a volte con l’accusa di disprezzare le religioni, altre volte per apostasia. Per lungo tempo il suo nome figurava nella lista nera degli integralisti che hanno preteso che fosse privata della sua nazionalità e soprattutto separata dal marito, durante il processo del 2001. Il maggior elemento di disputa erano i suoi scritti femministi e le sue idee relative alla religione. Non le hanno mai perdonato, per esempio, d’aver affermato che il pellegrinaggio fosse un elemento sopravvissuto agli antichi riti pagani e che il velo fosse una tradizione antislamica, benché queste sue idee siano confermate dalla letteratura religiosa. Lei le spiega così: “Non sono contraria al pellegrinaggio, sono contraria al fatto che un marito attinga dal budget familiare e dai risparmi di sua moglie per comprare un biglietto per la Mecca e andare ad abbracciare la Pietra Nera. Il lavoro è una forma di preghiera. Anche provvedere ai bisogni dei bambini è una preghiera. Tutti i riti del pellegrinaggio sono nati prima delle religioni. È un dato storico. Il pellegrinaggio non è solo una pratica musulmana. L’islam stesso ha vietato di abbracciare la Pietra Nera. Quanto al velo, sono contraria all’idea che il corpo della donna sia considerato come un’onta. Dobbiamo innanzi tutto considerare la donna come un essere dotato di ragione”.

Nel 1982, ha creato l’Associazione Araba per la solidarietà con le donne, sciolta nel 1991. Saadawi è anche autrice di una quarantina di opere. Nel 2005 ha manifestato la sua intenzione di candidarsi alle presidenziali. Al Cairo hanno trovato l’iniziativa scandalosa, ridicola e audace, ma sono stati tutti d’accordo nell’interpretarla come una forma di sfida. La provocazione per Nawal el Saadawi serve a confondere l’altro. Non mira all’eccentricità, ma a far discutere. Ha inoltre dovuto espatriare dopo aver espresso il suo desiderio di presentarsi alle elezioni. A coloro che hanno parlato di “fuga”, riferendosi a questo esilio, ha risposto: “La parola fuga non può certo applicarsi al mio caso, e io non la apprezzo affatto. Ci sono persone che pescano in acque torbide. Io sono ben integrata nella società egiziana, molto di più che del governo stesso, dato che i miei libri sono stati letti da quattro generazioni, dopo la loro pubblicazione. Quando ho lasciato il paese, ero esasperata dalle elite egiziane e arabe che si sono vendute alla logica del capitale e al potere che governano l’Egitto. Non bisogna stupirsi di vedere queste elite far silenzio davanti al mio processo per apostasia”.

Nel 2007, pubblica Dieu présente sa démission à la réunion au sommet , “Dio presenta le dimissioni al vertice”, spettacolo teatrale giudicato blasfemo. Il suo editore, Madboul, proprietario della famosa libreria di Piazza Tahrir, evidentemente sotto pressione, distrugge 4mila copie di due opere della Saadawi.

Tutti i processi che le sono stati fatti sono in qualche modo ritorsioni che miravano a punire l’audacia di questa donna libera che ha osato sfidare il maschilismo. Un vasto movimento di solidarietà internazionale l’ha sempre sostenuta, e le sue idee sono ancora oggi attuali.

Per Nawal el Saadawi, la vita ispira l’opera e la sua autobiografia lo dimostra. Nel suo libro L’Homme et sa sexualité racconta di quando, a dieci anni, aveva visto il vicino tutto nudo. Contrariamente alle altre donne che si affrettavano a chiudere le imposte, la piccola Nawal non trovava nulla di strano in questa scena. Per lei, quest’uomo non era che un esempio dell’uomo in generale. In un modo o nell’altro, tutti sono più o meno portati all’esibizionismo. Le donne faticano a comprenderlo, e questo può spiegare lo choc che vivevano nel vedere un uomo camminare per strada tutto fiero di mostrare un’indecente erezione. Un altro esempio che spiega questa vicinanza tra la vita e l’opera è fornito dall’incontro che fece, nella prigione di Kanater, per sole donne, con alcune prostitute. Una di loro le ha raccontato che uno dei suoi clienti veniva sempre a trovarla con una frusta, con la quale voleva esser picchiarlo, altrimenti non riusciva a far l’amore con lei. Altri ancora chiedevano di picchiare la partner. Gli uni e gli altri preferivano rivolgersi a prostitute, chi perché sosteneva che la sua donna fosse d’un rango troppo elevato, chi per paura di sfigurare davanti a sua moglie. Nawal el saadawi conclude che la maturità dell’uomo, il suo affrancamento dal gioco del sadismo e del masochismo, che lui eredita dal contesto in cui vive, possono aiutarlo a raggiungere una vita sessuale totalmente cosciente e priva di malattie psicologiche. Mettendo a nudo l’ipocrisia sociale, Saadawi rimette in questione la rappresentazione fino a quel momento inviolata dell’uomo la cui supremazia è da sempre percepita come un tabù.

In La Femme et la sexualité , Nawal el Saadawi si scaglia contro altri tabù, come la verginità. E come sempre lo fa con esempi reali, raccontando la storia di una giovane coppia che si è rivolta a lei il giorno dopo la prima notte di nozze. La ragazza sembrava che non fosse vergine. Forse aveva un’imene talmente elastica da riuscire a resistere fino al parto. Nawal el Saadawi, invece, si chiese: e se fossero le dimensioni del sesso dell’uomo a non permettere la deflorazione? Possiamo comprendere quanto sia sovversiva questa messa in questione della virilità dell’uomo in una società fallocentrica.

Nawal el Saadawi articola una reale decostruzione del discorso fallico nel quale rileva aberranti contraddizioni. La più evidente di tutte riguarda l’escissione, una pratica scandalosa ancora praticata in Egitto e censurata come un tabù: la società maschilista priva la donna dell’organo che le procura maggior piacere esigendo, però, che lei procuri all’uomo piena soddisfazione sessuale. Nawal el Saadawi critica la teoria freudiana che sostiene che il clitoride sarebbe un pene monco, e che spiegherebbe un inconscio desiderio di rivalsa da parte delle donne. Saadawi considera la teoria freudiana “patologica” e la critica dimostrando che la donna non è in nulla inferiore all’uomo e che, anzi, è in grado di superarlo anche sul piano dell’intelligenza.

Un altro tabù affrontato nel libro è quello dei matrimoni combinati, che per la Saadawi sono una sorta di una prostituzione legalizzata perché dominati dall’interesse, da trattative e dai rapporti di forza, ossia tutte cose che annientano il sentimento amoroso. Saadawi non smette di criticare la condizione della donna orientale. Il modello capitalista occidentale non è tuttavia risparmiato perché esalta la donna, o almeno la sua immagine, a fini commerciali.

L’opera di Nawal el Saadawi è stata più volte elogiata: ha ricevuto molti premi, come quello del Conseil Supérieur de la Littérature (1974), il premio letterario per l’Amitié Franco-arabe (1982), e il premio Gibran (1988). Il suo testo autobiografico, Mémoires d’une femme médecin , “Memorie di una donna medico”va menzionato soprattutto per il suo carattere pionieristico, ancor più che per le sue effettive qualità letterarie. Insomma, malgrado i numerosi riscontri, le opere di Nawal el Saadawi spiccano più per il loro carattere militante che per le doti narrative dell’autrice. Per lei la finzione non è che un duplicato della realtà, per non dire una contraffazione. L’intento didattico è fin troppo visibile e i testi sono spesso ridondanti. Leggendoli, si ha l’impressione che lo stile narrativo le interessi poco. Possiamo amare la letteratura che si pone una missione di testimonianza, ma così si esce dal contesto strettamente letterario. E in effetti Nawal el Saadawi scrive animata dall’urgenza.

Pensando senza dubbio alle critiche dei suoi oppositori, lei non ha esitato a sostenere che la critica è inutile, che vale meno di zero. Ecco come la Saadawi vorrebbe che i suoi romanzi fossero letti: “Non possiamo dissociare realtà e finzione, verità e illusione, corpo e anima. Sono sempre uniti. Tutte queste dualità sono prodotte dallo schiavismo, da un sistema gerarchico. Quello che cerco di fare è di associare finzione, sogno e realtà”.

Su un altro piano, possiamo vedere come la lotta per l’emancipazione della donna sia indissolubile dalla militanza politica. “Per me non c’è alcuna differenza tra la lotta per l’emancipazione della donna e la liberazione dell’Egitto o del mondo arabo. Nei miei scritti ho sempre collegato la questione della colonizzazione, che si tratti di quella britannica o americana, con la questione della donna. La stampa vuole dimostrare che io scrivo solo sulla donna, ma vi assicuro che tengo sempre ad associare questo tema ai problemi politici locali e internazionali”. Si tratta sempre della stessa lotta. L’emancipazione è fatta di diversi aspetti, in primis la cultura. Ogni lotta è culturale.

Nawal el Saadawi ha una concezione militante della cultura: “L’intellettuale è colui che prova a comprendere il mondo attorno a lui, dialoga con esso e stabilisce contatti e collegamenti tra i diversi campi del sapere (medicina, religione, storia)”. L’intellettuale è percepito attraverso l’azione che compie, attraverso l’influenza che esercita sulla società. Detto altrimenti, attraverso la pratica. Questa sua concezione della scrittura può essere ben illustrata dal suo libro Ferdaous, une voix en enfer , “Ferdaous, una voce dall’inferno”. Qui, Ferdaous lancia questo grido che è un misto di fatalismo e saggezza orientale: “Non voglio nulla. Non spero niente. Non credo in niente. È per questo che sono libera. Perché, lungo tutta la nostra vita, ci sono i nostri desideri, le nostre speranze, le nostre paure che ci rendono schiavi”.

Oggi, la primavera araba non sembra aver risolto tutti i problemi. Sono emerse nuove ragioni per preoccuparsi. Nawal el Saadawi teme che le donne, che hanno fortemente contribuito alla rivoluzione, siano oggi oggetto di esclusione perché sono poche o non rappresentate nei gruppi nati dalla rivoluzione egiziana. Nawal el Saadawi accusa i fanatici religiosi. In un’intervista del 15 agosto scorso, rilasciata al giornale Al Qods Al Arabi, Saadawi dimostra un radicalismo politico che non lascia indifferenti. Ecco cosa ha detto a proposito degli islamisti: “Le correnti religiose sono finanziate da gruppi stranieri. Bin Laden, George Bush, Sadat, i Fratelli Musulmani, Mubarak, le correnti islamiste e i salafiti sono simili tra loro”. Saadawi dichiara di non esser stata vittima solo di attacchi da parte di islamisti. La sua critica alla religione ha attirato su di lei le accuse dei fanatici di tutte le confessioni.

Su un altro piano, la sua critica del sistema politico supera le frontiere egiziane. Nella stessa intervista, pubblicata a Londra, Saadawi traccia una panoramica del mondo che non risparmia nessuno: “Viviamo in una grande giungla. Da quando grandi eserciti, come quello americano o quelli europei, occupano l’Iraq per il petrolio, da quando Israele occupa la Palestina, da quando la NATO ha bombardato la Libia, tutto questo dimostra che viviamo in una giungla militare che perseguita tutti i popoli, soprattutto quelli che hanno risorse naturali”.

Nuove sfide sembrano porsi alla questione femminile, e al movimento per l’affrancamento delle donne e degli uomini. Sembrerebbe che la primavera araba abbia moltiplicato le sfide che ostacolano il cammino verso la libertà.
 


Jalel El Gharbi
Traduzione dal francese di Federica Araco
(23/11/2011)

Libri di Nawal el Saadawi disponibili in italiano:
Firdaus, storia di una donna egiziana , Giunti, Firenze, 1986, trad. di S.Federici;
Una figlia di Iside . L’autobiografia di Nawal El Saadawi, Nutrimenti, Roma, 2002;
Dissidenza e scrittura. Conversazione sul mio itinerario intellettuale , Spirali, Milano, 2008;
L’amore ai tempi del petrolio , Il Sirente (Altriarabi), Fagnano Alto, 2009.