Il tuffo | Giulio Questi, resistenza, partigiani
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Giulio Questi   

Il tuffo | Giulio Questi, resistenza, partigiani
Si erano lasciati alle spalle il Passo d’A. e ora i dieci uomini scendevano per l’arido pietrame della conca. Camminavano da più di due ore e cominciavano ad essere stanchi. Il caldo di giugno si faceva sentire. Nessuno aveva voglia di parlare.
L’ordine di trasferimento era arrivato improvviso e senza spiegazioni. Negli ultimi giorni c’erano state altre partenze per altre località. Sembrava quasi che il Comando volesse separare gli uomini. O erano forse manovre a largo raggio per accerchiare D.B. che con i suoi si trovava nella Valle di N.? Alcuni l’avevano sospettato, ma stavano zitti. Si sapeva che il Comando aveva una gran voglia di fucilare qualcuno e che spie si aggiravano per i distaccamenti.
Restava una curiosità: chi erano i complici di D.B. nella Brigata? Difficile dirlo. Forse tutti quelli che l’avevano conosciuto di persona. Perché D.B. per molti era un uomo fantastico, che faceva sognare. Sognare di rovesciare il Comando della Brigata e di attaccare e saccheggiare i depositi del Monopolio Sale e Tabacchi. Una cosa era certa: qualcuno ci stava provando.
Questi e non altri erano i pensieri che occupavano le menti dei dieci uomini. La notizia arrivata in quei giorni, che c’era stato uno sbarco in Normandia, li aveva lasciati distratti e indifferenti. Non sapevano dov’era la Normandia. Sembrava il nome di una ragazza.
Improvvisamente videro il lago. Nella calura esso apparve di lontano bello e fresco come un miraggio. Gli scarponi chiodati inconsapevolmente si affrettarono, smottando sassi e ghiaie senza riguardo. La canna del mitragliatore Breda brillò per un attimo sotto il sole sulle spalle del Tigre. Il paiolo di ghisa per la polenta sembrava una grossa bomba nera dietro la schiena del Gioàn Breutt mangiatore di cipria Coty.
Il lago era un piccolo occhio blu in cui si specchiava una nuvola bianca. Lo racchiudevano i sopraccigli frastagliati delle rocce.
Erano ancora lontani quando la fila degli uomini si ruppe e tutti scesero in disordine verso l’acqua. Scivolavano sui tacchi, aggrappandosi al proprio Mauser tenuto di traverso sul collo, o alla cinghia dello Sten penzoloni sul petto.
Ci arrivò per primo il Crapalonga. Gettò il fucile e si sdraiò sul ventre a risucchiare l'acqua fredda del lago. Rialzò la testa per sputare un insetto, subito rituffandosi a bere. Accanto a lui il Gioàn Breutt entrò nell'acqua coi piedi nudi e le scarpe in mano. Aveva ancora il paiolo della polenta sulle spalle. Emise un gran sospiro di piacere.
Giunsero anche gli altri a bere e a rinfrescarsi, sparsi sulla riva. Erano tutti valtellinesi e bergamaschi dai polpacci bianchi. Non avevano molta confidenza con l'acqua. Vi immergevano i piedi e gli avambracci con prudenza. Li consolava le tracce di una mandria venuta ad abbeverarsi. Nell'aria c'era l'odore materno e rassicurante dello sterco delle vacche, che verminava sotto il sole.
Alcune grida risuonarono improvvise nella conca e tutti alzarono i visi.
Era il Pantelleria che uno dopo l'altro gettava i vestiti e tutto nudo correva lungo la riva. Erano grida di entusiasmo. Passò vicino al Crapalonga e al Gioàn Breutt che lo guardarono esterrefatti. Il suo sesso appariva di un misterioso velluto blu. E già dando le natiche, il corpo agile e olivastro si arrampicava svelto su per la roccia a strapiombo sull'acqua.
Era sceso un gran silenzio e tutti guardavano in su a bocca aperta. Quella nudità sfacciata li aveva lasciati senza parole. Si era aggregato a loro da un paio di mesi, uno sbandato della IV Armata in rotta dalla Francia, troppo lontana la sua isola, quasi in Africa, per tornare a casa.
Rimpiccioliva sempre di più. Per un attimo scomparve. Riapparve su un altissimo sperone. La sua figura era ancora più piccola.
Stavano tutti increduli a guardare. Da lassù un lungo giocoso ululato echeggiò e si moltiplicò rimbalzando contro le rocce. Il corpo si staccò a volo d'angelo dalla montagna. Per un tempo che agli uomini sembrò interminabile il Pantelleria scese per il cielo azzurro, andando a scomparire con un piccolo spruzzo nella nuvola bianca che si rifletteva nell'acqua.
Lenti cerchi si allargarono dolcemente fino a raggiungere la riva. La nuvola bianca smise di tremolare e si ricompose in un silenzio perfetto. Passava il tempo. Si udivano volare i calabroni sui fiori di genziana. Qualcuno lentamente si alzò in piedi.
L'acqua esplose improvvisa e schizzò fuori il Pantelleria fino alla cintola facendo sobbalzare gli uomini. Ed egli subito filò via verso il largo a grandi bracciate in un ribollire di piedi.
Sulla riva gli uomini tornarono adagio alle loro occupazioni. Avevano un'aria scura, come il segno di un'offesa che non riuscivano a decifrare. Erano tutti nati tra quelle montagne. Non avevano mai visto una cosa simile.
Il Crapalonga sedette su una pietra e prese ad arrotolare una sigaretta. Scosse più volte il capo. Il Gioàn Breutt andò a raggiungerlo, sedendosi sul paiolo della polenta rovesciato. Si schiaffeggiò una caviglia ammazzando un tafàno e si fece passare le cartine. Le sue caviglie erano bianche e grosse come colonne.
Stettero a fumare guardando lontano verso il centro del lago dove il Pantelleria faceva un gran subbuglio d'acqua. Stavano zitti, entrambi occupati da pensieri informi e risentiti. Il Crapalonga sentiva oscuramente che c'era qualcosa che non andava. L'acqua è l'acqua, pensava. E laggiù il Pantelleria continuava a strafottersene. Ma chi era quello? Da dove veniva? Poi il concetto si confondeva e s'impastava con immagini sovrapposte: il Pantelleria che si lanciava nell'aria a braccia aperte, il diavolo con le corna e le ali spalancate che scendeva da un intonaco scrostato. Era dipinto sul muro nella chiesa del suo paese. Un diavolo che gli aveva sempre fatto paura quando da chierichetto si masturbava nascosto dietro l'altar maggiore, nella chiesa vuota. Un ricordo scomodo al quale subito si sovrappose il sesso del Pantelleria in corsa verso l'acqua. Un sesso scuro, pieno di ombre blu, come non aveva mai visto e che non gli usciva di mente.
Poco discosto il Gioàn Breutt sentiva in bocca un sapore di cipria. Gli succedeva ogni volta che pensava alle donne. Era pazzo per la cipria Coty. L'aveva scoperta una volta che avevano buttato giù la porta di uno chalet di proprietà di un avvocato. Ne trovò una scatola in un cassetto, tra sottovesti di seta. Travolto dal suo profumo di donna, la mangiò tutta, mandando nuvole dal naso. In tasca conservava ancora il coperchio di cartone con il Pierrot. Ora quel sapore gli tornava in bocca e il profumo nel naso. Eppure non stava pensando alle donne. Stava soltanto guardando il Pantelleria che nuotava lontano in mezzo al lago. Si sentì improvvisamente disturbato da quella innaturale confidenza con l’acqua. Si tolse la sigaretta di bocca e sputò il sapore della cipria. Ma il sapore gli tornò ancora più forte.

A novembre arrivò la gran mattanza. Tutti gli uomini di D.B. erano stati individuati e catturati. Vennero fucilati.
Trascurando gli altri corpi, il Crapalonga e il Gioàn Breutt andarono a guardare da vicino quello del Pantelleria, su cui avevano scaricato i loro Sten. Gli alzarono la camicia rovesciandogliela sul viso. Il petto era un rosone di sangue. Lo rigirarono. Buchi neri d'uscita gli costellavano la schiena. Ma alcuni piombi non erano passati. Premevano dall'interno e tendevano la pelle in trasparenza. Sembravano bottoni di madreperla. Il Crapalonga allungò il dito a toccarne uno, accanto al tatuaggio di una sirena.


Giulio Questi

13/02/2008