Scambi  tra Marsiglia e Algeri, un avvenire comune | Mucem, Bab El Oued, Ghania Khelifi, Bruno Boudjelal, Stefanella Campana, Marsiglia, Algeri, Canabière
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Ghania Khelifi   

Algeria-Marsiglia: Andata/Ritorno, una settimana che il Mucem (Museo delle civilizzazioni dell’Europa e del Mediterraneo) ha consacrato agli scambi tra le due città mediterranee, ai luoghi della memoria, ai nuovi artisti e ai grandi nomi della letteratura e della filosofia che hanno costruito la storia dei due paesi. Un momento forte che ha riunito algerini e francesi attorno al loro avvenire che non può che essere comune. Gli Algerini che abbiamo incontrato confermano con le loro parole che questo avvenire è possibile al di là delle fratture del passato.

//©Bruno Boudjelal©Bruno Boudjelal

Ahmed, un documentarista cinquantenne condivide con gli altri Algerini questo legame solido con Marsiglia, la città “dall’altra parte del mare”. Si ricorda che suo padre lo prendeva in giro ogni volta che lui andava a pescare sulla spiaggia del loro quartiere di Bab El Oued “che cosa vedi all’orizzonte? Vedi Marsiglia?” Ahmed strizzava gli occhi senza risultato ma finiva sempre per vederla prendere forma in fondo al mare. “Credevo veramente che potevo percepire Marsiglia e mio padre spingeva il suo piccolo gioco fino a dirmi che potevo distinguere la Canabière. Quando, durante la mia prima traversata, ho visto dal ponte del mio battello avvicinarsi Marsiglia avevo l’impressione di conoscerla già”. Come il padre di Ahmed i vecchi algerini mantengono spesso con commozione il ricordo dei marsigliesi che frequentavano durante il periodo coloniale. Al Mucem, le “Sei lezioni di storia condivisa” presentate dai ricercatori e universitari di differenti nazionalità si sono basate giustamente su questa coabitazione. Marsiglia è diventata l’eco di Algeri nei suoi periodi cupi o festosi.

Zahira, una anziana hostess di volo di Air Algeria ricorda ancora i suoi voli quotidiani Constantine-Marsiglia negli anni Settanta che trasportavano esclusivamente dei lavoratori immigrati dell’Est algerino. Poi sono apparsi donne e bambini. Negli anni Ottanta, al momento dell’apertura liberale (la perestroika algerina) dopo decenni di penuria, Marsiglia è diventata una specie di supermercato dell’Algeria. “Ho visto della gente salire a bordo con le merci le più incredibili. A Marsiglia c’erano delle strade interamente consacrate ai prodotti destinati agli Algerini, pezzi di ricambio di auto, articoli per il letto, elettrodomestici, elettronica, corredi saltati fuori da negozi tenuti peraltro da marsigliesi di origine algerina, i pieds noirs”. Ancora oggi gli algerini dicono “salgo a Marsiglia” come se si trattasse di un quartiere algerino. L’identità marsigliese dei bambini di immigrati algerini si è costruita, al di là delle cicatrici e delle nostalgie, di questo intreccio di costumi, di memorie, di scambi culturali e commerciali come con nessun’altra città in Francia.

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Jacques Derrida, un bambino del quartiere di El Biar ha portato in Francia questa eredità e l’ha arricchita attraverso il suo potente pensiero a profitto dell’umanità. Marie-Louise Mallet, professoressa di filosofia e autrice della prima biografia di Jacques Derrida del 2010, ha testimoniato davanti al pubblico del Mucem che nella vita e nell’opera del filosofo Algeri ha avuto forse un ruolo determinante. Faouzi, un lavoratore in campo sociale che aveva partecipato all’invio dal porto di Marsiglia degli aiuti umanitari alle popolazioni toccate dal terremoto del 2003 ad Algeri e nei suoi dintorni, si ricorda lo slancio di solidarietà dei marsigliesi ed è convinto che “finalmente qui è un po’ casa loro e là è un po’ come fossimo a casa nostra”.

 


 

Ghania Khelifi

Traduzione dal francese di Stefanella Campana

13/05/2014