'Terra Nera', di Giuse Alemanno | Federica Araco
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Federica Araco   
'Terra Nera', di Giuse Alemanno | Federica AracoQuello descritto da Giuse Alemanno è un sud di terra e sudore, sentimenti soffocati da smorfie di dolore e mutismo analfabeta, con gli occhi schivi a cercare nelle suole consumate un familiare riparo dallo sguardo altezzoso dei padroni.

Sotto un torrido sole borbonico, che ingrassa i vitigni e la pancia dei signori togliendo ai “cafoni” respiro e desiderio di vita, la vicenda scorre come sangue vivo nei letti dei fiumi secchi da sempre, nel flusso grumoso di Annina, femmina carnale, insaziabile di uomini e piacere. Sangue caldo schizzato dagli occhi e dall’addome di don Aldo, sventrato dal giovane Nino assetato di vendetta.

Il linguaggio scarno e volutamente crudo che costituisce la struttura narrativa del testo plasma i personaggi conferendo loro una profonda, intensa drammaticità. Le vicende, i luoghi e le particolari sonorità del dialetto locale appaiono come deformate da un “sole di acciaio” e si muovono come fantasmi tra zolle di terra infuocata e polverosa.

Con frasi essenziali, epigrafiche, ricchissime di suoni onomatopeici che definiscono sentimenti e caratteri, l’autore costruisce trama ed intreccio del romanzo lasciando emergere frammenti di un meridione italiano contadino costantemente minacciato da scandali di malaffare e imminenti sconvolgimenti dell’ordine costituito, pericolosi giochi di potere, silenzi-assenzi, compromessi e soprusi.

Filo conduttore della storia, al contempo soggetto e oggetto dell’intero narrare, è la terra nera di Puglia. Terra carnosa e umida, carica di sensualità e malizia, nel racconto di Annina, giovane donna colta da “la maligna di matricone”, l’ossessione per il sesso che talvolta stordisce le giovani alle quali, si dice, “trasformandosi il corpo si trasforma anche la mente”. Terra di lacrime e sudore che accompagnano lo sgomento dei suoi genitori “cafoni”, braccianti, “asini da fatica” che agli uomini di scienza preferiscono gli oscuri sortilegi di una mammana, che “sa pure le antiche cose” e che i problemi delle femmine li può capire e risolvere bisbigliando incomprensibili giaculatorie, “fendendo l’aria con segni strani, ora di benedizione, ora di minaccia, ora di invocazione, ora di supplica”. È terra mischiata a saliva e sudore di ormoni nell’unguento miracoloso di Zio Peppe, guaritore, stregone e ruffiano del paese, che conosce “le cose segrete” e “mette una pezza” dove serve per ristabilire i sottili equilibri sociali di un mondo che affronta il proprio inarrestabile declino.

E ancora terra che è “rrobba”, proprietà, simbolo di potere per la quale si uccide e si è uccisi, umiliati, vessati o ribelli. Terra che Nino, protagonista e voce narrante che in prima persona agisce, disprezza e odia con spregiudicata violenza, conosce da bracciante e conquista da padrone, saziando un’inarrestabile sete di potere. “La vita correva e io la domavo. Più forte del destino. Più forte della storia. Più forte della logica. Perché il mio era un gioco dove solo io potevo vincere. Perché io avevo stabilito le regole, io ne conoscevo la natura, io sapevo quando doveva finire. Perché il gioco ero io. Io, l'unico, il nulla creatore. Dal nulla della mia esistenza io avevo plasmato ogni cosa”.
'Terra Nera', di Giuse Alemanno | Federica Araco
Il mondo ancestrale del mezzogiorno contadino di fine Ottocento sfuma sotto la spinta rivoluzionaria dell’anarchismo rurale. Gli sconvolgimenti che seguiranno sul piano sociale e culturale porteranno al capovolgimento, talvolta cruento, dei secolari simboli del potere rappresentato da religiosi, spregiudicati proprietari terrieri, medici e intellettuali faziosi, avviando al contempo una delle fasi più complesse e ricche di implicazioni della storia dell’Italia contemporanea.

E mentre “La luna dei Borboni/col suo viso sfregiato/ tornerà sulle case di tufo/sui balconi (…)/ noi quieti fantasmi/ discorreremo dell’unità d’Italia.” (Vittorio Bodini - La luna dei Borboni ).
Federica Araco
(06/12/ 2008)

Terra Nera
Romanzo perfido e paradossale di cafoni e d’anarchia.

di Giuse Alemanno (Stampa Alternativa- 2005).

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