Amara Lakhous, lo scrittore che non conosce confini | Amara Lakhous, Nathalie Galesne, Bouteflika, Berlusconi, Piazza Vittorio, Leonardo Sciascia
Amara Lakhous, lo scrittore che non conosce confini Stampa
Nathalie Galesne   

Amara Lakhous, lo scrittore che non conosce confini | Amara Lakhous, Nathalie Galesne, Bouteflika, Berlusconi, Piazza Vittorio, Leonardo SciasciaUna portinaia napoletana, una badante peruviana malata, un cuoco iraniano, un pescivendolo algerino, un barista romano... è dentro il quartiere Esquilino che si sviluppano i personaggi del romanzo di Amara Lakhous “Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio”. Pubblicato in Italia nel 2006, il libro diventa rapidamente un best-seller. Questo romanzo polifonico, a metà tra il giallo e la commedia all’italiana, intreccia nello stesso palazzo le vicissitudini di undici strani inquilini che indagano, loro malgrado, su un crimine; fraintendimenti, impressioni e stereotipi sono all’ordine del giorno. “Ho voluto mostrare questa nuova Italia”, racconta Amara Lakhous, “la società italiana sta cambiando, bisogna dunque modificare il nostro sguardo su di essa. A Roma c’è una vera mescolanza, relazioni plurali tra comunità, d’altra parte è difficile identificarne una piuttosto che un’altra”.

Lo scrittore arriva nella capitale italiana nel 1995, ha solo 25 anni e la violenza sta devastando l’Algeria. “Lavoravo in radio, conducevo un programma culturale. I giornalisti e gli intellettuali erano presi di mira sia dagli islamisti che dal potere. Avevamo tre possibilità: fare il loro gioco, fare gli eroi o andare in esilio. Ho scelto la terza”. Approfittando di un seminario in Italia, il giovane uomo si trasferisce a Roma. “Il destino senza dubbio...” sorride, “da adolescente ero affascinato dalla cultura e dal cinema italiano”. Amara Lakhous non ama la parola “integrazione”: “All’arrivo, il mio problema non era l’Italia ma il paese che lasciavo. All’epoca, ricordo di aver scritto a un amico: ‘in Algeria avevo paura della morte, in Italia ho paura della vita’ ”. Dopo i primi attentati del 1992, tutti quelli che si erano sentiti minacciati avevano elaborato una relazione con la morte, si immaginavano spesso gli scenari peggiori, a Roma ho quindi dovuto imparare nuovamente a vivere”.

I suoi primi passi nella città eterna proiettano molto presto Amara nella vita: si iscrive all’università, si nutre d’Italia: “Avevo strumenti per trovare il mio posto nella cultura italiana, il più efficace tra loro era la lingua. L’ho imparata presto grazie al contesto linguistico plurale nel quale avevo vissuto: l’algerino, il berbero, l’arabo classico, il francese”. Rifiutando il doppio esilio, lo scrittore – presto riconosciuto – continua a scrivere in arabo. “All’esilio fisico che mi separava dall’Algeria non potevo aggiungere quello della mia lingua di scrittura, è per questo che ho continuato a scrivere in arabo, adattando poi i miei racconti all’italiano”. Più tardi, inverte la rotta traducendo i suoi romanzi scritti in italiano verso l’arabo. Oggi, Amara Lakhous occupa una posizione unica, una doppia presenza nel panorama letterario della penisola e del mondo arabo che gli permette di sottrarsi all’etichetta degli scrittori migranti che l’Italia ama particolarmente. “Ho la possibilità straordinaria di produrre nelle due lingue, d’avere una scrittura gemellare”.

Amara Lakhous, lo scrittore che non conosce confini | Amara Lakhous, Nathalie Galesne, Bouteflika, Berlusconi, Piazza Vittorio, Leonardo SciasciaQualche anno dopo il suo immenso successo letterario, nel 2010, Amara Lakhous pubblica un secondo romanzo “Divorzio all'islamica a viale Marconi”. In questo gioco narrativo brillante, i lettori dello scrittore italo-algerino ritrovano il suo modo singolare di esasperare gli stereotipi per meglio evidenziarli e infine decostruirli. Durante la prima decade di questo secondo millennio, l’islam è diventato in Occidente e in Europa il nuovo nemico e

ogni arabo è percepito come un potenziale terrorista. Da questa rappresentazione, estremamente dannosa quanto assurda, Amara Lakhous trae una parodia dove false e vere identità, vite e desideri dei personaggi s’incrociano. I servizi segreti hanno saputo che si sta preparando un attentato nel quartiere Marconi di Roma. Decidono di scoprire di cosa si tratta con l’aiuto di un giovane siciliano che parla un arabo perfetto. Christian Mazzari diventa Issa, immigrato tunisino. Issa incontra Sofia, giovane immigrata egiziana sposata a Said, la giovane donna aspira come tante altre coetanee a realizzarsi autonomamente nonostante i vincoli della propria condizione. Da questa relazione nasceranno peripezie sorprendenti.

Dopo questo secondo romanzo ‘romano’, Amara Lakhous, fresco di matrimonio, decide di trasferirsi a Torino dove intraprende un lavoro sulla memoria italiana e l’immigrazione nel Piemonte. Queste ricerche ispirano il suo ultimo romanzo, “Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario” da poco in libreria. Anche in questo divertente racconto si mischiano realtà e fantasia, ironia e satira, e scoppiano i paradossi, le paure della società italiana di fronte alla diversità. La costruzione narrativa originale (il racconto nel racconto) evidenzia come gli stereotipi sono costruzioni, finzioni a volte più reali della realtà. Enzo, giornalista di origine calabrese, felice come un pesce nell’acqua nella diversità etnica di San Salvario il quartiere dove è nato, inventa false storie di criminalità organizzata fra albanesi e romeni che permettono al suo giornale di aumentare tiratura e visibilità. Ma quando si tratta di pubblicare il retroscena di una vera faccenda di mafia italiana ramificata nel nord del paese, la direzione del suo giornale si tira in dietro. Gli aneddoti non mancano e si ispirano alla cronaca italiana con riferimenti a fatti reali come il maialino, la moschea e i gruppi antagonisti, per farne emergere il carattere grottesco. Personaggio ibrido – giornalista cinico ma appassionato mediatore culturale – Enzo entra a far parte della squadra dei commissari mediterranei come Montalban, Izzo e Camilleri, e lo fa con elementi nuovi per raccontare una realtà locale stravolta dalle dinamiche globali.

Amara Lakhous, lo scrittore che non conosce confini | Amara Lakhous, Nathalie Galesne, Bouteflika, Berlusconi, Piazza Vittorio, Leonardo SciasciaCon questo terzo racconto Amara Lakhous completa dunque un’opera letteraria composta di romanzi di immigrazione che mettono in scena la carnevalizzazione gioiosa e crudele di società meticcie. I personaggi cercano una lingua comune per vivere insieme, e non potranno fare a meno del mosaico di dialetti, espressioni, accenti che nutrono il dispositivo narrativo di cui fanno parte. Nonostante la dimensione comica dei suoi racconti, dietro la scrittura di Amara Lakhous c’è una rigorosa ricerca sociologica.“Cerco di essere professionale” spiega, “lavoro seriamente come un contadino cabilo, i miei racconti nascono sempre da una grande ricerca di terreno, come nel caso di questo terzo romanzo per il quale ho dovuto individuare le differenti ondate di immigrazione a Torino, i numerosi dialetti che si parlano, per meglio comprendere la pluralità di questa città”.

Oggi, da poco trasferito in Francia, Amara Lakhous si appresta ad aprire una nuova parentesi: “Vorrei esportare la commedia italiana in Algeria”, racconta, “è lo strumento perfetto per parlare delle nostre società irrazionali. Berlusconi e Bouteflika non hanno entrambi dell’assurdo?”. Dall’altra parte delle Alpi, l’autore guarda l’Italia commosso: “Roma è ormai parte di me, della mia identità. Quanto a Torino, è una città molto interessante, in piena transizione, che deve staccarsi dalle sue certezze. È magnifica, multiculturale, è una città aperta, come piace a me”.

In Amara Lakhous c’è come una bontà di fondo dove si mescolano semplicità e umiltà. Malgrado le derive xenofobe del suo paese d’adozione – è italiano dal 2008 – evita i giudizi affrettati. “A proposito dei Palestinesi, Edward Said disse che erano vittime di vittime. L’Italia, a lungo terra d’emigrazione, fa in un qualche modo pagare ai suoi immigrati le sofferenze d’un tempo. Ma al di là di questo, ho fatto una considerazione: quando le società sono in crisi si servono inevitabilmente dell’altro, del più debole e l’immigrazione diventa allora un problema. Ciò che scuote l’Italia oggi è una crisi politica, economica, culturale e avrà delle ricadute duplici sugli immigrati. Tuttavia, riprendo volentieri le parole di Leonardo Sciascia: ‘non posso essere pessimista perché scrivo’ ”.

 


 

Nathalie Galesne

Traduzione dal francese di Federica Araco

29/12/2013