Fatema Mernissi ci ha lasciate, e ora siamo più sole (nel Mediterraneo) | Fatema Mernissi, Fez, femminismo mediterraneo, Shehrazade
Fatema Mernissi ci ha lasciate, e ora siamo più sole (nel Mediterraneo) Stampa
Paola Caridi/Invisiblearabs   

Non è in lutto solo la cultura araba, né solo quella marocchina. Non è in lutto solo la cultura delle donne, il femminismo mediterraneo. È in lutto la cultura libera. Fatema Mernissi ci ha lasciate, oggi *, a 75 anni. Era nata a Fez, nel raffinatissimo Marocco delle città imperiali, nel 1940.

//Particolare dalla copertina di "Harem" - “Una odalisca”, J.A.D.Ingres (1814)Particolare dalla copertina di "Harem" - “Una odalisca”, J.A.D.Ingres (1814)

Fatema Mernissi è stata un gigante. Sociologa, studiosa raffinata, era dentro le comunità, e guardava con occhio lucidissimo a ciò che succedeva nella società, nella piazza, nelle strade, nelle famiglie. Apparteneva a una generazione-ponte. Una generazione che aveva vissuto il colonialismo e la lotta contro i colonizzatori, aveva studiato in Marocco, in Europa e negli Stati Uniti. E non aveva mai perso la sua identità marocchina, araba. Non aveva sudditanze, nelle sue analisi, in virtù di quella che era la forza del suo intelletto e della sua cultura. Non aveva neanche paura dei giovani: la sua analisi sulla potenza della Rete, sociale e virtuale, di cui ha parlato in Karawan è la dimostrazione che l’intelligenza si misura sull’apertura e sulla libertà di pensiero.

Per quanto mi riguarda, mi sono innamorata dei suoi voli arditi, della sua ironia, del suo mettere assieme i miti con la contemporaneità. Ha ridato dignità a Shehrazade, ha bacchettato noi donne occidentali incatenate alla taglia 42, ha mostrato come si tratta la questione del velo senza cadere negli stereotipi e negli arroccamenti, ha descritto prima di tutti la grande potenzialità della rete tra i giovani arabi in termini sociologici. È stata una grande donna di cultura, e oggi abbiamo veramente perso un intelletto libero che ci avrebbe aiutato a capire i nostri giorni duri e difficili.


Paola Caridi/Invisiblearabs

 

*) 30 novembre 2015 - Ndr