Nejma, la stella di Tangeri | Alessandro Rivera Magos
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Alessandro Rivera Magos   
Nejma, la stella di Tangeri | Alessandro Rivera MagosA Tangeri si incontra sempre qualcuno che, chiedendovi dove alloggiate o dove avete mangiato, cosa fate nella vita o cosa cercate, può ricordarvi che nella vostra stanza viveva Bowles, in quel caffé Choukri trascorreva i suoi pomeriggi e, si certo, anche Matisse veniva per la luce.
Tangeri, città internazionale fino all'indipendenza del regno, porta ancora i segni di quel periodo, quando metà della popolazione era costituita da europei e americani e quello che succedeva qui non era concesso nel resto del Marocco. Poi, finita l'esperienza di zona franca, la città è stata relegata a periferia del paese e ha conosciuto un'epoca di declino sociale e culturale, culminata nella chiusura delle frontiere europee, che ha segnato la fine delle ultime velleità internazionali dei Tangerini.
Da alcuni anni però, la città vive una stagione di risveglio o almeno prova a farlo, sostenuta dagli investimenti economici voluti dal re Mohammed V, e si concretizza in una volontà di rinascita culturale che sembra voler riprendere esattamente dov'era stata interrotta.
Così i simboli del passato, che abitano molti luoghi della città come fantasmi, vengono rievocati a costante presenza, come per richiamare la baraka, la forza vitale propria della città, la sua energia creatrice.

Boulevard Pasteur è uno dei tanti luoghi ad alta densità simbolica di una città che sembra voler fare di ogni passo la metafora di qualcosa o, al peggio, il suo ricordo. Uno di questi simboli è la storica Librairie des Colonnes, luogo di traffico intenso per scrittori ed artisti della storia letteraria e non solo marocchina. Simon-Pierre Hamelin, parigino, da anni la gestisce e nel 2007 ha dato vita a Nejma, prima rivista letteraria del Marocco, con l'intento di raccogliere e addensare i vecchi jinn e le nuove esigenze espressive della città. Nejma è un contenitore sui generis, perché raccoglie diversità di ogni tipo. È una rivista letteraria che pubblica racconti e poesie inediti di autori affermati del panorama tangerino e marocchino (M'Rabet, Meddeb, Tahia...) e sconosciuti esordienti in diverse lingue, ed è uno spazio multiforme anche per linguaggi espressivi, che accoglie accanto alla letteratura anche la fotografia (tra gli altri, uno dei primi numeri ha ospitato le foto dell'italiano Francesco Cocco) e il disegno.
Una diversità che sembra trovare giustificazione nella realtà di Tangeri e che, in ogni caso, appare del tutto naturale vista dalle strade della città, come spiega Simon-Pierre Hamelin, tra i tavolini di un caffé tangerino.

Gli artisti che intervengono su Nejma, presentano una grande varietà di lingue, linguaggi artistici (poesia, prosa e poi fotografia, disegno, ecc.) e esperienza. Come mai tanta diversità?
Nejma, la stella di Tangeri | Alessandro Rivera Magos
Tanger ( Photo: A. Rivera Magos)
Questa diversità si è imposta naturalmente qui a Tangeri. Questa differenza di lingue e culture, che non ha nulla a che vedere con l'egualitarismo praticato in Occidente, in questa parte di mondo è una realtà, che vale sempre la pena evidenziare come esempio di armonia nella città, armonia sociale. Anche Nejma, da parte sua, voleva rivelare la ricchezza di questa diversità e dare la parola a tutti gli artisti, in tutte le lingue, e mostrare in questo modo la specificità della creazione artistica a Tangeri e in senso più ampio in Marocco, creatività di cui si comincia a parlare nei media.
Il primo numero l'ho realizzato da solo, in una cucina! Io sono francese e qui in Marocco godo spesso di maggiore libertà dei marocchini. La censura c'è e si fa sentire. Ma volevo dimostrare, attraverso la realizzazione del tutto artigianale del primo numero, come sia possibile trovare un proprio modo di esprimersi, in un paese in cui, a causa della censura, l'espressione artistica o semplicemente personale non sempre è vissuta in modo naturale.

Chi scrive su Nejma?
L'altra cosa che volevo provare, con il secondo numero, era che in questa città si può pubblicare in arabo, in francese, in spagnolo, in inglese, in tedesco, in italiano e che si possono pubblicare scrittori come M'Rabet o Meddeb, vale a dire la letteratura affermata, accanto a giovani esordienti o perfetti sconosciuti. In effetti era un modo per sottolineare ed evidenziare il lavoro che c'è ancora in questa città. Paul Bowles è morto, Choukri è morto, ma qui c'è ancora gente che lavora.

Nejma, quindi, nasce da un esigenza espressiva di scrittori e artisti. Ma dall'altra parte, quella dei lettori, dei marocchini e dei tangerini, esisteva un’esigenza parallela? Chi sono i lettori di Nejma?
È difficile parlare del pubblico della rivista. Sembra che la metà dei lettori sia marocchino e l'altra comprenda europei e maghrebini. Da parte dei lettori marocchini, c'è sicuramente l'esigenza di testi di valore, in particolare di poesia.

Nejma rivendica spesso un legame con la città di Tangeri nella sua estrema diversità. In un certo senso la seconda sembra un'immagine della prima...
Questo è importante. A Tangeri, per esempio, è normale che si parlino diverse lingue. Per me una giornata tipo comincia la mattina in arabo, con il mio collega in libreria, poi parlo francese con qualcun'altro, nel pomeriggio incontro un amica russa e parlo russo con lei o italiano con la mia amica Ornella. Ed è normale perché tutte queste lingue, in un certo senso, per un certo periodo della storia hanno preso casa a Tangeri. In Marocco questo fenomeno è unico, non lo trovi altrove.
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Tanger ( Photo: A. Rivera Magos)

Anche se Tangeri non è più la città internazionale di un tempo, continua a pensarsi e a rappresentarsi come crocevia, a far riferimento ad un'identità internazionale che non le dovrebbe più appartenere. E’ uno strano atteggiamento...
Per me Tangeri è una definizione del Mediterraneo. Anche se piccolo, magari a volte un po' periferico, questo mare è sempre stato un crocevia per il mondo. Questo posto ha un suo valore simbolico. Quando Sarkozy, nel 2007, ha tenuto il suo discorso per lanciare il progetto dell'Unione del Mediterraneo - un discorso pieno di retorica - è venuto qui. Quello che proponeva era una filosofia del Mediterraneo che non è quella di questa città, certo, ma si è comunque pensato a Tangeri come a un simbolo valido per accreditare un discorso sul Mediterraneo. Non è poco...
Beh, certo non siamo più negli anni '50. La mentalità dei Tangerini però, quelli che non appartengono all'immigrazione arrivata dalle campagne o dal resto del paese, è diversa. Tangeri è stata trascurata dal potere per molto tempo e i Tangerini, che erano abituati ad essere più aperti dei nuovi arrivati, adesso sono nostalgici.
Il mio collega, da giovane, andava in Spagna tutti i fine settimana. E Mohamed M'Rabet, negli anni '40, non aveva neanche bisogno dei documenti di identità. In pratica, prima non c'erano frontiere fra Tangeri e la Spagna, era un po' lo stesso posto. Poi, più o meno dall'85, da quando la Francia ha cominciato a chiedere il visto per l'ingresso (e così pure gli altri paesi europei), le frontiere sono state chiuse. I Tangerini, che fino ad allora non guardavano dietro di sé, si sono dovuti voltare, scoprire il Marocco. Avevano sempre guardato la Spagna e adesso dovevano scoprirsi in un'altra realtà. Un cambiamento traumatico, soprattutto per i Tangerini che potevano viaggiare. Improvvisamente è come se si fossero trovati prigionieri.
Messa in mezzo così com'è, adesso, Tangeri è una città piena di muri. Per i marocchini, per esempio, tutto un orizzonte è chiuso, quello europeo. Gli stranieri che vivono qui, invece, è un po' come se in Europa avessero perso e vengono a Tangeri, magari con la pensione, dove hanno la possibilità di vivere ad un altro livello. Non è il Marocco che gli interessa, è Tangeri, come possibilità di inventarsi qualcosa di diverso. Allora assisti a strani fenomeni... Quando sono arrivato, avevo scritto qualcosa e facevo delle foto per illustrare quello che scrivevo. Improvvisamente mi sono sentito presentare come “scrittore e fotografo”. E non avevo ancora pubblicato niente! In molti giocano a questa specie di gioco di ruolo che è un po' lo spirito della frontiera.
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Tanger ( Photo: A. Rivera Magos)

Da poco la rivista è anche on-line. Ma qual è la distribuzione di Nejma, dove la si può trovare, oltre a Tangeri?
Non dovunque. A Casablanca, Rabat e poi a Parigi, Marsiglia, Lione, Nantes, Algeri. In Marocco la distribuzione costa molto e non sempre funziona bene. Nejma deve girare necessariamente nelle librerie e in Marocco non ce ne sono molte, a parte quelle di carattere religioso, ma lì Nejma non si vende. In più alcuni racconti contengono riferimenti al sesso o altro materiale che non posso far passare in canali come quelli, ovviamente.
Sul primo numero di Nejma, c'era un racconto dello scrittore marocchino Abdellah Taïa, “Lila”, la storia di un ragazzino che raccontava di aver assistito alla trance di alcune donne di famiglia. E il racconto si chiude con queste parole: “je me masturbais lentement en chantant l’hymne national marocain” (mi masturbavo lentamente, cantando l'inno nazionale marocchino)!
Quando ho letto la storia ero in un caffé, da solo, e ho cominciato a ridere. Mi rendevo conto che una frase del genere equivale a una bomba. Ma ho pensato anche che non potevo chiedere a questo scrittore, che vive a Parigi, di eliminare una frase dal suo racconto. Così gli ho detto: Abdellah, lascio il tuo testo così com'è, anche la frase finale e se nessuno ci dice niente, se possiamo fare questo, vorrà dire che possiamo permetterci tutto. E in effetti nessuno ha detto niente, ma forse perché nessuno ha letto il racconto! (risate)
Qui c'è uno strano tipo di censura... Se c'è qualcosa in copertina che non va bene, una foto o un titolo sbagliato, ti possono fare problemi, ma all'interno tu puoi scrivere quello che vuoi, perché nessuno lo legge! (risate)

La rivista era presente al Salone Internazionale del Libro di Casablanca, a febbraio di quest'anno. Com'è stata accolta dai professionisti del libro? Qual'è il futuro prossimo di Nejma?
Nejma ha partecipato presentando il suo ultimo numero “4- Variazioni sulla città”. A Casablanca i professionisti hanno collegato Nejma con il cambio di proprietà della Librairie des Colonnes, che ora pubblicherà la rivista. Hanno anche sottolineato la qualità letteraria dei testi pubblicati, che non è possibile leggere altrove. Si tratta spesso di inediti di autori conosciuti. Questa esperienza creativa di supporto letterario è stata ripresa di recente sotto forma di magazine per un pubblico più vasto, con il “Magazine Littéraire Marocain”, che riunisce soprattutto critica letteraria. L'idea di Nejma, però, è stata diversa, e in effetti è legata alla libreria. Molte persone venivano in libreria portandomi dei testi, chiedendomi se potevo pubblicarli – in Marocco molte librerie sono anche case editrici -, e io dovevo rispondere che non ero un editore, quindi non potevo pubblicare niente. Finché non mi sono deciso, ho pensato che dovevo fare qualcosa.
Il futuro di Nejma... Attualmente, stiamo preparando un numero sulla “collera” per giugno 2010 e su Jean Genet per dicembre.
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Tanger ( Photo: A. Rivera Magos)

Perché il nome Nejma?

Il nome è stato scelto in omaggio all'opera di Kateb Yacine, “Nejma”, donna algerina e francese, aperta a diverse rive, come vogliamo essere noi. Ma anche perché Nejma in arabo significa “stella”. Nejma vuole essere una stella che unisce, che illumina e brilla per ciascuno allo stesso modo.

Alessandro Rivera Magos
(24/03/2010)