“Caos arabo” | Karim Metref
“Caos arabo” Stampa
Karim Metref   
“Caos arabo” | Karim MetrefFresco di stampa, è uscito nelle librerie un libro firmato da Riccardo Cristiano per la casa editrice messinese Mesogea e intitolato “Caos arabo”. E’ innanzitutto una raccolta di ottimi articoli e inchieste realizzate da giornalisti arabi di varia nazionalità su alcuni temi che, secondo le introduzioni dell'autore/curatore, sarebbero stati come tanti segni precursori delle rivolte odierne. La tesi di fondo della raccolta è riassunta in questa domanda: “Hanno colto tutti di sorpresa, ma le rivolte arabe erano così imprevedibili?”, che l'autore pone nell'introduzione.

Il libro è diviso in tre parti. La prima, intitolata “Le radici invisibili della rivolta araba”, la seconda “Le inchieste”, e la terza “Cosa ci dicono queste inchieste”. Sicuramente la parte centrale del libro, “Le inchieste”, sono l'anima del libro. Ben venticinque inchieste di giovani e meno giovani giornalisti dalla Palestina, Libano, Egitto, Siria, Giordania e Iraq. Le tematiche trattate sono molto diverse e nello stesso tempo tutte importanti, emblematiche in qualche modo. I diritti dell'uomo, lo statuto dei lavoratori, la questione delle donne, la corruzione, il razzismo, il ruolo della religione, le divisioni etniche, e tanti altri temi... tutti scottanti.

Inchieste coraggiose, ben documentate. Alcune sono delle investigazioni vere e proprie sul terreno, fingendosi operai, profughi... Insomma, pratiche di ottimo giornalismo in paesi dove è spesso pericoloso sollevare certi problemi. Quasi da mettere in cattiva luce il lavoro dei colleghi che vivono e lavorano in paesi dove vige la libertà di stampa, almeno sulla carta, e che invece si accontentano di fare giornalismo da scrivania e a rimacinare gli stessi sempiterni lanci di un pugno di agenzie. Gli articoli di “Caos arabo”, invece, indagano, riflettono, pongono domande e azzardano qualche risposta... Ma soprattutto abbattono tabù, si espongono in prima persona, guardano oltre le barriere politiche, sociali e religiose. Sono già avanti. La società prima o poi non potrà che seguire. Ogni pezzo è uno spicchio di speranza da una terra che era data per persa all'umanità.

Nelle parti più analitiche del libro, l'autore, Riccardo Cristiano, giornalista vaticanista e, per anni, corrispondente per la Rai dal Medio Oriente, mette la città di Beirut e la figura di Samir Kassir al centro della riflessione. Come due pilastri, due assi intorno ai quali gira la lettura del momento storico in cui siamo.

La capitale libanese è in effetti, in qualche modo, il centro delle speranze e delle paure del mondo arabo. In essa albergano le maggiori opportunità di uscita dalla crisi: libertà di espressione, creatività, movimenti culturali, politici, correnti letterarie e artistiche. In essa, però, si annidano anche i peggiori incubi del mondo arabo: ingiustizia sociale e etnicizzazione armata, etc. Samir Kasir è in qualche modo il giornalista arabo (siro-libanese di origine ma universalista di convinzione) che più di ogni altro simboleggia l'opposizione, la resistenza, sia ai vecchi che ai nuovi demoni del mondo arabo. Rifiutando le strette appartenenze etniche libanesi, la retorica nazionalista araba tradizionale, la demagogia islamista e la sudditanza alle potenze occidentali, Kassir, per forza, si era ritrovato solo e indifeso. E se probabilmente è vera la tesi del suo assassinio da parte dei servizi siriani, loro non erano che gli esecutori materiali, perchè la sua morte faceva comodo a troppi. Quasi a tutti quelli che hanno un briciolo di potere nell'area. E comunque nessuno dei capi etnici o degli affaristi vari al potere avrebbe alzato un dito per salvarlo. Kassir era un giovane della rivoluzione come tanti altri oggi in Egitto, Tunisia o in Siria. Solo che lui lo era già 20 anni fa.

“Caos arabo” cerca di colmare alcune lacune nella conoscenza diffusa del mondo arabo. Da troppo tempo si era imposta l'immagine di popoli divisi solo tra i dittatori al potere e le orde di barbuti integralisti che non vedono l'ora di prendere il potere. Troppe volte sono passati inosservati movimenti, proteste, scritti e personaggi progressisti perché erano invisibili a chi non vuol vedere nel mondo arabo che sottomissione o nichilismo. Le rivolte dell'inverno 2010-2011 hanno provato al mondo che si sbagliava totalmente strada. Libri come questo, vengono per spiegarci quando e come esattamente.

Un lavoro che ci fa credere che, qualche sia il risultato delle rivolte odierne, nel cuore del caos arabo c'è una stella danzante, che aspetta di nascere.


Riccardo Cristiano, Caos Arabo , Mesogea, Messina, 2011

Karim Metref
(23/06/2011)


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