Omaggio ad Abelkébir Khatibi, “intellettuale globale”  | Yassin Temlali
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Yassin Temlali   
Omaggio ad Abelkébir Khatibi, “intellettuale globale”  | Yassin TemlaliSe si dovesse definire Abdelkebir Khatibi in due parole, queste sarebbero: “intellettuale globale”. Entrato nel mondo della letteratura con un romanzo, “La mémoire tatouée” (1971), non ha tardato a rivelare altri autentici talenti: quello di critico letterario (“Le roman magrébin, 1979 e “Figures de l'étranger dans la littérature française”, 1987); di storico dell'arte (“L’art calligraphique de l’Islam”, 1994 e “L’art contemporaine arabe”, 2002); e infine di ricercatore in scienze sociali che, discostandosi da percorsi già battuti, si è interessato al suo paese, il Marocco (“La civilisation marocaine”, 1996), così come al Maghreb nel suo insieme (“Penser le Maghreb”, 1993).
Abdelkébir Khatibi non ha mai distinto queste discipline artificialmente, per il semplice piacere di allungare la lista delle sue “qualifiche”. Per lui non costituivano degli universi divisi, separati l'uno dall'altro dallo spesso velo del lessico specialista e spesso astruso. Attraversando con scioltezza i loro confini, non si è definito né romanziere, né critico né sociologo: “Io migro in una costellazione di affinità attive insieme con scienziati, pensatori e artisti. Faccio il mio lavoro, cioè la trasfigurazione della mia esperienza in un cammino iniziatico.” (“L'intellectuel et le mondialisme”).
Per Khatibi il pensiero era unico, perché aveva come oggetto invariabile il mondo e l'umano nella loro fuorviante complessità. In più, lo sforzo di comprensione del Marocco, del Maghreb e del mondo arabo richiedeva una rigorosa interdisciplinarietà. Così, la sociologia era messa al servizio della critica letteraria e lo studio dei motivi berberi al servizio di una sociologia marocchina e maghrebina... Quanto alla filosofia, cessava di essere una riflessione persa nel vuoto siderale di concetti trascendentali, diventava strumento di comprensione per questioni di storia e politica.
Tale rifiuto del dogmatismo disciplinare ha avuto la sua eclatante manifestazione nei lavori sociologici di Khatibi, rari ma originali. Non vi si trova traccia di quell'arcigno accademismo che gli sarebbe valso l'elogio degli specialisti ma avrebbe limitato la loro utilità per gli altri campi delle scienze umane. Come Bourdieu, Khatibi faceva scendere la sociologia dal suo piedistallo, mettendola a studiare, oltre a problemi concreti e per così dire “politici”, tematiche come l'identità e l'alterità, tradizionalmente relegate alla metafisica pura. Viceversa, come nel suo saggio “L'homme-bombe” pubblicato in “Le corps oriental”, un tema politico come gli attentati kamikaze era esaminato alla luce della psicanalisi, irradiandolo di luce nuova.
Il sospetto verso ogni evidenza era il più fedele compagno di Khatibi. Sfiducia verso le dottrine filosofiche, l'universalismo illusorio e verso le presunte “certezze” delle scienze umane, essendo tali scienze il prodotto di storie epistemologiche particolari. La critica doveva rivolgersi all'oggetto di studio ma non risparmiare gli stessi strumenti di studio.
Scrivendo in un epoca di interrogazioni fondamentali sull'identità e il rapporto con “l'altro”, l'ex-colonizzatore, Khatibi non si accontenta della critica all'eredità coloniale. Ma preconizza una “doppia critica”: del preteso universalismo della cultura europea e del monolitismo della “cultura araba ufficiale”, irrigidita da secoli di letteralismo. Sul tradizionalismo identitario aveva un giudizio senza appello: “Non è la vera tradizione: ne è l'oblio e in quanto oblio costruisce l'ontologia su questo dogma: primato di un Ente (Dio) immutabile ed eterno, invisibile e assente”. Questo rifiuto del tradizionalismo lo portava a rifiutare ogni patriottismo intellettuale. “Appartengo ad un paese magnifico […] Gli devo la mia nascita, il mio nome, la mia identità iniziale. Gli devo la mia storia, salvo il racconto della mia libertà di spirito, il dover inventare uno spazio e una relazione di dialogo con chiunque venga verso di me”, scriveva in “L'intellectuel et le mondialisme”


Yassin Temlali
Traduzione dal francese A.Rivera Magos
(27/03/2009)
Percorso di Abdelkébir Khatibi
Nato ad Al Djedida nel 1938, Abdelkébir Khatibi ha studiato Sociologia in Francia. Nel 1969 ha sostenuto una tesi sul romanzo maghrebino. Intellettuale prolifico e multidisciplinare, ha pubblicato più di una ventina di opere tra cui romanzi, raccolte di poesie e saggi sociologici. È morto a Rabat il 16 marzo scorso.



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