Israele: miti e leggende smascherati dalla storia  | Nathalie Galesne
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Nathalie Galesne   
Israele: miti e leggende smascherati dalla storia  | Nathalie GalesneTra i corridoi dell’università di Tel Aviv, dove da molti anni insegna storia contemporanea, alcuni tra i suoi amici e colleghi gli hanno tolto il saluto, mentre in Francia il libro ha subito un vero e proprio boicottaggio(1). Eppure questo voluminoso saggio ha già iniziato a fare il giro del mondo. Oggi è tradotto in una decina di lingue, tra cui l’arabo, dopo esser rimasto, per numerosi mesi consecutivi, nella top ten dei libri più venduti in Israele.
Il personaggio è particolare. Sguardo ridente, gesticola accompagnando un fiume di parole, grande provocatore questo ebreo d’origine austriaca, arrivato in fasce a Jaffa nel 1948, non esita a declamare a gran voce il suo antisionismo e a denunciare il razzismo antiarabo che esiste nel suo Paese.

Ma perché il suo ultimo libro ha colpito in questo modo? “Ho voluto analizzare la storiografia del mio paese affrontando i grandi miti d’Israele”, spiega Shlomo Sand. “Ho preso la storia nazionale così come ci viene proposta e ho provato a dimostrare che si trattava di miti e leggende, che non dovremmo confondere la Bibbia con un libro di storia, che era giunto il momento di riporla nel settore della teologia”.

Secondo lo storico israeliano, il popolo ebraico non esiste, è un’invenzione che risale a 150 anni fa e che contribuisce alla creazione di un passato immaginario il cui scopo è consolidare il sentimento nazionale di Israele. “Tutti i miei studenti sono convinti di essere discendenti del regno di Davide, che gli ebrei avrebbero avuto duemila anni fa ma anche l’esodo, il fondamento stesso dell’identità ebraica, non è mai esistito. Questo perché non si trova nessun libro di ricerca scientifica che avvalori questa tesi. Infatti, lo scarto tra storiografia professionale ed immaginario collettivo è immenso”.

La diaspora ebraica, che si fa erroneamente risalire a questo esodo, trova, secondo la visione accademica, la sua spiegazione altrove. Infatti il giudaismo, che fu una religione profondamente politeista, avrebbe annoverato numerose conversioni che si sarebbero a loro volta diffuse in tutto il mondo.

Decostruendo uno dopo l’altro i grandi miti dello “Stato Ebraico”, Shlomo Sand tira in causa l’idea stessa di popolo ebraico sulla quale si basa la legittimità di Israele. “Il popolo ebraico non esiste”, rilancia, “come potrebbe esistere un popolo senza lingua, senza una cultura comune, se non fosse una religione?. Ma la religione non basta: parliamo, ad esempio, di popolo cristiano? No”.

Se l’antisionismo dello storico è accolto favorevolmente dai suoi lettori arabi, non si può dire altrettanto per le sue parole riguardo la dolorosa questione del diritto al ritorno di 6 milioni di palestinesi. “Israele non può essere la patria di tutti gli ebrei del mondo, non può dichiararsi ebrea e democratica allo stesso tempo, è un’antinomia, poiché imponendo una dimensione ebraica allo Stato di Israele, si finisce per escludere 1,4 milioni di arabi israeliani. Detto questo, lo Stato di Israele difficilmente sarà in grado di accogliere il rientro di 6 milioni di palestinesi”.

“Sono molto legato a questa terra che noi abbiamo rubato, ma che sento come la mia patria. Sono molto pessimista sul futuro della regione, ma se c’è una soluzione, questa dovrà prender le mosse dal cessare di confondere ogni cosa. Perciò sostengo che non esiste alcuno Stato ebraico. Esiste solo lo Stato d’Israele, è necessario «desionizzarlo» prima di poter creare due Stati”.

In Israele, Shlomo Sand non è l’unico intellettuale ad aver demolito i miti sionisti. Altri storici come Idith Zertal (2), Benny Morris, Ilan Pappé, o ancora Tom Segev, hanno seriamente desacralizzato la storia ufficiale del loro Paese. I loro lavori si basano essenzialmente sulla strumentalizzazione della shoah nella costruzione dello Stato d’Israele, o sulla «Naqbah» (“catastrofe” in arabo), ovvero la massiccia espulsione dei palestinesi dai loro villaggi da parte delle milizie sioniste.

Shlomo Sand ha ragione ad essere pessimista. A Tel Aviv i vecchi cartelli stradali vengono via via rimpiazzati da una nuova segnaletica ormai privata della lingua araba. Ma a Tel Aviv ci sono anche intellettuali come Shlomo Sand, che permettono ancora di nutrire qualche barlume di speranza per la pace in Medio Oriente.



(1) Comment le peuple juif fut inventé (Come fu inventato il popolo ebraico), Fayard, 2008.
In Francia, il libro ha subito una sorta di censura fino ai massacri di Gaza quando, indignati, giornalisti ed editori hanno tentato di comprendere meglio una questione che gli era sfuggita, e allora è stato largamente diffuso.

(2) La nation et la mort: La Shoah dans le discours et la politique d'Israël , (La nazione e la morte. La Shoah nei discorsi e nella politica di Israele) Paris, Éditions La Découverte, 2008.



Per saperne di più, leggere l’articolo di Shlomo Sand “Déconstruction d’une histoire mythique. Comment fut inventé le peuple juif” (Decostruzione di una storia mitica. Come fu inventato il popolo ebraico) pubblicato su Le Monde Diplomatique (agosto 2008).
www.monde-diplomatique.fr


Nathalie Galesne
Traduzione dal francese Federica Araco
(14/12/2009)


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