“Famiglie amputate”, le adozioni dei minori rom | Carlotta Saletti Salza, rom, CISU edizioni, adozioni, Fondazione Migrantes
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Stefanella Campana   

“Famiglie amputate”, le adozioni dei minori rom | Carlotta Saletti Salza, rom, CISU edizioni, adozioni, Fondazione MigrantesCarlotta Saletti Salza, docente presso le università di Torino e Verona, ha svolto prolungate ricerche etnografiche fra i rom in Italia e in Bosnia e in particolare ha condotto approfondite indagini sul fenomeno delle adozioni di bambini rom nel nostro Paese. Dopo una ricerca del 2006 commissionata dalla Fondazione Migrantes in merito, si è accostata ancora una volta sul tema con il saggio “Famiglie amputate. Le adozioni dei minori dal punto di vista dei rom” (CISU edizioni). E’ andata nelle loro case a parlare di bambini allontanati dalla famiglia con un provvedimento dell’autorità giudiziaria minorile o di bambini adottati ed ha vissuto anche l’esperienza di un ruolo attivo nell’accompagnamento di una famiglia rom nell’affrontare la procedura riguardante i suoi quattro bambini. “Un lavoro per me emotivamente molto pesante – scrive - Paradossalmente, la violenza istituzionale subita dalle famiglie in differenti occasioni che riguardano gli interventi di tutela rivolti ai minori rom è davvero molto forte”.

L’autrice cita il quadro giuridico in cui s’inserisce l’adottabilità di un minore, dalle Convenzioni internazionali (quella europea approvata a Strasburgo nel1967), all’articolo 30 della Costituzione italiana che recita “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli….Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti..” . E la nuova normativa (legge 149 del 2001): “Sono dichiarati in stato di adottabilità dal tribunale per i minorenni del distretto nel quale si trovano, i minori di cui sia accertata la situazione di abbandono perché privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi….” Ma in ambito giuridico sembra escludersi che il disagio sociale ed economico siano elementi di per sé costitutivi dello stato di abbandono. Quali sono allora i criteri utili?

A Torino, una delle città che ha il maggior numero di dichiarazioni di adottabilità, dal 1985 al 2005 sono stati dichiarati adottabili 81 bambini rom. Le segnalazioni dei minori rom provengono soprattutto dalla strada, per casi di accattonaggio. Carlotta Saletti Salza racconta i vissuti, le emozioni che la famiglia affronta nel percorso giudiziario, dal momento in cui il minore viene allontanato per essere inserito in comunità alloggio o in una famiglia affidataria. Un’istruttoria che dura tanti anni per valutare la possibile condizione di abbandono e le capacità genitoriali, con non pochi problemi per il minore. L’autrice è molto critica nei confronti di operatori sociali senza una formazione specifica a lavorare in contesti interculturali, con pregiudizi. “Accade che non riconoscendo il modello educativo famigliare, arrivino a interpretare scorrettamente i comportamenti messi in atto dalla famiglia rom nel mantenere la relazione col figlio, negando quindi l’esistenza di un modello educativo rom e svalutando di fronte al bambino i genitori e il loro comportamento. E’ una situazione penosa per il minore vedere continuamente screditati i suoi genitori, i suoi affetti, la sua identità”.

Un altro aspetto delicato messo in evidenza nel saggio è che l’intervento di tutela di un minore rom che comporta il suo allontanamento difficilmente è orientato al suo rientro in famiglia. Ma, scrive Carlotta Saletti Salza, il desiderio più grande quando il figlio è stato adottato, è di sapere dove si trova, per sapere se sta bene. “Per i rom, i gagé non sono in grado di dare una ‘buona educazione’ affettiva al bambino”.

 

“Famiglie amputate. Le adozioni dei minori dal punto di vista dei rom”

di Carlotta Saletti Salza - CISU edizioni

 


Stefanella Campana

06/06/2015

 

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