Muhammad Barrada: Il gioco dell’oblio è un avvenire bloccato | Alessandro Rivera Magos
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Alessandro Rivera Magos   
Muhammad Barrada: Il gioco dell’oblio è un avvenire bloccato | Alessandro Rivera MagosHadi, il protagonista autobiografico del libro, ritorna a Fés in occasione della morte della madre. L'addio a Lalla Ghalia, per tutti “la madre”, diventa subito un viaggio nella memoria, che ricomincia dall'infanzia a Fés, la città-madre, l'epoca della piena felicità.
Un tuffo nel passato che è un tentativo di evitare la perdita, un viaggio per ricomporre la presenza della madre e di quella parte di vita che sembra svanire nell'oblio del tempo e dei suoi cambiamenti.
Il romanzo è un racconto corale, in cui la famiglia di Hadi si confessa a più voci e con più lingue (arabo classico, arabo marocchino, francese), per ricostruire le speranze, le illusioni e i malintesi di tre generazioni marocchine attraverso una metanarrazione a diversi piani, in cui realtà vissuta e finzione narrativa si confondono e si scoprono a vicenda.
“Il gioco dell'oblio” è stato definito il primo romanzo marocchino postmoderno. Sicuramente per la sua sperimentazione, per la polifonia di voci e linguaggi che smonta la linearità della storia per moltiplicare le narrazioni, senza che si giunga a un discorso unitario, ma illuminando una molteplicità di punti di vista a volte inaspettati e contraddittori e per questo più vicini a ricomporre la realtà. È il dilemma e l'intuizione della modernità che viviamo, la fine dell'unità a discapito di una molteplicità irricomponibile, ma più capace di rappresentare le realtà attuali.
È anche il discorso del mondo arabo, e la letteratura in questo senso è campo privilegiato del dibattito. Elias Khuri, lo scrittore libanese che ha narrato l'epopea palestinese dal '48 ad oggi(1) e già in “Facce bianche” del 1981 aveva usato una narrazione a più voci per ricostruire la complessità della guerra del Libano, si rallegrava per l'ingresso della letteratura araba nel linguaggio “postmoderno”, perché: “For the first time our writing correspond to our very hybrid way of living” (2).
La complessità del rapporto fra mondo arabo e modernità ha significato anche per la letteratura araba una problematica riflessione sulla propria identità o meglio, sulla propria rappresentazione.
A cominciare dal dibattito sulla lingua, che in alcuni casi ancora si domanda quale o quali debbano essere le lingue della letteratura araba. Se l'arabo classico, la cui unica patria è il Corano, o l'arabo dialettale dei diversi paesi e se vi sia spazio anche per il francese, lascito dell'esperienza coloniale.
Ne “Il gioco dell'oblio” queste lingue sono presenti tutte. Barrada le usa per dare un carattere ai diversi personaggi, ognuno dei quali è un pezzo della realtà marocchina e della sua storia.
E la storia del Marocco è l'altra grande protagonista del romanzo.
In “Come un'estate che non tornerà più”, che racconta del periodo universitario di Muhammad Barrada al Cairo, la grande narrazione che fa da sfondo alle esperienze degli studenti marocchini in Egitto è l'eccitazione collettiva del pan-arabismo di Nasser. Barrada e i suoi amici marocchini assistevano a quegli eventi epocali, la nazionalizzazione del canale di Suez, la guerra dei Sei giorni, il progetto della Repubblica Araba Unita, sperando che anche il Marocco vedesse presto la sua stagione rivoluzionaria e riformatrice.
“Il gioco dell'oblio” racconta la realizzazione di quelle attese e la delusione delle speranze. Le voci che narrano lo scorrere degli anni sono altrettante generazioni che raccontano gli avvenimenti che hanno cambiato il Marocco. L'infanzia a Rabat e la lotta per l'indipendenza, gli anni di piombo marocchini che Hadi non vedrà perché lontano, per poi tornare e trovare l'indifferenza delle vecchie generazioni imborghesite, “tradite dalla Storia”, e la disillusione di quelle nuove che si sentono “senza orizzonti, senza speranze, senza lavoro”.
Due generazioni tra cui “non ci sono ponti”, entrambe disadattate a vivere il presente (e la narrazione a ritroso nel tempo di tutto il romanzo, “il gioco dell'oblio”, è proprio questo), l'una perché “con un presente senza passato” e l'altra “con un passato senza futuro”.
Si potrebbe facilmente dire che siamo di fronte all'ennesimo romanzo sulla difficoltà delle società arabe a trovarsi a proprio agio nella modernità. Pare un'idea stanca e poco onesta. Perché lo smarrimento della società marocchina di fronte al presente che lei stessa ha costruito (che è tutto ciò che è riuscita a costruire) è troppo simile alla riflessione sul tempo che Sartre attribuiva a “la maggior parte dei grandi autori contemporanei”(3) . Per cui, se “Il gioco dell'oblio” è un romanzo postmoderno, lo è soprattutto per quella malattia del Tempo che è in molti casi la cifra di questa modernità. Un tempo mutilato, con un domani bloccato o disperso, ma a cui entrambi non negano speranza. Come scriveva Camus, l’unica speranza risiede nella più gran pena, quella che consiste nel riprendere le cose dall’inizio.

“Tutto quanto viviamo, tutto quanto vediamo, ci incitano a dire: «Non può durare», e tuttavia un mutamento non è nemmeno immaginabile, se non sotto forma di cataclisma. Noi viviamo nel tempo delle rivoluzioni impossibili […], ma […] un avvenire bloccato è pur sempre un avvenire.” (4)

“Sono convinto che stiamo vivendo in un'era dove le chiacchiere hanno la meglio sui fatti, in un tempo che sembra un’ agonia. Ma ciò nonostante serbiamo la speranza di rinascere attraverso i fatti.” (5)


1) Elias Khoury, La porta del sole, Einaudi, 2004 Torino.
2) Sonia Mejcher, Elias Khoury: the necessity to forget and remember, “Banipal”, 12 (2001), tratto dalla postfazione di Ramona Ciucani in Muhammad Barrada, Il gioco dell'oblio , Mesogea, Messina 2009.
3) Sartre J.-P., Che cos'è la letteratura?, Il Saggiatore, Milano 1995, p.191
4) Ibidem
5) Barrada M., Il gioco dell'oblio , Mesogea, Messina 2009, p.164


Alessandro Rivera Magos
(08/07/2009)