“Sul Corno del Rinoceronte”, un’amicizia oltre i confini | Francesca Bellino, Asino D’Oro Edizioni, amicizia, rinoceronte, Ben Ali, Kairouan
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Emanuela Frate   

“Sul Corno del Rinoceronte”, un’amicizia oltre i confini | Francesca Bellino, Asino D’Oro Edizioni, amicizia, rinoceronte, Ben Ali, KairouanDa metà giugno è in libreria il nuovo libro della scrittrice e giornalista salernitana Francesca Bellino la cui ultima fatica letteraria s’intitola “Sul corno del rinoceronte” per l’Asino D’Oro Edizioni presente nella collana “Omero”. Il libro è un inno all’amicizia, soprattutto all’amicizia femminile, oltre i confini, oltre le culture di appartenenza, oltre le fedi religiose. Il testo narra la storia di due amiche dai vissuti molto diversi. L’una, Meriem, tunisina, apparentemente molto fragile, soffocata dalle tradizioni conservatrici del suo Paese e da un patrigno autoritario ed opprimente; l’altra, Mary, antropologa, è quella che verrebbe definita una donna “indipendente ed emancipata”, sempre con biglietto aereo in borsa, sempre pronta a partire, affascinata dalle culture diverse e lontane, modaiola, effimera, collezionista di uomini. Le due donne si incontrano a Roma, in treno. L’attenzione antropologica di Mary è catturata della mano di Fatima che Meriem porta al collo, tra le due donne si instaura un dialogo che poi sfocia in una profonda amicizia e complicità femminile.

Le due donne vanno a vivere insieme, ciascuna assorbe “il mondo” dell’altra. Mery cede a farsi fare la ceretta araba dall’amica Meriem, impara a vivere la vita con più lentezza, senza farsi prendere dall’ansia; Meriem, invece, si reca in palestra, prova a fare yoga, a sorseggiare aperitivi nei bar del Pigneto, il quartiere radical-chic di Roma dove le due giovani donne hanno affittato un appartamento. Ma Meriem è un’immigrata del cuore, una ragazza che, sebbene appaia fragile e quasi sottomessa, ha avuto il coraggio di seguire Giorgio fino a Roma, l’uomo di cui si era invaghita (e che poi l’ha lasciata), abbandonando la famiglia e le amate sorelle e sfidando le convenzioni e le opinioni della gente e della sua famiglia che non accettava l’unione con un italiano, con un cristiano… Mery, al contrario, così abituata a vivere il presente e a consumare rapporti con diversi uomini, riesce a malapena a comprendere il malessere di Meriem. Le due amiche decidono di partire per la Tunisia, di affrontare la famiglia, il temuto patrigno (che Meriem inseme ai suoi fratelli chiama “il Rinoceronte” dal libro di favole di Al-Jahiz, “kitab al-Haywan”, il rinoceronte è anche il nomignolo col quale i tunisini chiamavano il loro rais Ben Ali).

Mary scopre una Tunisia in cui c’erano già i germi di quella che sarebbe diventata la Tunisia post-rivoluzionaria. A Kairouan, città natale di Meriem, la quarta città del culto islamico dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme, città che trasuda spiritualità con il suo grande cimitero, la grande moschea di Okba, Mery scopre aspetti insoliti e curiosi della cultura islamica, spesso sconosciuti ai più, e svelati dal fratello di Meriem, l’affascinante calligrafo Farouk di cui Mary si è invaghita. E’ con lui che Mary scopre un amore diverso, puro eppure passionale e tanto diverso dalle mediocri relazioni avute in passato. In seguito, il ritorno in Italia di Mary e la notizia inaspettata: la telefonata di Farouk per annunciare la morte di Meriem. Mary prende il primo volo per Tunisi e poi un taxi per Kairouan per partecipare alle esequie dell’amica. Sullo sfondo una Tunisia risvegliatasi dal torpore della dittatura, con città sconvolte dalla Rivoluzione dei gelsomini, con posti di blocco, coprifuoco, proteste, manifestazioni, in cui l’euforia di essersi liberati dal “Rinoceronte” si alterna all’incertezza per un futuro ancora sconosciuto. Mary non riuscirà a partecipare al funerale dell’amica, né a piangerla in casa con le altre donne. Le viene proibito in maniera perentoria. Il ritorno in Italia è sconvolgente: Roma è una città triste, spettrale, non è più quella città con la movida, i locali strapieni, la crisi imperversa, lei stessa si sente meno frivola e deve rinunciare al dottorato di ricerca in antropologia perché l’Università non ha più fondi. Un’Italia povera, in crisi che, al contempo, deve affrontare la cosiddetta “emergenza nord Africa” con i flussi di immigrati provenienti dalla Tunisia scappati all’indomani della destituzione del Presidente Ben Ali.

//Francesca Bellino (Foto Diego Fioravanti)Francesca Bellino (Foto Diego Fioravanti)In questo romanzo Francesca Bellino, autrice anche de’ “Il Prefisso di Dio. Storia del labirinto di Once, Buenos Aires” e di “Uno Sguardo più in là” mostra i punti di vista di una donna immigrata per amore (Meriem) e una italiana alla ricerca dell’amore. Entrambe compiranno una rivoluzione del proprio mondo interiore superando i propri limiti. E’ molto più di una road novel, è una storia piena di colpi di scena (con un finale sorprendente), che racconta la complicità femminile senza invidie, e anche le due sponde del Mediterraneo fino alla crisi italiana e all’immigrazione tunisina in Italia nel post-rivoluzione e l’illusione di tanti italiani di aiutare le fasce deboli della società, tra cui gli immigrati, solo con gesti superficiali, a volte ipocriti, spesso impregnati di eurocentrismo, solo “per placare quel senso di colpa cattolico innato” come si legge nel romanzo.

 

 

 

 


 

Emanuela Frate

17/06/2014