Gideon Levy: “Nel mondo arabo futuro pieno di ombre” | Marco Cesario
Gideon Levy: “Nel mondo arabo futuro pieno di ombre” Stampa
Marco Cesario   
Gideon Levy: “Nel mondo arabo futuro pieno di ombre” | Marco Cesario
Gideon Levy
L'esito di queste rivoluzioni, spiega Levy, è ancora incerto. E' ancora troppo presto per dire se i governi che nasceranno dalle ceneri delle dittature di Mubarak, Ben Ali e Gheddafi saranno realmente democratici. Il fatto che il potere sia poi nelle mani dei militari, come in Egitto, non è necessariamente un buon segno. Nella Striscia di Gaza invece, dopo aver estromesso gli oppositori di Al Fatah, anche Hamas rischia molto.


Dopo la caduta di Ben Ali e Mubarak anche Gheddafi in Libia vacilla. Come cambieranno gli equilibri in Medio Oriente dopo questo terremoto nel mondo arabo-musulmano?

La configurazione politica nel Mediterraneo sta cambiando in maniera molto veloce ma è difficile dire adesso quali saranno i nuovi equilibri geopolitici in Medio Oriente in quanto il processo è ancora in atto. Conoscevamo quelli che erano gli attori, oramai caduti, della politica nella regione ma non sappiamo ancora chi li rimpiazzerà. Questo credo sia il maggiore quesito. Chi rimpiazzerà questi dittatori ? Per ora non vedo una risposta chiara né in Tunisia, né in Egitto, né in Libia. Una cosa però è certa. Il Medio Oriente, dopo questo terremoto politico nel mondo arabo-musulmano, non sarà mai più lo stesso. Ma ci tocca aspettare per sapere quello che veramente sarà nel futuro.

Come è stata vissuta la rivoluzione egiziana in Israele? L'Egitto è, assieme alla Giordania, il primo paese ad aver siglato un accordo con Israele nel 1979.

La prima preoccupazione del governo israeliano è quella di mantenere gli accordi di pace con questo paese. La grande paura del governo di Netanyahu è quella di vedere il ritorno in forza o ancora peggio la presa di potere in Egitto da parte dei Fratelli Musulmani. Anche se per ora questa possibilità non sembra imminente, credo che un'ascesa al potere di questa formazione politica porterebbe alla fine degli accordi con Israele e ad un deterioramento dei rapporti bilaterali. L'auspicio dell'opinione pubblica è quello di vedere nascere un Egitto democratico. Ma per ora, non c'è questa certezza.

L'esercito egiziano ha annunciato di voler mantenere gli accordi di pace con Israele. Il premier Benyamin Netanyahu ha definito questi accordi “una pietra miliare” per l'intera regione. Ma come secondo lei evolveranno i rapporti tra Egitto ed Israele?

Sicuramente cambieranno. Ma esistono, a mio avviso, diversi scenari possibili. Uno di questi potrebbe essere la fine della cooperazione egiziana con lo stato d'Israele nella Striscia di Gaza. Ma anche qui, tutto dipende da chi realmente prenderà il potere in Egitto. Se sarà, come sembra, l'esercito non credo che i rapporti bilaterali, militarmente parlando, tra questi due paesi possano subire una trasformazione drammatica. Non bisogna dimenticare che l'esercito egiziano dipende completamente dal sostegno economico americano e non credo che gli Stati Uniti lasceranno l'esercito egiziano andare alla deriva.

Malgrado le autorità iraniane abbiano cercato di far passare queste rivoluzioni nel Maghreb come “risveglio islamico” sembra chiaro che queste rivolte siano “secolari” dettate cioè innanzitutto dal desiderio di libertà e democrazia. Il mondo arabo-musulmano sta forse entrando, politicamente parlando, in un'era post-islamica?
Anche questo è un quesito aperto perché allo stato delle cose nessuno può ragionevolmente dire che queste rivolte siano politicamente “post-islamiche”. Per ora abbiamo assistito alla caduta di regimi antidemocratici ma non abbiamo alcuna certezza che quelli che seguiranno saranno governi laici e/o democratici. La stessa rivoluzione iraniana, che molti hanno chiamato in causa per spiegare le rivolte nel Maghreb, fu fatta da forze laiche, di sinistra. La componente religiosa e fanatica venne soltanto in un secondo momento. Non è detto che non possa accadere lo stesso nel Maghreb. Ma il problema non è solo dal punto di vista del fanatismo religioso, come nel caso di un'ascesa politica dei Fratelli Musulmani in Egitto. Anche il fatto che il potere sia tutto concentrato nelle mani dell'esercito non è certo un fattore positivo. I regimi che seguiranno potrebbero anche essere laici ma ugualmente dittatoriali. Difficile dire adesso come evolverà la situazione politica nel mondo arabo. Per ora siamo nel mezzo di una tormenta di cui non si conosce l'esito finale.

Cosa rischia Hamas dalle rivolte nel mondo arabo? Le rivolte sono state condotte fino ad ora in maggioranza dal popolo e dalle élites contro establishment politici che in qualche modo hanno oppresso i propri popoli a lungo.

Hamas rischia eccome. Anche il popolo di Gaza potrebbe svegliarsi e rendersi conto di vivere soggiogato. Dopo le dimissioni del governo dell'ANP (per gli scandali dei Palestinian Papers che hanno costretto alle dimissioni Saeb Erekat, capo dei negoziatori dell’Olp e che hanno gettato un’ombra sulla credibilità dell’Anp e dell’Olp ndr) Hamas ha dichiarato di non voler partecipare a nessuna consulta elettorale. Il problema di Gaza è che non esiste alcuna alternativa politica ad Hamas perché Al Fatah non esiste più ormai nella Striscia (Al Fatah, partito del presidente Abu Mazen, fu estromesso dalla Striscia nel Giugno del 2007 da parte di Hamas ndr). Per questa ragione il popolo palestinese potrebbe risollevarsi in qualunque momento e prendere finalmente il destino nelle proprie mani.

Come giudica il veto di Obama alla bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU che intendeva condannare la politica di colonizzazione israeliana?

In un mio editoriale ho detto che con questa decisione Obama è diventato a tutti gli effetti un membro del Likud (il partito nazionalista liberale del premier Netanyahu ndr). Non riesco a spiegarmi questa decisione neanche nei termini dei propri interessi americani. E' una decisione che va contro gli stessi interessi americani. E va anche contro gli interessi d'Israele perché il veto non significa appoggiare Israele ma la politica delle colonie che sono l'atto più sconsiderato e dannoso mai intrapreso dallo stato israeliano. Supportare la politica di colonizzazione nel mezzo di questa tormenta nel mondo arabo, mentre tutti i paesi arabi guardano a cosa fanno gli Stati Uniti ed offrire un appoggio così dichiarato alla destra israeliana mi sembra un atto politico inspiegabile. Una cosa è certa: gli Stati Uniti si pentiranno di questa decisione.

Marco Cesario
(13/03/2011)


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