“La collina del vento” racconta la Calabria e la piccola, grande Storia | Stefanella Campana, Carmine Abate, Premio Campiello, Carfizzi, Premio Levi, arbereshe, Krimisa
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Stefanella Campana   

“La collina del vento” racconta la Calabria e la piccola, grande Storia | Stefanella Campana, Carmine Abate, Premio Campiello, Carfizzi, Premio Levi, arbereshe, Krimisa“A mio padre, come promesso”. E’ a lui che Carmine Abate  dedica il suo ultimo libro “La collina del vento”,   perché dai suoi racconti degli ultimi anni della sua vita nasce questa saga familiare che ha come sfondo Rossarco, leggendaria altura che si affaccia sul vicino mar Jonio, dove insieme alle radici degli ulivi secolari affondano anche quelle della famiglia Arcuri. Il romanzo parte dagli inizi del Novecento con il tenace patriarca Alberto per poi dipanarsi  fino ad oggi con le vicende di generazioni che s’intrecciano con la piccola e grande Storia. Scenario principale è la collina e il vento che scuote le fronde dei suoi alberi è la voce da cui affiorano storie misteriose.  A far scorrere velocemente la lettura non è  solo una scrittura forte che avvince, con qua e là venature dialettali, ma anche un episodio legato agli scavi per la ricerca della mitica città di Krimisa che crea suspence e tinge di giallo l’evolversi degli eventi.

In questo angolo della Calabria la famiglia Arcuri, capace di stare unita contro le tante avversità e di dialogare tra generazioni, si misura con le ferite lasciate dal primo conflitto mondiale, dagli anni bui del fascismo fino alla liberazione e alla rinascita di un’Italia che insieme al benessere conosce anche le promesse mancate. Sono donne forti,  sensuali e figure di primo piano quelle che attraversano le tante storie della famiglia Arcuri, capaci di azioni coraggiose come Lina, Ninabella… la “turineisa”, l’archeologa Marisa, libera e appassionata. Commuovono le pagine dove si racconta la nascita di una cooperativa agricola, nonostante i soprusi di un prepotente latifondista, poi podestà e le intimidazioni mafiose legate ai più recenti attentati alla  natura. O la scuola serale per i contadini analfabeti, molti dei quali se ne vanno a cercare fortuna in “Merica”, come il nonno dello scrittore. Pure il padre andrà in Francia e poi in Germania per lavorare.

Anche nella vita di Carmine Abate, nato a Carfizzi, un paese arbereshe della Calabria, c’è l’esperienza dell’emigrazione. Lo scrittore, che conosce e parla  l’albanese antico (arberisht), ha vissuto diversi anni da giovane ad Amburgo dove ha insegnato l’italiano e oggi vive in Trentino. In diversi suoi  romanzi (vincitori di numerosi premi, tra cui il Campiello nel 2004,  tradotti in Francia, Stati Uniti, Germania, Olanda, Grecia, Portogallo, Albania, Kosovo e ora anche in arabo) l’emigrazione, “quasi un destino della mia gente”,  è vista non solo come strappo ma come ricchezza perché vivere in più mondi e parlare più lingue è un’occasione di crescita personale e culturale. “Si può vivere per addizione, senza rinunciare né alle vecchie né alle nuove radici, lingue, storie. A un certo punto della mia vita è scattato un click:  ho avuto la consapevolezza che  le mie esperienze plurali sono un valore …. “.  Forse non a caso ha esordito come narratore in Germania con racconti “Il muro dei muri” e con  “I Germanesi”, gli emigrati nè tedeschi  e non più italiani, una ricerca empirica socio-antropologica sull’emigrazione e ha poi curato un’antologia “In questa terra altrove” di testi letterari di emigrati italiani. Da una decina di anni organizza la “Festa del ritorno”, che è anche il titolo di un suo romanzo, per il dialogo e il confronto. “Vivere per addizione”, titolo di un altro suo romanzo, non dover scegliere ma tenere tutto, è anche la sua filosofia di vita. “Per i tedeschi ero uno straniero, per gli italiani  un terrone, per i meridionali un calabrese,   per i calabresi un albanese, per gli arberesch un germanese…ma io sono felicemente una sintesi di tutto questo”.

//Carmine AbateCarmine AbateIncontro Carmine Abate ad Ancona, alla presentazione del suo libro (che ha già vinto il Premio Levi), in occasione di un evento sul ruolo della biblioteca  moderna e interculturale. Arrivava dalla sua amata Calabria, con un fitto programma di incontri in giro per l’Italia legati al prestigioso Campiello (la premiazione a Venezia sarà il 1° settembre) . Con “La collina del vento” è in pole position nella cinquina dei finalisti. Un romanzo maturo “la summa dei temi a me più cari, un recupero della memoria in funzione del presente, partendo da un microcosmo per poi inserire i grandi temi della letteratura: amore, morte, mistero, emigrazione, conflitti generazionali, ricerca d’identità”.  C’è un grande amore per la sua terra a cui torna appena può, evidente anche nelle pagine dove affiorano i timori dell’autore là dove raccontano gli attentati di oggi – il proliferare di pale eoliche e un villaggio turistico dove non dovrebbero starci - a una  natura bella e fragile. La collina del vento  diventa così simbolo di una terra vitale che non vuole arrendersi.

 

Premio Campiello  2012



 

Stefanella Campana

05/07/2012