Lo scrittore che ama il silenzio e le rose | Christian Bobin, Mozart e la pioggia, La vita e nient’altro, AnimaMundi edizioni, Otranto
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Federica Araco   

//Christian BobinChristian Bobin“Vi sono autori riguardo ai quali il leggerli è quasi un offenderli, uno sporcarli. C’è una purezza che ad accostarla troppo ti fa sentire indegno nell’intrattenere una qualche forma di rapporto – anche pure a distanza – con essa. Tra questi autori, sicuramente vi è Christian Bobin”.

Già dall’introduzione di Gianfranco Bertagni all’edizione italiana di La via passante (La vita e nient’altro, AnimaMundi, Otranto, 2015) emerge la delicata preziosità del lavoro di questo scrittore amante dell’armonia e della misura.

Lo scrittore che ama il silenzio e le rose | Christian Bobin, Mozart e la pioggia, La vita e nient’altro, AnimaMundi edizioni, OtrantoBreve poema trasformato poi in una lunga lettera alla scrittrice e attrice ucraina Nella Bielski, La vita e nient’altro ha la fluida freschezza di quei laghetti di montagna dove è piacevole immergersi per sottrarsi alla calura estiva ma dai quali altrettanto rapidamente si desidera uscire per potere godere a pieno il qui ed ora dell’esperienza appena fatta, senza indugiare oltre. Pulito, come sempre perfetto, Bobin ci seduce con il suo linguaggio semplice e prezioso, scelto con una cura che non ha nulla della rigidità vuota di quegli scritti sottoposti a un estenuante labor limae, ma che lascia intuire, piuttosto, una ricerca esistenziale che è un immergersi nell’essenza stessa della vita, e delle parole chiamate a raccontarla.

La lunghezza contenuta di questo testo lo dimostra chiaramente.

“Scriverò per sempre solo libri brevi, per incapacità di fare diversamente, ma forse anche per necessità: scrivere è convertire il troppo in poco, l’eccesso in mancanza. Nessun libro dovrebbe essere più pesante di una luce. Nessuna scrittura dovrebbe fare più rumore di un sorriso”, spiega Bobin nella sua breve introduzione.

Morbido ed essenziale, il testo scivola sinuoso raccontando la perfetta semplicità di un quotidiano fatto di pochi eventi e molti dettagli, perché la purezza, sottolinea l’autore, “è fatta solo di dettagli”.

Alla sua amica amata egli affida le proprie riflessioni con l’innocenza e l’entusiasmo di un bambino, descrivendo con grazia e poesia come la finitezza e la contingenza dell’esistenza continuamente, e inaspettatamente, irrompano nella silenziosa quiete della contemplazione. Ed ecco la freschezza improvvisa di un temporale estivo, la calda luce di un tramonto, il pigro oziare all’ombra di un albero, o il volo di una mosca entrata per caso in una stanza. Con leggerezza e spontaneità, Bobin racconta della sua costante pratica d’amore per se stesso e per la vita che è un alleggerire, ripulire, togliere progressivamente tutto ciò che è stato inutilmente aggiunto, tutto ciò che è di troppo. “Il non smettere di scolpire la propria statua interiore di cui diceva Plotino è appunto un togliere, mai un costruire, mai un aggiungere”, commenta Bertagni nell’introduzione. “È svestirsi degli ostacoli a quel flusso, non trattenere nulla. Ecco la nostra pena: le corazze prodotte dal trattenere”.

Lo scrittore che ama il silenzio e le rose | Christian Bobin, Mozart e la pioggia, La vita e nient’altro, AnimaMundi edizioni, OtrantoRestituire ai dettagli la dignità di perle di poesia è pratica costante anche in Mozart e la pioggia (AnimaMundi, Otranto, 2015), altrettanto breve e prezioso libretto dove pensieri ed emozioni sono annotati in uno spazio di solitudine e silenzio. “Fra me e il mondo un vetro. Scrivere è un modo di attraversarlo senza infrangerlo”, confessa l’autore, che in un altro passaggio del testo dice di considerarlo anche “un modo per rispondere alla vita. Abbiamo sempre bisogno di rispondere a un dono con un altro dono, non per sdebitarci, ma per continuare a donare e ricevere, senza fine”. Le parole, anche qui “giuste, né troppe né poche”, seguono il ritmo cadenzato della pioggia battente che di colpo interrompe la quiete di un pomeriggio d’estate, con frasi di “luce piena e di vento forte” che raccontano amore e malinconia, bellezza e assenza ispirandosi alle piccole cose. La sua passione bruciante per la musica è qui descritta con una sensibilità e una sensorialità fuori dal comune. “Tuffate le vostre mani in un fiume. Guardate l’acqua che urta questo ostacolo imprevisto, il suo modo allegro di farlo girare. Lasciate che la freschezza salga dalle vostre mani alla vostra anima. Accovacciati, la testa vuota, come un bambino davanti a un grillo, ascoltate l’acqua che scorre, l’insolenza chiara del tempo che fugge: avete appena sentito, visto e ascoltato una sonata di Mozart per violino e pianoforte”.

Questo autore discreto e raffinato, restìo ai chiassosi e mondani salotti letterari e da sempre “innamorato del silenzio e delle rose”, ancora una volta stupisce e innamora trasformando la letteratura in un misterioso viaggio verso noi stessi, un’esperienza di ascolto, presenza, contatto e meditazione.

 



Federica Araco

4/08/2015