“Deniz vuol dire mare” | Gul Ince, Murat Cinar, Concorso Letterario Lingua Madre, Daniela Finocchi, Serra Yilmaz, Karabuk, Zonguldak, Film Festival dei Lavoratori
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Murat Cinar   

//Gul InceGul InceLa vincitrice dell’ottava edizione del Concorso Letterario Lingua Madre è Gul Ince, di origine turca, 28 anni, collaboratrice all’Università del Piemonte Orientale. L’ho incontrata alla Casa del Quartiere in San Salvario a Torino in una giornata di pioggia e freddo che ricorda più l’inverno che la primavera. Gul, insieme al suo sposo e a suo papà, mi raggiunge da Novara, la città in cui vivono i due giovani; il padre di Gul è arrivato in Italia giorni fa per partecipare al matrimonio di sua figlia, celebrato da pochissimo.

Questa giovane donna, il cui nome turco potrebbe essere tradotto in Rosa (Gul) Sottile (Ince) è la vincitrice dell’edizione 2013 del Concorso Lingua Madre, dedicato, come citato sul sito ufficiale “alle donne straniere”. Eppure Gul ed il suo racconto hanno ben poco di “straniero”, di estraneo. Leggere la prosa di Gul e sentirla parlare mi ricorda la risposta di Serra Yilmaz nel film “Saturno Contro”. Alla domanda: “Ah lei è straniera?” Serra risponde: “No, sono Turca”. Gul nel suo racconto Deniz vuol dire mare riprende il racconto di una storia vera, l’esperienza di un’amica, “la ragazza più coraggiosa che abbia conosciuto”. E’ la storia di giovani donne obbligate a realizzare i piani che gli uomini - padre, fidanzato, marito - hanno pensato giusti e naturali per loro. Parla di matrimonio combinato, dell’obbligo di partire per un Paese sconosciuto seguendo un marito, anch’egli sconosciuto, con una nuova, propria, identità.

Gul Ince viene dalla Turchia, da un paese che, dal 1995, diventa la città di Karabuk, che ha sempre fatto parte di Zonguldak, conosciuta come la “città della perla nera”, il carbone, una sorta di Carbonia turca. Uno dei simboli di Zonguldak è il minatore che cammina con il casco sul capo ed una lanterna ad olio in mano. Una città operaia che spesso si ritaglia, suo malgrado, uno spazio tra le pagine dei quotidiani a causa delle esplosioni nelle profondità della terra che causano perdite e dolori ai propri abitanti. “Erano in 100 mila” è uno dei numerosi documentari che raccontano la forza, lavorativa ed organizzativa, della gente di questa città, restaurato e proiettato dal Film Festival dei Lavoratori a Istanbul nel 2009. Il film racconta del lungo cammino di cento mila lavoratori verso la capitale, Ankara, e la loro lotta per i diritti tra il 1990 e 1991.

“Deniz vuol dire mare” | Gul Ince, Murat Cinar, Concorso Letterario Lingua Madre, Daniela Finocchi, Serra Yilmaz, Karabuk, Zonguldak, Film Festival dei LavoratoriIl Concorso letterario nazionale Lingua Madre, ideato da Daniela Finocchi, è nato nel 2005 ed ha ottenuto il sostegno della Regione Piemonte e del Salone Internazionale del Libro di Torino. Le vincitrici delle precedenti edizioni provengono da Romania, India, Marocco, Albania, Brasile, Vietnam, Serbia. Gul Ince è la prima vincitrice turca di questo concorso.

“Conoscere le storie delle persone che vengono da realtà diverse, che hanno vite più difficili della mia e imparare dalle loro storie piene di difficoltà e paura ma anche di coraggio mi aiuta a riflettere su diverse caratteristiche della nostra società contemporanea. Avrei voluto che fosse così anche per gli altri, per questo ho deciso di riportare le loro storie”, afferma Gul. Una società fortemente patriarcale, la forza delle “tradizioni” (giuste o meno), viaggi difficili e talvolta “illegali” da affrontare, sono solamente alcuni dei pezzi della vita difficile delle donne che Gul racconta attraverso la propria prosa.

Poiché Gul Ince, in Deniz vuol dire mare, parla anche di un viaggio intrapreso utilizzando documenti falsi, cioè nell’irregolarità secondo le leggi di libera circolazione del Vecchio Continente, mi è parso naturale parlare anche delle politiche migratorie dell’Unione Europea e particolarmente dei respingimenti. “Quello che spesso accade nei Paesi europei nei confronti degli stranieri è veramente triste; chiudere le porte a chi bussa disperatamente è contrario a qualsiasi legge umana. Penso che questo succeda perché ciò che non conosciamo, lo straniero, ci “fa paura”, soprattutto quando non siamo sicuri di noi stessi. Quando subentra questo sentimento di insicurezza, l'identità serve solo a dividere; mentre la fiducia in noi stessi, e di conseguenza negli altri, ci aiuta a vivere la diversità come un elemento di ricchezza. Nel costruire la fiducia, la letteratura ha un potere incredibile, perché trasforma lo sconosciuto in uno che conosciamo, in uno che sappiamo com'è fatto”.

//Intervista a Gul InceIntervista a Gul InceGul Ince è la vincitrice di un concorso letterario riservato esclusivamente alle donne. Per questo le ho domandato quale potrebbe essere, secondo lei, il ruolo della donna immigrata nel percorso di convivenza pacifica tra le persone in questo Paese. Gul ritiene che l'integrazione delle donne nella società Italiana aiuti la democratizzazione in una prospettiva legata alla disparità di genere, la stessa disparità che è presente, non solo tra gli immigrati, ma anche tra i cittadini italiani. “Gli immigrati si portano dietro delle storie molto particolari, di disperazione e ricchezza, da conoscere e dalle quali imparare. Credo che questo tipo di concorsi contengano opere preziose anche per questo motivo”. Gul Ince vuole continuare a scrivere e provare anche altri concorsi letterari. Ha vinto il primo premio del primo concorso che ha provato. Credo abbia buone frecce al suo arco.

 

 


 

Murat Cinar

08/05/2013


http://concorsolinguamadre.it/il-concorso/