Capire l'Algeria e il Maghreb | Caterina Roggero, Karim Metref, Algeri: aguerra liberazione, colonialismo francese, FLN, conferenza di Tangeri, Edjélé, Guerra delle sabbie, Gian Paolo Calchi Novati
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Karim Metref   

Capire l'Algeria e il Maghreb | Caterina Roggero, Karim Metref, Algeri: aguerra liberazione, colonialismo francese, FLN, conferenza di Tangeri, Edjélé, Guerra delle sabbie, Gian Paolo Calchi NovatiSulle questioni che riguardano il Nord Africa, le informazioni arrivano spesso in Italia filtrate dai media francesi e quando questi ultimi non ritengono “rilevante” un qualche evento nord africano, ebbene questo semplicemente non arriva al pubblico italiano. Questa subalternità non sembra riproporsi con la stessa forza nel mondo della ricerca storica e umanistica in genere. L'università italiana produce sempre più studi sociologici, antropologici, letterari e storici non inferiori in qualità (in numero purtroppo ancora sì) alla produzione francofona. È il caso del libro “L'Algeria e il Magreb. La guerra di liberazione e l'unità regionale”, di Caterina Roggero. Una ricerca accurata e molto ricca su come le lotte per l'indipendenza dei tre maggiori paesi del Maghreb (Marocco, Algeria e Tunisia) sono nate insieme al sogno di un Nord Africa unito, o “Grande Maghreb”, per poi svanire dopo le indipendenze, lasciando posto alle lotte per l'egemonia e il potere tra le dirigenze delle tre giovani nazioni.

Un libro sicuramente non di facile lettura, quello della Roggero. È un lavoro universitario, rigoroso, preciso e molto ben documentato, scritto con uno stile narrativo scorrevole e chiaro ma inevitabilmente pieno di riferimenti storici, sigle, nomi di persone spesso sconosciute al grande pubblico italiano. Molti dei quali sono ormai dimenticati anche nei paesi del Maghreb.

Sicuramente non lo consiglierei a chi non sa nulla o quasi di storia della regione. Non è il libro adatto per chi vuole iniziare ad approcciarsi alla storia del Maghreb. Ma per chi già ha dimestichezza con la storia nord africana contemporanea e con quella Algerina in modo particolare, questo lavoro porta dei complementi di conoscenza non indifferenti e aiuta a chiarire le dinamiche che portarono dalla quasi perfetta coesione di visioni e dalla solidarietà tra i tre movimenti di liberazione alla divisione profonda tra le nazioni indipendenti.

Non a caso il libro inizia con i vari tentativi di creare sin dal 1945 un fronte unico di liberazione del Maghreb “arabo”. I movimenti rivoluzionari di tutta la regione non hanno dubbi sulla naturale vicinanza tra la popolazione nordafricana e su come le frontiere coloniali siano barriere artificiali che dividono una popolazione che se è stata spesso divisa in stati diversi non aveva mai conosciuto il confine nella concezione moderna di netta linea divisoria e spesso invalicabile, continuando attraverso la storia a convivere, parlare, viaggiare, scambiare, commerciare, gioire e soffrire insieme, come un solo popolo, in quel vasto territorio naturale che va dall'isola di Siwa nell'Ovest dell'Egitto fino all'oceano Atlantico e dal mar Mediterraneo a Nord fino al fiume Senegal.

Il colonialismo francese accoglie diversamente le rivendicazioni di indipendenza del Maghreb. Concede “facilmente” nel 1956 l'autonomia al Marocco e alla Tunisia che erano soltanto protettorati, prendendosi cura di lasciare al potere i leader più “morbidi” e benevoli nei confronti della ex potenza coloniale. In Algeria invece, considerata allora territorio francese a tutti gli effetti con una popolazione di circa un milione di europei insediati stabilmente da un secolo, la risposta fu di violenza pura e dura. Questo fu il primo colpo portato all'unitarietà della causa magrebina. Se da una parte in Algeria la priorità rimaneva la liberazione, nei paesi vicini le nuove dirigenze avevano come priorità il proprio mantenimento al potere.

Il 27 aprile 1957 a Tangeri si tiene una conferenza tra i tre movimenti di liberazione: L'Istiqlal e il Neo-destour ormai partiti di governo rispettivamente in Marocco e Tunisia, e il Fronte di liberazione nazionale (FLN) per l'Algeria. Una conferenza che si chiude con una dichiarazione comune che indica come obbiettivo finale delle lotte per l'indipendenza quella della creazione di un Grande Maghreb unito e federale che va dalla Mauritania fino alla Libia.

Nei due paesi magrebini indipendenti rimane ancora potente la presenza militare francese e la loro economia è troppo dipendente dalla ex potenza reggente. In tutti e due ci sono ancora reparti del movimento di liberazione che non hanno ancora depositato le armi e che considerano la lotta non ancora finita. I governanti lasciati al posto dall'amministrazione coloniale sono ancora fortemente contestati e il loro potere è traballante. L'FLN è anch'esso diviso in due anime: quella diplomatica del gruppo dirigente che sceglie la comoda alleanza con i governi in cambio di sostegno logistico e materiale e quella dei militanti puri e duri che si sentono più vicini ai movimenti dell'opposizione rivoluzionaria. Sicuramente alla conferenza di Tangeri l'Fln ha ottenuto il massimo. «Sul piano esterno risulterà sempre più che la sorte è legata a quella del Marocco e della Tunisia e che di conseguenza l'indipendenza dell'Algeria è indispensabile alla pace e alla stabilità del Nord Africa.»[1]

Il Fronte di Liberazione ha tutto l'interesse che i paesi vicini siano coinvolti al massimo per allargare il fronte, mentre i governi dei paesi vicini hanno ogni interesse a calmare la situazione e tentare di tenere in piedi le buone relazioni con la Francia. Negli anni successivi alla conferenza di Tangeri vari elementi verranno a guastare il clima di solidarietà e i piani di unità Nord Africana: i rapporti con l'Egitto di Nasser e con i paesi arabi, la morte di Abane Ramdhane, la mente pensante del Fln, l'arresto dei 4 principali dirigenti politici del Fln, l'arrivo di De Gaulle al potere in Francia con la sua politica della mano tesa, il rapporto del FLN con le opposizioni nei due paesi vicini... Ma la mela principale della discordia si chiama Edjélé: il primo campo petrolifero scoperto nel deserto Nord Africano. Edjélé è già di per sé una scoperta favolosa. Ma tutti capiscono che è solo la prima di tante altre e d'un colpo il Sahara considerato finora come un non-territorio, come un mare interno, prende una importanza vitale per le tre giovani nazioni nord africane e per la vecchia potenza coloniale. Quasi tutti i giochi politici da quell'ora in poi girano intorno alla spartizione del deserto del Sahara.

In pochi anni mano a mano che la posizione internazionale del movimento indipendentista si va rafforzando, i rapporti con i paesi vicini si complicano. In pochi anni il sogno di unità dei giovani rivoluzionari Nord Africani svanisce nella lotta per il potere politico, militare ed economico delle loro élite.

Il sogno si brucia completamente quando nel 1963 a Ovest del Sahara l'esercito marocchino e quello di fresca costituzione dell'Algeria, indipendente da meno di un anno, si scontrano nella così detta Guerra delle sabbie.

Un percorso storico che è stato raramente ricostruito quella dell'allontanamento dal sogno di unità magrebina. Molti elementi conosciuti vagamente si chiariscono, così come le dinamiche del deterioramene delle relazioni intramagrebine riprendono forma e sostanza nella ricerca di Caterina Roggero. Un libro utile per fare i conti con un passato spesso oscurato.

«Leggendo le cifre dei rapporti economici e commerciali - scrive Gian Paolo Calchi Novati nella sua bella prefazione - si scopre che a distanza di cinquanta o sessanta anni dall'indipendenza i tre stati magrebini hanno uno scambio reciproco trascurabile mentre la grandissima parte degli scambi di merci, prodotti e capitali avviene lungo l'asse Nord-Sud». Prova che se il colonialismo occidentale diretto è finito da mezzo secolo, la strada verso la libertà dei popoli nord africani è ancora lunghissima.

 

L' Algeria e il Maghreb. La guerra di liberazione e l'unità regionale

Roggero Caterina. Mimesis  (collana Passato prossimo). 2012, 173 p.


 1- Compte rendu de la conférence de Tanger . ANA, Fonds Gpra/MAE, citato ne L'Algeria e il Maghreb di Caterina Roggero.

 


 

Karim Metref

21/01/2014