"Ballando con Averroè" di Toni Maraini | Toni Maraini, Marrakech, Averroè, Poiesis
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Karim Metref   

"Ballando con Averroè" di Toni Maraini | Toni Maraini, Marrakech, Averroè, PoiesisHo scoperto la scrittura di Toni Maraini qualche anno fa. Degli amici di Ivrea mi invitarono alla presentazione di un suo libro “Ultimo tè a Marrakech”, in un piccolo agriturismo del canavese, a pochi chilometri da Ivrea. Ci andai più per far piacere agli amici e senza sapere nulla di quello che dovevo aspettarmi. Anzi, in realtà partivo un po’ prevenuto. Dicevo: “Ancora una che ha scoperto le bellezze di Marrakech e che ci parlerà dei suq, della luce, dei colori, dei profumi e dei rumori della vecchia medina…” Invece fui piacevolmente sorpreso. La persona che scopriì quella sera era tutto tranne una turista in cerca di esotismo. E il libro era tutt’altro che un raccolta di cartoline.

La cosa che mi colpì di più in “Ultimo tè a Marrakech” fu una passeggiata ad Asilah, una piccola città porto a Sud di Casablanca. Mi procurò quella sensazione che succede qualche volta con i libri che ci prendono veramente, che ci trasportano in un’altra dimensione: sentì come se fossi io a fare quella passeggiata, riuscivo a vedere a traverso gli occhi dell’autrice.  La stessa sensazione la ritrovai in un’altra passeggiata in “Ballando con Averroè”, a Marrakech questa volta. Non si tratta di passeggiate qualsiasi ma di quelle che si fanno, la sera al tramonto, la vigilia di una partenza da un luogo amato.

E’ una cosa che faccio molto spesso quando lascio per un po’ di tempo un luogo al quale sono legato. Un richiamo irresistibile a fare un giro, da solo, per riempire l‘occhio, la testa e il cuore con i luoghi, i volti, per tirare fuori vecchi ricordi. Perché in fin dei conti non sono i luoghi di cui ci innamoriamo. I luoghi amati non devono per forza essere dei paesaggi “mozzafiato”, come si suol dire. I luoghi del cuore sono quelli in cui si sono vissuti momenti forti. Momenti che rimodellano il nostro essere per sempre. E’ quel vissuto che si cerca attraverso i luoghi.

//Toni MarainiToni MarainiE lì ho capito che il legame che lega Toni al Marocco, e forse anche il Marocco a Toni, non è la relazione di una studiosa con il suo soggetto, né tanto meno quella di una ricca occidentale con una medina esotica nella quale va a comprare muri vecchi come si compra il corpo di una donna bella ma povera. Senza mai avere accesso all’animo. Non era nemmeno la relazione di una fuggitiva in cerca di altro in una terra rifugio…

No Il Marocco di Toni è quello di un legame di vita, fatto di gioie e dolori, incontri e separazioni. Amici conosciuti da giovane e che si continua a frequentare, per molto tempo. Forse per sempre. Percorsi di vita, lavoro, bambini che nascono, crescono poi volano via… E’ un Marocco che sa di pane appena fatto e di tè che bolle in cucina per rendere ancora più piacevole una radunata tra vecchi amici. Un luogo del cuore e dell’anima.

I racconti cominciano spesso con un incontro, una visita o un appuntamento con persone conosciute, per condividere cibo, bevande, ricordi e punti di vista. Poi si sviluppano per andare in giro per questo mondo che si sveglia ogni giorno un po’ più schizofrenico. Un mondo sempre più misto, più “meltingpot”, e nello stesso tempo sempre più insofferente di fronte alle diversità, all’incontro con l’alterità. All’esempio di quell’uomo che, appoggiato al banco del bar a sorseggiare un caffè, bevanda nata da una pianta scoperta nell’altopiano di Kaffa in Etiopia, che si è poi diffusa in Medio Oriente grazie ai mercanti arabi e poi nel mondo grazie all’Impero Ottomano, e che oggi è coltivata in America latina, Asia e Africa… dicendo che è contento di assaporare finalmente una cosa “italiana”.

Nel libro si raccontano il modo in cui sono vissuti i cambiamenti veloci e spesso violenti del mondo di oggi, ma visti dall’altra riva. Da gente semplice e dall’élite intellettuale. Come si vive questa era della presunta guerra delle civiltà nella terra dei “barbari” di ieri e di oggi?

E Averroè… Cosa centra con tutto questo? Ebbene Averroè, Averrhoës o Averroës…  secondo le varie trascrizioni del nome arabo Abū al-Walīd Muḥammad ibn Aḥmad Ibn Rušd è il filosofo che lottò tutta la vita per l’universalità del pensiero umano. È il complice di chi non vuole la guerra tra civiltà ma l’incontro. Il filosofo che contribuì a salvare buona parte del pensiero dei filosofi greci e che portò alto la bandiera del pensiero razionale di fronte ai fanatismi e alle semplificazioni. Averroé è necessario oggi più che allora. Ne abbiamo bisogno, per il bene di tutti, per la pace di questo mondo pronto ad ammazzarsi in nome dei simboli, delle apparenze, dei riti, in nome della ricchezza priva di valore e della fede priva di spiritualità.

Averroè visse sulle due rive del mare di mezzo, sempre sul confine, sempre tra il qui e l’altrove. Così come oggi chi crede nell’incontro rimane un marginale ovunque. E’ tempo di infotainment, di cyberimbecili, ignoranti che hanno accesso alla notorietà tramite il web 2.9 come diceva il defunto Umberto Eco. Tempo dell’ignoranza arrogante al potere. Il discorso razzista si diffonde a macchia d’olio ovunque. La logica vincente è quella dello scontro.

Averroé salvando il pensiero di Aristotele, tra altri, in attesa di tempi migliori, ci ha indicato la strada da seguire: non mollare continuare a riflettere e a coltivare il pensiero. Perché l’ignoranza non regnerà per sempre.

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"Ballando con Averroè" di Toni Maraini | Toni Maraini, Marrakech, Averroè, Poiesis

Toni Maraini

Ballando con Averroè. Racconti di viaggio in un mondo musulmano che non fa paura.

Poiesis (Alberobello) 2015.

 


 

Karim Metref

06/09/2016