«Il giudice e il terrorista», di Roberta Barberini | Stefanella Campana
«Il giudice e il terrorista», di Roberta Barberini Stampa
Stefanella Campana   
«Il giudice e il terrorista», di Roberta Barberini | Stefanella CampanaCos'è il terrorismo? Qual è la differenza tra un terrorista e un combattente per la libertà? Come possiamo difenderci dalla nuova violenza fondamentalista senza rinunciare alla nostra civiltà del diritto? Su questi e altri spinosi e attuali interrogativi che s'impongono alla nostra coscienza civile e giuridica nel tempo del nuovo terrorismo che attraversa le frontiere nazionali, si snoda il saggio scritto da Roberta Barberini. Magistrato, una lunga esperienza come esperta di terrorismo, diritti umani e crimine organizzato internazionale al ministero degli Esteri in anni cruciali, dal 1999 al 2005, e dopo, alla Rappresentanza d'Italia presso le Nazioni Unite di Ginevra, Barberini ricostruisce in modo minuzioso, e spesso anche critico, il percorso degli strumenti giuridici nazionali e internazionali messi in atto in questo campo. E i cambiamenti avvenuti.
Una delle difficoltà che s'incontra quando si tenta di stabilire che cosa sia il terrorismo è che non è precisamente un termine "neutro". Barberini ci ricorda che per quanto si cerchi di essere distaccati, è difficile ignorare il fatto che il concetto implica un giudizio morale. "Sono pochi i gruppi, le organizzazioni, gli stati che accettano volentieri l'etichetta. Ciò ha indotto molti a ritenere che la nozione di terrorismo abbia in sé un significato inevitabilmente soggettivo. Scegliere l'etichetta di "terrorista" o quella di "combattente per la libertà" dipenderebbe solo dal punto di vista e dalle simpatie politiche dell'osservatore. Se taluno condivide gli obiettivi di un individuo, costui è un combattente per la libertà, altrimenti è un terrorista".
Non a caso, se all'interno di un singolo stato sembra più facile decidere chi debba essere considerato terrorista, ovvero la persona o il gruppo che esercita una minaccia qualificata nei confronti dello Stato (in Italia, gli irredentisti sudtirolesi, poi le Brigate Rosse) i problemi sorgono sul piano internazionale, tanto che le Nazioni Unite non sono riuscite finora a formulare una definizione di terrorismo valida universalmente, soprattutto per due motivi: il terrorismo di stato e le lotte dei combattenti per la libertà. Tuttavia il principio dell'ingiustificabilità degli atti di terrorismo è affermato in modo perentorio dalle Nazioni Unite.
Resta il fatto che il terrorismo, come sottolinea Barberini, ha cambiato il diritto penale dei paesi democratici occidentali e in parte i principi che lo ispiravano. E la sorveglianza sui cittadini si è rafforzata su vari fronti. Tra gli esempi citati, le carte d'identità "intelligenti", basate sull'identificazione biometrica, che hanno trasformato i cittadini in altrettanti sospetti e i distratti in trasgressori. Anche l'istituzione di banche nazionali del DNA si è trasformata in una forma di schedatura di massa. E dopo l'11 settembre, i governi occidentali, più che esaminare i dati dei viaggiatori, sorvegliano l'intera popolazione in grado di spostarsi.
Senza dimenticare che negli Stati Uniti entrò a suo tempo in vigore il Patriot Act che prevedeva intercettazioni senza autorizzazione, perquisizione con motivazione segreta per mesi, detenzione amministrativa senza motivazione per sette giorni reiterabile varie volte... Il programma segreto di detenzione dei sospetti di terrorismo condotto dalla Cia, poi smantellato, avrebbe utilizzato alcune delle carceri segrete che si trovavano in paesi democratici dell'est Europa e numerosi aerei della Cia (si parla di 800 voli) avrebbero utilizzato gli aeroporti degli stati europei per trasportare sospetti terroristi nelle prigioni segrete e in paesi dove si praticava la tortura. "Anche in Europa - scrive Barberini - si è radicato dopo l'11 settembre, una sorta di diritto speciale che ha trovato la sua legittimazione non dentro una nazionale ragion di stato condivisa con i cittadini, ma al di fuori del nostro stato di diritto in qualche oscura deriva". Un libro che informa in modo competente e approfondito su uno dei temi più scottanti e che fa riflettere.


"Il giudice e il terrorista" ,
Il diritto e le sfide del terrorismo globale
di Roberta Barberini
Gli struzzi Einaudi, 2008

Stefanella Campana
(26/01/2009)


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