Incontro con lo scrittore Sami Michael | Federica Araco
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Federica Araco   
Incontro con lo scrittore Sami Michael | Federica Araco
Sami Michael
Il Festival Internazionale di Letteratura Ebraica organizzato a Roma è la prima iniziativa di rilevanza internazionale dedicata alla valorizzazione e alla diffusione delle creazioni artistiche del mondo ebraico. Un’occasione importante per pensare con rinnovata consapevolezza al contributo offerto da questa cultura millenaria alle civiltà del Mediterraneo, attraverso un confronto attivo e stimolante tra il numeroso pubblico intervenuto e alcuni tra i più significativi esponenti della letteratura ebraica internazionale.

Si dice nel Talmud che ogni uomo nella propria esistenza sia chiamato ad assolvere a tre fondamentali doveri: mettere al mondo un figlio al fine di garantire la continuità della specie, piantare un nuovo albero preservando la ricchezza della natura e scrivere un libro contribuendo all’accrescimento culturale della collettività. Tale singolare precetto ha contribuito ad alimentare il corposo patrimonio poetico, filosofico e letterario incessantemente prodotto dalle comunità ebraiche di tutto il mondo.

La particolare storia socio-culturale del popolo ebraico ha nel corso dei secoli dato vita ad una tipologia letteraria fortemente intrisa di temi legati al viaggio, alla migrazione e alle dinamiche di integrazione e dialogo tra culture e civiltà.

Lo scrittore Sami Michael, ospite della rassegna, rappresenta in tale contesto una figura di particolare interesse. Nato in Iraq nel 1926, in una delle comunità ebraiche più antiche del mondo, e successivamente emigrato in Israele dove da oltre quarant’anni vive e lavora, egli è intervenuto in occasione del dibattito sul tema “Migrazioni, tra nostalgia e futuro”.

Ebreo arabofono, Sami Michael è un profondo conoscitore e amante della lingua del proprio paese nativo e della sua straordinaria ricchezza semantica che ne riflettere l’antico passato mescolando elementi di persiano, sanscrito ed antico ebraico. Dopo aver militato nel partito comunista iracheno fu costretto a fuggire dal paese all’età di 23 anni per trasferirsi definitivamente in Israele. “Non vi è alcuna differenza tra gli emigranti provenienti da diversi paesi del mondo: il primo trauma cui tutti sono sottoposti è l’impatto con una lingua diversa, straniera, che lentamente e dolorosamente andrà sostituendosi alla propria lingua madre”. Nell’esperienza di Sami Michael l’incontro con la lingua ebraica fu particolarmente traumatico, sia sotto il profilo affettivo e personale che sotto il profilo professionale. Come uomo dovette rinunciare ad esprimere i propri sentimenti nella lingua della propria infanzia e della prima giovinezza, avvertendo il naturale bisogno di comunicare in una lingua, l’ebraico, particolarmente ostica per un giovane arabofono. Come giornalista e scrittore attraversò un lungo periodo di crisi professionale, consapevole di non poter proseguire la propria carriera letteraria in lingua araba vivendo in Israele. Negli anni, contemporaneamente alla sua professione di idrologo, poté approfondire lo studio della letteratura araba e della lingua ebraica che, con il passare del tempo, andò gradualmente sostituendosi all’arabo nella forma scritta.

Nel 1974, all'età di 48 anni pubblicò il suo primo romanzo: "Gli uomini sono uguali, ma alcuni lo sono di più" riscuotendo un grandissimo successo. Fino ad oggi Sami Michael ha scritto undici romanzi, molti dei quali pubblicati anche in lingua araba in Iraq e in Egitto. Uno dei suoi romanzi più noti ed apprezzati, Victoria (pubblicato anche in Italia nel 2007 dalla casa editrice Giuntina di Firenze) ricevette un’ottima recensione da un critico letterario egiziano che lo definì “un romanzo arabo scritto in lingua ebraica”.

Incontro con lo scrittore Sami Michael | Federica Araco

In effetti l’amore per la lingua della sua infanzia, quella stessa lingua che da piccolo aveva nutrito la sua fantasia attraverso racconti di viaggi e fiabe fantastiche tra le braccia della madre, non lo ha mai abbandonato malgrado oggi, dopo tanti anni di permanenza in Israele, egli scriva solamente in ebraico. “Posso amare solo una donna alla volta” – ironizza Sami Michael – “e, benché la mia capacità di esposizione orale in lingua araba sia tuttora di buon livello, come anche le mie doti di traduttore dall’ebraico in arabo, sono consapevole di aver perso la fluidità nello scrivere in una lingua tanto ricca quanto complessa”.

L’amore e la gratitudine nei confronti della cultura araba non ha tuttavia mai abbandonato né l’uomo né lo scrittore: i numerosi personaggi arabi che egli descrive nei suoi romanzi assumono tratti particolarmente familiari, come anche i loro dialoghi rivelano una conoscenza profonda di un mondo cui lo scrittore ancora sente di appartenere. La sua produzione letteraria delinea paesaggi dell’alterità talmente reali e così fortemente umanizzati da riconfigurare la relazione tra le due culture in un contesto che egli stesso definisce reciprocamente “familiare”.

“Occorre superare gli stereotipi proposti e imposti dalla propaganda politica e riconquistare la consapevolezza della straordinaria complessità che caratterizza la realtà che ci circonda. Negli ultimi anni in Israele si sta registrando una crescente contaminazione da parte di alcune espressioni della cultura araba: è molto diffusa la moda di ascoltare musica araba e anche la letteratura e la stessa lingua araba stanno riscontrando un considerevole successo, soprattutto tra i giovani. Lo stato di Israele è composto da sette milioni di abitanti, a loro volta “circondati” da circa duecento milioni di arabofoni. Credo che la diffusione della lingua araba e dello studio della cultura araba in Israele sia uno strumento fondamentale per migliorare sensibilmente il rapporto tra il mondo ebraico e il contesto socio-culturale che lo circonda”.

“Le due realtà nel corso dei secoli si sono variamente attratte e respinte. Imparare ad amare e parlare la lingua dei nostri vicini, riconoscendo la bellezza racchiusa nelle espressioni artistiche da essa create, consentirebbe alla cultura in tutte le sue manifestazioni di ricostruire quell’antico legame spezzato e mai più ricostruito tra due popoli eternamente il lotta”.

Sebbene il ruolo svolto dalla cultura sia indubbiamente rilevante per migliorare le condizioni di convivenza tra israeliani e palestinesi, in un contesto socio-politico così fortemente segnato da ferite antiche e profonde è necessario che siano messi in gioco strumenti altrettanto efficaci ed indispensabili per garantire all’altro il riconoscimento dei suoi diritti fondamentali sul piano geopolitico, economico e socio-culturale.

Federica Araco
(10/10/2008)


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